Gioco
Il fotografo che ha immortalato la Versilia degli anni ruggenti. Tutto iniziò con Sandra Milo
A 92 anni si racconta Colombo Francesconi. I suoi scatti celebri tra spettacolo e sport
VIAREGGIO. Nacque novantadue anni fa, in una casa circondata da olivi e piante di melograno a Pontemazzori di Camaiore, oggi, Colombo Francesconi, fotografo di eccezionali ricordi, capelli candidi, occhi penetranti, camicie variopinte, in mano l’inseparabile Leica, lo incontri sulle spiagge roventi di fronte alla Bussola o a Viareggio tra gli anziani flâneur del Gran Caffè Margherita.
Quante ne ha viste, quanti ne ha fotografati, dagli anni ruggenti ai giorni nostri, dalla Versilia all’Abetone, dal Kenia ai grandi casinò. Mai ebbe moglie, decine le conquiste, un solo grande amore.
Ma la donna che gli rimase accanto, fedele e saputa, fu sempre la mamma Bianca, che lo concepì nel 1930 con Giuseppe, che lavorava alla Manifattura tabacchi. E fu lei a non volere mai altre donne accanto. Poiché Colombo è stato il fotografo preferito e coccolato dalla sorelle Milo, da Delia Scala, Mina, Mia Martini, Caterina Valente, Abbe Lane; sempre attivo, pronto, scattante col flash che le prendeva e le rese celebrità, quando radiose, quando capricciose, quando sublimi, quando perfide. Sono più di diecimila le foto originali che Colombo conserva a Pontemazzori dove a sera, anche adesso, si rifugia dopo aver raccolto le ultime testimonianze di una stagione rovente che se ne va.
Colombo deve la sua passione e il mestiere alla guerra. I suoi si rifugiarono a Massarosa e qui, sfollati, avevano preso casa e laboratorio i celebri fratelli Magrini, fotografati di Puccini e D’Annunzio, che avevano il loro atelier in via Zanardelli a Viareggio.
Grazie ai Marini, assistendo al loro lavoro, sotto le bombe tedesche e americane, Colombo ottenne la sua prima Kodak e risultò subito bravo. I Magrini, passato il fronte, lo ospitarono al mare e qui egli dopo l’apprendistato conobbe un’altra imprenditrice delle foto, la contessa Vespignani che aveva sede sotto il cinema Eolo. Fu lei a iniziarlo alla mondanità. Allora, siamo negli anni’46-’47 del Novecento, Viareggio, finito il conflitto, viveva la sua seconda epoca d’oro.
Al Lidino del Marco Polo vi erano i campioni del calcio richiamati dai fratelli Barsanti.
Colombo allora si appassionò allo sport, scese in capo da mediano con la maglia zebrata, giocò ovunque, ma i Vespignani chiedevano immagini della star e Colombo appese le scarpette al chiodo, andò a fotografare Sandra Milo che si sposava con l’aristocratico Cesarino Rodighiero, un lord di Massarosa che la sera dopo le nozze confessò a Sandra di non avere un quattrino e nemmeno un lavoro. Così la Milo lasciò il marito e Viareggio e s’involò a Roma e divenne, bellissima, la preferita di Federico Fellini.
Partita lei, Colombo, assaporato il gusto delle dive, si interessò a Delia, allora compagna del partigiano greco Niki (che poi avrebbe aperto un negozio di insegne a neon). Ed entrò nel giro dei playboy dell’epoca, dagli Scacciati ai Marchionni, dai Marzotto ai conti De Micheli. Scarrozzavano le prime fuoriserie, Chevrolet e Spider. Il parcheggio del Principe ne era strapieno. Lì si facevano i veglioni e una sera elessero Miss la fidanzata di Domenico Modugno, che stava a Viareggio poiché il padre era pilota militare a Pisa.
«Un giorno – rammenta Colombo – mi presentarono un giovanotto, si chiamava Sergio, era del Marginone di Altopascio». Con Bernardini di primo pelo, schizzò la voglia del ballo e delle canzoni alla Capannina di Raffa al Marco Polo. Lì si inventò il primo Festival della canzone italiana grazie a Bernardini, Valleroni, Giancarlo Fusco, il big dei giornalisti, poi firma prestigiosa al Giorno di Baldacci.
Iniziarono anni folli e chiassosi. Colombo passò a fotografare all’Abetone, divenne amico di Zeno Colò, poi ebbe un soggiorno a Mombasa e Malindi in Kenia, dove conobbe Richard Burton.
La sua nostalgia lo riportò in Versilia dove, intanto, Bernardini aveva preso a gestire la Bussola facendone il palcoscenico più importante dello spettacolo, con Armstrong, Aznavour, Jerry Lewis, Marlene Dietrich, Liza Minnelli e via!
Racconta Colombo: «In quelle estati non dormivo mai. Poi la Bussola decadde (dopo i fatti del’68) e nacque la Bussola Domani». Qui si ebbe la famosa bestemmia di Mastelloni in diretta Rai e finirono i programmi. Dice Roberto Brunetti, che era proprietario del locale: «Quella bestemmia mi costò dieci miliardi. Il moccolo più costoso della storia».
Un mattino Colombo avrebbe dovuto accompagnare Bernardini ad Alessandria per il matrimonio di un nipote, ma non lo poté seguire, perché la mamma Bianca aveva bisogno di un’iniezione. Bernardini quel pomeriggio si schiantò con la macchina contro il guardrail dell’autostrada. E ne morì. Colombo restò testimone per noi, vivo e vivace, che ci rappresenta le storiche epoche dei successi versiliesi.
Adesso al mattino lo incontri al Margherita. La sera rientra a Pontemazzori tra quattrocento piante di olivi e grumi di melograno profumatissimi che raccoglie per gli amici.
Ha novantadue anni, la Versilia l’ha reso eterno ragazzo, fotografo d’eccellenza.
Gli chiedo di informarmi sull’amore tra Mina e Bernardini. Se ne parlò sempre e non se ne seppe mai la verità. Colombo si ritrae. Lui che tante conosce, si stringe nelle spalle e dice: «Ho fatto il fotografo ma non ho mai fatto pettegolezzi». Le sue diecimila foto, magari domani in mostra, ci sveleranno piccanti segreti.
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