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L'intervista

Covid, l’appello dell’infettivologo dopo l'aumento dei casi: «Chi è positivo stia a casa»

Sauro Luchi. È direttore delle malattie infettive dell’ospedale di Lucca
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Sauro Luchi. È direttore delle malattie infettive dell’ospedale di Lucca

Ecco come dobbiamo comportarci secondo Sauro Luchi, direttore delle malattie infettive dell’ospedale di Lucca. In molti non fanno più il test ma «il virus può nuocere ancora»

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VIAREGGIO. Il virus circola ancora, oggi più liberamente di ieri. Che si sia turisti o residenti, ecco come dobbiamo comportarci secondo Sauro Luchi, medico infettivologo, direttore delle malattie infettive dell’ospedale di Lucca.

Quale fase della pandemia stiamo attraversando?

«Siamo dentro la quinta ondata, che ero abbastanza attesa anche se non me la sarei aspettata in questa dimensione, dal punto di vista dei contagi».

Quale variante circola?

«La variante Omicron 5 è responsabile della quasi totalità dei contagi che si registrano anche in Toscana».

Cosa sta accadendo in questa fase?

«Innanzitutto il virus circola in una situazione in cui non c’è alcun tipo di controllo: i dispositivi di protezione individuale, le mascherine, per esempio, non vengono più utilizzati se non da pochissime persone e in pochissimi luoghi. Omicron 5 infetta anche chi è vaccinato e chi ha già avuto il Covid. Personalmente ritenevo che l’estate potesse mitigare il quadro: non sembra essere così».

Ovunque si guardi, infatti, pare ci sia un’impennata di contagi. . .

«I contagi sono comunque senza dubbio sottostimati: direi che quelli effettivi siano il doppio, se non il triplo, dei contagi ufficiali. Molte persone si contagiano e non si sottopongono al tampone di verifica e/o in molti fanno il tampone “casalingo”».

E sul fronte ospedale cosa sta succedendo?

«È contenuto l’impatto sulle strutture ospedaliere, parametro che deve essere tenuto sotto controllo in quanto un’invasione di Covid in ospedale ne bloccherebbe l’attività. Al momento tale parametro non è rassicurante né particolarmente preoccupante».

Chi è che contagiato dal Covid si trova in ospedale?

«Il 50-60 per cento sono pazienti che hanno altre patologie, un problema cardiologico, ortopedico, nefrologico, e risultano per caso positivi al virus; la restante quota è rappresentata da chi ha una patologia più o meno importante e il Covid fa precipitare la situazione».

Da medico, da infettivologo, che cosa si augura?

«Ogni ondata ha un picco a cui segue una discesa: speriamo si arrivi al picco il prima possibile».

Quale messaggio le va di inviare a chi oggi è in vacanza in Versilia o, da residente, ha ripreso una vita sociale come quella pre-Covid?

«Dico che il virus circola molto e può ancora creare problemi seri a chi è fragile. Tutto è demandato alla responsabilità personale. Se in questo periodo una persona ha una sintomatologia respiratoria (raffreddore, tosse, mal di gola...) deve considerare che può essere stato contagiato dal Covid: in tale caso non deve fare vita sociale, non deve, soprattutto, frequentare ambienti chiusi; immaginiamo che una persona positiva vada al ristorante e sieda accanto a una persona che si è sottoposta a chemioterapia tre giorni prima: quest’ultima corre un rischio. Chi è positivo deve stare a casa».

E dal punto di vista della cura, cosa si può fare?

«Chi è anziano o chi è fragile e si è contagiato deve tene conto che c’è la terapia farmacologica, che è una terapia antivirale che può essere prescritta anche dal medico di medicina generale (il medico di famiglia, ndr) ; deve essere assunta entro cinque giorni dalla comparsa dei sintomi e per cinque giorni. È bene saperlo perché la terapia antivirale riduce la possibilità di un’evoluzione verso la malattia grave nel 90 per cento dei casi».

Si parla ancora di long-Covid? Vi capita ancora di monitorare persone debilitate dopo diverso tempo dal loro tampone negativo?

«Sì, certo. E in alcuni casi vediamo quadri che condizionano molto la vita delle persone: c’è chi non ce la fa a riprendere il lavoro, chi non riesce a fare una minima attività fisica. Ecco perché è assolutamente sbagliato l’approccio di chi dice “Lo prendo adesso, così me lo tolgo”: innanzitutto perché il Covid si prende e si riprende a causa delle varianti e poi perché bisogna assolutamente evitare di contrarre le malattie».

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