Gioco
Camaiore, l’impresa nella siccità: «Così abbiamo salvato migliaia di pesci da una morte certa»
Una lunga catena che passa da Lucca e Massa-Carrara e approda di nuovo in Versilia, sul fiume di Camaiore e poi a Lombricese e Candalla. I volontari: «Sono esseri viventi come noi»
CAMAIORE. Una lunga catena che parte da Camaiore, passa da Lucca e Massa-Carrara e approda di nuovo a Camaiore, sul fiume di Camaiore e poi a Lombricese e Candalla. Il tutto per salvare i pesci, altrimenti condannati a morte a causa della siccità. Ieri l’intervento di tre volontari: il camaiorese Gabriele Ciancianaini e i volontari della vicina provincia apuana Marco Magnolia e Antonio Donnini.
Gabriele, 38 anni, è rientrato da qualche giorno dalla Germania: il suo lavoro è la gestione della logistica alla Ram Power - Nuovo Pignone. Ma la sua passione è la natura. «Già anni fa avevo fatto un intervento del genere, ma stavolta con la Fipsas. La cosa era stata segnalata dall’associazione Insieme di può - Per Camaiore. Io sono un pescatore, ho iniziato quando avevo otto anni, a 18-20 facevo le gare e via via è sempre cresciuta in me questa passione per l’ambiente. Amo i pesci, vederli morire è brutto. I pesci sono esseri viventi come noi, ma non hanno la voce per chiederci aiuto...» .
Spiega Gabriele: «Il fiume nella parte media e bassa è secco, e vicino al mare la salinità è troppo elevata: i pesci d’acqua dolce lì non possono sopravvivere, si possono salvare solo portandoli in Candalla, come abbiamo fatto ieri, o al Versilia se c’è acqua».
L’impegno non è facile ma è necessario: «Su facebook tante persone protestano, ma servono meno parole e più fatti se vogliamo salvare i pesci».
Detto, fatto: Gabriele ha messo in moto una catena di comunicazioni che ieri mattina gli ha permesso, con Marco Magnolia e Antonio Donnini, di catturare 20 chilogrammi di pesci, soprattutto avannotti ma anche qualche grossa anguilla, e portarli in salvo dopo quattro ore di lavoro. «Li abbiamo raccolti – spiega – nei pochi rigagnoli rimasti vicino Incaba, Passerella e Lago Teneri. Nel fiume ci sono molti cavedani e barbi nostrani, che sono a rischio estinzione».
Ma la catena dei soccorsi parte da lontano. «Gabriele era venuto a conoscenza della situazione di criticità», spiega Lorenzo Pezzini, responsabile provinciale delle Guardie volontarie ittiche della Fipsas. «Ed ha informato Giorgio Silicani, consigliere comunale a Camaiore. Lui ha chiamato Stefano Gori, presidente della Fipsas lucchese. Quindi io ho contattato la sezione di Massa Carrara che dispone di uno storditore elettrico, strumento necessario per la cattura. È stato bello vedere in queste settimane la catena che si è creata fra istituzioni, pescatori e associazioni».
Gli interventi continueranno. Spiega di nuovo Gabriele Ciancianaini: «Ieri siamo andati con la mia auto, spero che la prossima settimana potremo tornare con il furgone e l’ossigenatore della Fipsas di Massa-Carrara». In realtà Gabriele non è mai stato solo in quest’opera: «Marco Dondoli e Alessandro Pignone, con i quali condivido la passione per la pesca e l'amore per i pesci e per il nostro fiume, si sono dati da fare e tanto per smuovere le istituzioni e hanno fatto monitoraggi continui per verificare lo stato del fiume».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
