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Viareggio, torna a splendere la facciata della Misericordia inaugurata dal re
Finalmente terminato l’intervento di restauro un gioiello simbolo della “Perla del Tirreno”
VIAREGGIO. Uno dei “fiori” più colorati e belli dell’architettura a Viareggio è la facciata della sede della Misericordia di via Cavallotti. È un’opera di straordinaria rilevanza. Non a caso fu progettata e realizzata da Alfredo Belluomini, l’architetto al quale la città deve il Royal, l’Excelsior, il Gran Caffè Margherita. Oggi la facciata, debitamente restaurata, tornerà a splendere grazie ai lavori finanziati in parte dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Vi hanno lavorato la dottoressa Francesca Russo, l’architetto Antonello Russo, la dottoressa Maria Scalici, sotto la sorveglianza di Valentino Anselmi della Soprintendenza. I lavori sono stati eseguiti dalla ditta Sansone di Firenze. Alla cerimonia, per lo straordinario rifacimento, prenderanno parte il presidente della Misericordia, Gabriele Cipriani, l’assessore alla cultura Sandra Mei, gli storici dell’arte Riccardo Mazzoni e Mauro Pardini.
Si devono a Mauro Pardini, con il contributo dell’architetto Giorgio Polleschi, autore di illuminati studi sul “liberty”, approfondite note e ricerche sull’opera. E vi sono straordinari motivi per rammentare la facciata, che nel 1926 venne inaugurata dal re d’Italia Vittorio Emanuele III, con un mai dimenticato bagno di folla, che accompagnò in corteo le autorità fino alla Lega Navale.
Perché è storicamente importante l’evento? Perché gli anni ’20, dopo la tragica Grande Guerra, furono fondamentali a costruire il mito di Viareggio “Perla del Tirreno” e capitale balneare d’Italia. Per questo mito, la costruzione di tanti luoghi nuovi della Passeggiata e del centro città, vedi il nuovo Mercato (oggi in rovina) fece da pilastro a lanciare un’idea di architettura d’arte, ben diversa dagli scempi urbanistici del secondo dopoguerra, vedi la Città Giardino o l’ex Campo d’Aviazione.
Col fascismo ormai radicato al potere, dopo il ’22 circolava ormai anche qui un certo ottimismo costruttorio. I benestanti, che puntavano sull’avvenire turistico, smaniavano per rifare gli angusti Bagni in legno (con fantastiche rotonde), gli alberghi e gli edifici pubblici. Così vennero il ponte sulla Fossa dell’Abate, il Liceo Carducci, il Mercato, gli ingressi ai Bagni di Ponente.
Le acque non è che si fossero troppo calmate; il poeta socialista Eldipio Jenco e l’avvocato comunista Salvatori vennero, in quei tempi, picchiati dalle camicie nere imbaldanzite, però anche nel Fascio cittadino maturavano gli umori e l’avvocato Reggiani, che era stato fondatore del Fascio viareggino, fautore della linea violenta, venne allontanato. Prevalsero i moderati e per costoro fu normale affiancare la spinta al lancio turistico che richiedeva pacificazione e serenità sociale. Venne allora attuata una forte tendenza a modificare l’asse urbanistico della città. Non più favorire le darsene e la zona della vecchia stazione ma puntare sul centro (dov’è il Mercato) e il nord, con la facitura di decine di villini oltre la via Vespucci.
Dal punto di vista architettonico, lo stile che doveva prevalere era funzionale. Non più e non solo il liberty ritenuto “decadente”, ma costruzioni eleganti e sobrie, vedi il Select poi “Principe di Piemonte.
Alfredo Belluomini, fiorentino di studi, ma ben radicato per famiglia a Viareggio, fu così prescelto per cambiare il volto della città. A quel tempo vi erano assai di moda le costruzioni neo-gotiche, direi “inglesi” e le facciate floreali alla Belluomini (come il “Margherita”). Per la facciata della Misericordia venne così richiesto (come per il Royal in precedenza) un misto di elementi tratti dal Rinascimento con rifiniture arabescate, care alla firma di un prestigioso artista: Galileo Chini. Il Belluomini non poteva tradire il liberty (era suo il Caffè Guarany), ma fu l’apostolo forte del richiamo alla tradizione toscana, medicea (vedi il Liceo Carducci). Per la facciata della Misericordia, egli ottenne risultati davvero speciali, nonostante problemi legati al finanziamento dei lavori, a cui venne in aiuto alla Misericordia un illuminato imprenditore, Francesco Gentili (proprietario dell’Hotel Royal). Belluomini poté consegnare la facciata per il ’26, con visita inaugurale del re.
La facciata, mirabile, aveva marmi per la quadrifora centrale, elementi di pietra artificiale e ceramiche della manifattura Chini di Borgo San Lorenzo, che rimandano a figure michelangiolesche. L’insieme fece e fa effetto. La Misericordia, che era sorta in città fin dal primo Ottocento (si chiamava Confraternita della carità), ne fu arricchita e giustamente ornata.
Poi seguiranno anni di trascuratezza, ma adesso la facciata è di nuovo patrimonio mirabile e vanto. Con un doveroso omaggio al Belluomini (e a Chini), che dette leggerezza e poesia a tanti edifici viareggini. La sua facciata è un gioiello. La modernità, purtroppo, non può vantare in Versilia, episodi architettonici di egual valore.
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