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Strage di Viareggio, i familiari della vittime dopo la sentenza di Appello bis: «Ora è chiaro chi è colpevole»

Donatella Francesconi
Strage di Viareggio, i familiari della vittime dopo la sentenza di Appello bis: «Ora è chiaro chi è colpevole»

Rombi e Piagentini: «Non chiedete se siamo contenti, se abbiamo vinto Noi abbiamo perso tutto ciò che avevamo quella notte di tredici anni fa» 

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VIAREGGIO. Se c’è una certezza nella storia lunga tredici anni del disastro ferroviario di Viareggio – il 29 giugno 2009, 32 vittime in seguito al deragliamento di un treno merci carico di Gpl – è che gli amministratori delegati di Fs, Rfi, Trenitalia e della aziende tedesche Gatx e Jungenthal sono responsabili di quanto accaduto. Lo hanno ribadito ieri mattina i familiari delle vittime, all’indomani della sentenza del processo d’Appello-bis che ha confermato le condanne pur riducendo le pene erogate dalla terza sezione penale della stessa Corte d’Appello di Firenze. «Ci sono state le condanne di tutti gli amministratori delegati e delle aziende», sono le parole di Daniela Rombi, vice presidente della associazione “Il Mondo che vorrei”, che nel disastro ferroviario di Viareggio ha perso una figlia, Emanuela Menichetti, 21 anni appena e 40 giorni di agonia. «Quattro processi tra primo, secondo grado, Cassazione e rinvio di Appello», continua Rombi, «fanno 14 giudici che hanno giudicato e sempre condannato».

Quando si incontrano i familiari delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio è importante avere chiaro che il vocabolario non può essere quello di tutti i giorni, quello della vita “normale” dove i treni non esplodono (perché questa fu la prima impressione quella maledetta notte): «Non possiamo dire che siamo contenti, non possiamo dire di avere vinto. Noi abbiamo perso tutto», ricorda Daniela Rombi con parole che ancora gelano il sangue, nonostante il tempo trascorso.

«Quattro gradi di giudizio confermano in pieno la responsabilità di tutti gli amministratori delegati», dichiara Marco Piagentini, presidente della associazione “Il Mondo che vorrei” che nel disastro ferroviario ha perso la giovane moglie, due dei suoi figli ancora piccolissimi ed è rimasto mesi tra la vita e la morte a causa delle ustioni riportate. «Sono 13 anni che siamo in quel processo», prosegue Piagentini: «Tredici anni in cui i responsabili hanno anche pagato tutto quello che potevano, ma non hanno potuto offuscare la verità. Hanno fallito. E oggi ci sono responsabilità ben precise». Poi Piagentini cita Giovanni Falcone: «Diceva “seguite i soldi”. Io chiedo alle Procure di farlo su ferrovie».

I familiari delle vittime della strage di Viareggio, intorno ai quali Viareggio si è di nuovo stretta sfilando in corteo la sera del 29 giugno scorso, ricordano quanto dichiarato da Mauro Moretti, all’epoca dei fatti amministratore delegato di Ferrovie dello Stato: «Abbiamo capito bene che lui ha obbedito all’ordine di Prodi e dunque dello Stato». Il riferimento è al passaggio delle dichiarazioni spontanee rese in Tribunale da Moretti, giovedì mattina, in cui l’ex manager di Stato si esprime così: «Il presidente Romano Prodi quando mi comunicò la decisione del Governo di nominarmi amministratore delegato del Gruppo, mi disse: “Caro ingegnere, Tirrenia è fallita, Alitalia è fallita. Non possiamo permetterci la stessa fine per le Ferrovie. Faccia anche l’impossibile per evitarlo».

Piagentii è netto nel commentare questo passaggio: «Nessuno, compresa la politica, si è posto il problema della sicurezza dei cittadini italiani. Quando si dice risanare le ferrovie “a tutti i costi”, allora i primi falliti sono loro, è la politica».

Piagentini e Rombi sottolineano, ancora: «Se non cambia il sistema, di Moretti ce ne possono essere a decine». Un sistema «che è stato salvato e protetto dalla Cassazione quando ha scelto di far venire meno l’aggravante dell’infortunio sul lavoro».

Adesso ci sono 90 giorni prima di leggere le motivazioni della quarta sentenza, quella della Corte d’Appello di Firenze che ha condannato a 5 anni l’ex manager di Stato Moretti. I cui legali presenteranno ricorso in Cassazione e, dunque, vi sarà una nuova sentenza. Che potrebbe arrivare tra un anno, a detta degli avvocati di parte civile. Tre gradi di giudizio? No, cinque. E forse anche di più. E per chi ha patito strazio e lutti è fine pena mai.




 

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