Gioco
Viareggio, ira dei balneari contro accuse e falsità. «Le nostre spiagge rispettano le leggi»
Lippi, leader dei viareggini: «Se Legambiente dice che siamo fuorilegge, deve girare queste accuse alle amministrazioni comunali che hanno dato le concessioni»
VIAREGGIO. Uno dei migliori giornalisti che la Versilia abbia mai prodotto, il compianto Corrado Benzio, disse una volta a uno dei migliori politici e sindacalisti che la Versilia abbia mai prodotto, il compianto Emiliano Favilla: «I balneari non vuole salvarli nessuno, sono troppo odiati». Sono passati un po’ di anni e la situazione non è cambiata. Anzi, è cambiata in peggio.
L’attacco di Legambiente pubblicato sulle pagine del Tirreno è solo l’ultimo rivolto a una categoria sempre più al centro del mirino, ora che l’applicazione della direttiva Bolkestein sembra vicina (con le spiagge destinate a finire a gara nel 2023-24). Così Luca Lippi, presidente dei balneari di Viareggio, ha deciso che era arrivato il momento di replicare punto per punto.
Lippi, Legambiente dice che Viareggio e la Versilia violano la legge: i litorali sono quasi tutti in concessione, ci sono poche spiagge libere. Cosa replica?
«Se Legambiente dice che siamo fuorilegge, deve girare queste accuse alle amministrazioni comunali che hanno dato le concessioni. Io credo che tutto quanto abbiamo fatto, e continuiamo a fare, sia nel rispetto delle regole che ci sono state date».
La Versilia è storicamente terra di stabilimenti balneari. Perché secondo lei la vostra categoria sta subendo un fuoco di fila proprio in questo momento, con le aste delle spiagge così vicine?
«Dovete chiederlo a chi sta portando avanti questa campagna. Però bisogna sfatare uno dei tanti falsi miti, oltre a quello del balneare bandito e sfruttatore».
Quale falso mito?
«La direttiva Bolkestein non aumenterà le spiagge libere. È una sciocchezza che fa comodo dire, ma resta una sciocchezza. La direttiva Bolkestein non prevede la revoca delle concessioni degli arenili perché vengano destinati a spiagge libere, bensì la riassegnazione di queste stesse concessioni. Tramite, appunto, le gare pubbliche. Se un balneare se ne va, al suo posto andrà un altro privato. Comprese associazioni, come Legambiente, che già hanno in gestione porzioni di spiaggia. Peraltro con i loro relativi problemi».
Sta forse suggerendo che c’è un interesse diretto di chi vi attacca per togliervi la gestione delle spiagge?
«Questo non lo dico. Io dico solo che le gare potrebbero causare la chiusura di alcuni pezzi di spiaggia, perché la concessione non è stata riassegnata».
Avete sempre detto che non siete rassegnati alla sconfitta e che la battaglia per salvare le vostre imprese continua. Cosa farete?
«Intanto abbiamo tolto la bandiera nazionale, col massimo rispetto, dai pennoni dei nostri stabilimenti. Ad agosto faremo una campagna informativa tra ombrelloni e sdraio, in cui spiegheremo alla nostra clientela cosa comporterà l’applicazione della Bolkestein per il nostro turismo. Certamente divulgheremo i nomi dei politici che hanno votato in Parlamento perché si andasse alle “aste”».
E se sotto l’ombrellone c’è qualche politico?
«Dubito che avranno il coraggio di presentarsi da noi a chiedere voti».
Farete campagna per i partiti che vi hanno difesi senza se e senza ma?
«No».
Nel frattempo è iniziato agosto e siete sommersi da telefonate e richieste. Sembra che vogliano venire tutti qui. È vero che siamo al tutto esaurito in spiaggia?
«Tutto esaurito no, ma è chiaro che è sempre più difficile trovare posto. È una cosa che fa piacere. In ogni caso invitiamo chiunque lo volesse a rivolgersi al singolo stabilimento balneare, per chiedere se ci siano ancora possibilità per ombrelloni e tende. Non abbiamo un canale unico di prenotazione, ma se c’è necessità il bagno che è tutto pieno si rivolge al vicino e gli manda il cliente».
Un altro falso mito sfatato: l’odio tra balneari vicini.
«È così, almeno nella mia esperienza».l
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
