Il Tirreno

Versilia

L'intervista

Editoria, Roberto Bernabò al Gruppo Class per lo sviluppo digitale

Luca Basile
Editoria, Roberto Bernabò al Gruppo Class per lo sviluppo digitale

«Così completerò il lungo percorso iniziato al Tirreno»

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PIETRASANTA. «Dopo quasi cinque anni al Sole 24 Ore, è tempo di una nuova sfida professionale». Parole in calce a firma di Roberto Bernabò che di recente si è visto affidare da Class Editori il ruolo di direttore del gruppo. Più nel dettaglio di “Chief digital development manager”. «In sostanza avrò l’incarico di sviluppare l’offerta digitale complessiva della casa editrice. E in un certo senso andrò a completare un lungo percorso professionale cominciato proprio al Tirreno, che è stata la mia scuola, dove ho ottenuto, insieme alla redazione, riconoscimenti importanti e che resta il mio primo grande amore» spiega Bernabò che del Tirreno è stato direttore responsabile dal 2009 al 2014.

Che anni sono stati quelli al Sole?

«Entusiasmanti. Il 16 settembre lascio la vice-direzione del giornale dove con una redazione appassionata e competente e la forte collaborazione di tutti i team aziendali abbiamo percorso un cammino di innovazione di cui vado fiero. Un’esperienza che, sia dal punto di vista umano che appunto professionale, mi ha arricchito molto».

A proposito di sfide, il futuro dei media dove si gioca?

«Sulla centralità delle persone che leggono ascoltano, guardano, partecipano e sulla capacità di costruire prodotti in continua evoluzione come incrocio tra contenuto, tecnologia, design, dati, marketing. Il lettore è sollecitato da un numero considerevole di proposte, il livello della competizione è straordinario, Class Editori è un gruppo che va dai quotidiani ai periodici alle tv, dall’agenzia di stampa alla radio, dai dati agli eventi».

Sei di Pietrasanta e a Pietrasanta torni ogni volta che puoi: in molti, in questi ultimi mesi, ti hanno cercato chiedendoti un impegno in prima persona alle prossime amministrative ma hai sempre detto di no. Perché?

«Sono molto attaccato alla città dove sono nato, cresciuto professionalmente e dove appunto torno appena posso. Non posso quindi che ringraziare per le sollecitazioni che ho ricevuto, in tal senso, da tanti cittadini. Come raccontano i miei interlocutori nel libro che ho recentemente scritto – “Città Italia. Dieci visioni e dieci città per una nuova Agenda della provincia italiana”, ndr – una città è oggi più che mai una sfida complessa che richiede nuove competenze per governare dentro i bisogni e i trend della modernità, fuori dai logori schermi più mattone meno verde, più ristoranti meno residenti, e via così, che a breve/medio termine uccidono l’identità delle comunità. Ecco, prima ancora di interrogarmi se ne sarei capace, la verità è che un impegno amministrativo diretto e in prima persona è assolutamente incompatibile con il lavoro che comincerò a fare nelle prossime settimane».

Ogni lavoro è alla lunga usurante e quello del giornalista non fa eccezione, anzi: da dove si riparte, quando ci troviamo di fronte a un nuovo e altamente competitivo impegno professionale?

«Dall’amore per questo lavoro, dalla passione e dall’entusiasmo. E ancora da una certezza che tengo sempre bene impressa in mente: non si smette mai di imparare».

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