Gioco
Fornaciari, il viareggino che ha corsi undici Giri d’Italia: «Il passaggio in Versilia è un’ottima notizia per tutti»
Il “coltellaccio del Varignano” era un gregario di lusso
VIAREGGIO. Paolo Fornaciari è stato per quindici anni, tra il 1993 al 2008, uno dei gregari più apprezzati e dunque richiesti dai campioni di quegli anni. Il corridore viareggino dal fisico da corazziere è stato infatti il luogotenente di campioni come Bartoli, Bettini, Cipollini, Cunego, Simoni, in squadre che hanno fatto la storia del ciclismo mondiale come Mercatone Uno, Saeco, Mapei e Lampre. Scortando alla vittoria del Giro d’Italia Ivan Gotti nel 1997, Gilberto Simoni nel 2003 e Cunego nel 2004. Il “Coltellaccio del Varignano”, come lo avevano ribattezzato i suoi tifosi che avevano formato anche un fan club, a 51 anni segue ancora il ciclismo e la gelateria che ha aperto alcuni anni fa a Montecatini. Che non a caso si chiama “Ultimo chilometro” ed è meta continua di ex colleghi e ciclisti ancora in attività. Di edizioni del Giro d’Italia Paolo ne ha disputati undici, arrivando per dieci volte al traguardo finale.
Paolo, finalmente una tappa della corsa rosa torna a Viareggio. Un evento atteso da tanti anni. Qual è il suo primo pensiero?
«Anche se da anni risiedo a Montecatini, sono pur sempre un viareggino e dunque questa notizia mi ha fatto molto piacere. Per gli amanti del ciclismo che nella nostra zona sono tanti, ma soprattutto per chi vive di turismo. E il Giro è una vetrina importante, perché contribuisce a valorizzare il territorio grazie alle immagini televisive. Poi non dimentichiamo che Viareggio è sempre una città nella quale tutti vengono volentieri. Mi hanno già telefonato tanti personaggi del mondo del ciclismo, tra i quali Martinelli (storico diesse di Pantani ndr) che mi ha detto di essere molto contento di poter rivedere il Giro a Viareggio».
L’ultima volta della corsa in rosa a Viareggio è del 1982. Lei era un bambino. Ha qualche ricordo?
«Correvo già nelle categorie giovanili e naturalmente andai a vedere l’arrivo. Ricordo che vinse Saronni».
Poi tanti anni in corsa. Ha qualche ricordo di quelle stagioni?
«Ho corso undici Giri. E per tre volte sono stato al fianco del vincitore. Nel 1997 oltre a fare parte del treno che tirava le volate a Cipollini (le famose “Guardie rosse” della Saeco ndr) dovevo stare vicino a Gotti, per cercare di coprirlo soprattutto quando c’era vento. Una volta dopo una tappa massacrante mi disse: “Forna, oggi sei andato come una bestia”. Sono complimenti che valgono più di una vittoria, come quelli di Cunego il quale diceva sempre a tutti che gli davo consigli importanti. Ma anche nell’anno della vittoria di Simoni ricordo le mie belle prestazioni nelle tappe del Falsarego e del Sella».
La Scandiano-Viareggio è stata etichettata tappa da velocisti. È d’accordo?
«Senza dubbio. Magari potrà andare via una fuga con parecchi corridori ma ci sarà comunque volata perché lo strappetto del Magno non può fare male ai velocisti».
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