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Una chiesa piena per Enrico: l’addio di Camaiore a Marchetti

Una chiesa piena per Enrico: l’addio di Camaiore a Marchetti

Gremita la Chiesa della Badia: molti sono stati costretti a rimanere fuori. La grande commozione dei presenti, e a un certo punto viene intonata “Bella ciao”

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CAMAIORE. La Chiesa della Badia a Camaiore è gremita. Talmente tanto che alcune persone sono costrette a rimanere fuori. Il cielo è soleggiato e aperto. Nell’aria c’è tristezza ma non solo. C’è riconoscenza. Non ci sono divisioni politiche o di altra sorta. Non si può. Non oggi, almeno. Camaiore si presenta nella sua veste più bella. Quella unitaria di una comunità che saluta uno dei suoi cittadini più amati, importanti e appassionati. Uno di quelli che ti rimangono dentro. Compagni di avventura, avversari politici, associazioni e cittadini comuni.

Il sindaco Marcello Pierucci e tutta l’amministrazione comunale con labaro del Comune al seguito. Ci sono davvero tutti per l’ultimo saluto ad Enrico Marchetti, morto nella sua casa all’età di 69 anni, martedì 23 agosto, a causa di una malattia che lo aveva compito da diverso tempo. Un male che però non gli aveva impedito di candidarsi per la lista Camaiore Popolare alle ultime elezioni amministrative tenutesi due mesi fa. Un impegno che lo ha spinto in Consiglio comunale e che aveva portato avanti nonostante tutto “per i giovani”. Andando oltre i dolori e le difficoltà. Perché a loro aveva promesso che sarebbe arrivato fino in fondo. Alla Badia gli applausi si susseguono, mescolandosi con la commozione e la gratitudine nell’abside della chiesa. Un infinito abbraccio che ha coinvolto i familiari. Dalla moglie Paola ai due figli Noema e Jeiar, fino ai nipoti. Le lacrime non si sono risparmiate per un uomo che ha vissuto la sua vita sempre pensato al prossimo. Sempre dalla parte di chi era più in difficoltà. Un dolore infinito attutito soltanto dall’affetto che centinaia di persone hanno saputo riversare sulla Chiesa della Badia. Persone in rappresentanza del Progetto Filippide (di cui era uno dei punto di riferimento) e amici di una vita si danno il campo verso l’altare per lasciare un pensiero su chi Enrico Marchetti fosse stato. Per spiegare quello che ha lasciato agli altri. Parole intermittenti, spezzate dalle lacrime e dalla consapevolezza di aver perso qualcosa di grande e prezioso. «Grazie di averci fatto sognare» dichiara un amico. Anche ieri Enrico Marchetti ha voluto pensare alle persone disabili a cui tanto ha dato. A metà cerimonia una persona passa per raccogliere le offerte dei fedeli e di chi è intervenuto. È un momento importante non per il suo significato religioso, ma perché quei soldi saranno devoluti per la disabilità. Per “i suoi ragazzi”. Dopo la funzione religiosa la salma ha proseguito il suo percorso verso il Tempio crematorio di Pisa.

Ma prima di cominciare l’ultimo viaggio, nel silenzio di una stima senza fine si alza un coro appena sussurrato ma distintamente riconoscibile. È “Bella ciao”. «Vedere – dichiara il sindaco Pierucci – così tanta gente presente per dare l’ultimo saluto ad Enrico è stato emozionante e commovente. È stato l’abbraccio di una città intera ad un uomo che ha dato tanto a tutta la comunità. A tutti noi l’onere e l’onore di portare avanti il suo impegno civile e sociale, insieme alla dedizione verso i più fragili che ha concretizzato con le opere della sua vita». Marchetti anche quando la malattia lo stava attaccando con maggiore violenza non ha mai rinunciato a pensare alla propria missione politica. Scriveva il 5 luglio, all’indomani della seduta inaugurale del nuovo consiglio comunale a cui non aveva potuto partecipare: «Non sono presente, com’è noto, per ragioni di salute. Io però preferisco dire che sto ritemprando le mie forze in vista di un impegno che intendo onorare al meglio delle mie possibilità. Lo devo a chi da anni non si sente rappresentato da una politica che troppo spesso si dimentica degli ultimi e di chi a torto è considerata una voce tanto debole da non essere udita. Lo devo alle persone disabili, a chi stenta ad arrivare alla fine del mese. Lo devo a chi guarda all’ambiente con apprensione, soprattutto ai giovani».

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