Gioco
Quelli che tengono acceso il sogno del cinema in Versilia: «Il peggio è alle spalle, ma che fatica…»
Riccardo Pozzi, Mauro Perrella e Fabrizio Saccavino gestiscono insieme le sale di Camaiore, Pietrasanta e Seravezza: «Così abbiamo resistito alla pandemia»
Camaiore Loro si chiamano Riccardo, Mauro e Fabrizio, ma potrebbero essere tranquillamente ribattezzati con i nomi dei tre moschettieri. Il motto, in fondo, è quello: uno per tutti, tutti per uno. E mai come stavolta c’è stato davvero bisogno di mantenersi uniti: appassionati di cinema, si sono ritrovati a gestire tre diverse sale proprio nel momento in cui è scoppiata la pandemia e le piattaforme di streaming sembravano sul punto di assestare il colpo di grazia. Un esempio di resilienza, volendo ricorrere a uno dei vocaboli più abusati e inflazionati dell’ultimo biennio. Eppure questo è, la storia di Riccardo Pozzi, Mauro Perrella e Fabrizio Saccavino, i tre soci della Apuania Cineservice che cura la programmazione del Borsalino di Camaiore, delle Scuderie granducali di Seravezza e del Comunale di Pietrasanta.
Una storia che parte da lontano. Dal 2006, l’anno dei Mondiali vinti dall’Italia: «Abbiamo iniziato a gestire il cinema di Pietrasanta, che fortunatamente già esisteva da tempo – racconta Riccardo Pozzi – ci siamo semplicemente limitati a subentrare nella gestione, nel corso degli anni ci sono state due o tre gare di affidamento e siamo sempre stati confermati». Diversa, invece, è la storia delle altre due sale cinematografiche: «Nel dicembre 2015 abbiamo aperto le Scuderie granducali a Seravezza: si trattava di una novità assoluta, già negli anni Sessanta e Settanta era attivo come cinema ma da allora era rimasto inutilizzato». E poi «nel maggio 2017 abbiamo preso in gestione anche il Borsalino a Camaiore, ricavato in parte dal vecchio cinema Moderno chiuso da parecchio tempo».
Tre sale in altrettante città della Versilia, ognuna con le sue peculiarità. Un investimento che andava a coincidere con un periodo, quello tra il 2018 e il 2019, in cui «le major come Warner Bros, Universal e Disney programmavano le uscite più importanti nel periodo estivo, allungando di fatto la stagione del cinema», ricorda Pozzi.
Poi, alle porte della primavera di due anni fa, il Covid entra nelle nostre vite. E, come sottolinea Pozzi, «siamo stati i primi a dover chiudere e gli ultimi a poter riaprire». Già. «Diciamo che se già prima il cinema non se la passava bene, con la pandemia ha rimediato una botta sonora: è un settore che in Italia soffriva da tempo, vuoi per l’invadenza del mercato delle piattaforme di streaming e della tv, vuoi anche per la carenza di un prodotto di qualità». Un quadro su cui il lockdown prima e la stagione del coprifuoco poi hanno dato delle pennellate a tinte ancor più fosche: «Sia all’inizio ma anche successivamente, con le prime riaperture, siamo stati gli ultimi a riconquistare l’agibilità completa e basti pensare che fino a pochi giorni fa dovevamo rispettare l’obbligo delle mascherine: direi che siamo sempre stati attenzionati e penalizzati eccessivamente. E via via che sono diminuite le restrizioni la ripresa non è stata comunque immediata: sì, qualche film che ha fagocitato le biglietterie c’è stato, ma gli altri hanno fatto registrare incassi miseri». Ripresa che «rimane lenta, anche perché l’obbligo delle mascherine è stato revocato proprio in un periodo, quello estivo, in cui i cinema registrano inevitabilmente meno presenze per poi riprendere in autunno grazie anche alla spinta dei vari festival».
Per Pozzi, ad ogni modo, «sicuramente il peggio sembra essere ormai alle spalle, sempre che…». Ecco, appunto, tocchiamo ferro. Eppure «se a settembre la gestione della pandemia dovesse rimanere nei binari della normalità, il cinema può ancora recitare un ruolo da protagonista perché rimane uno spettacolo popolare alla portata di tutte le tasche e delle famiglie: i film in lavorazione ci sono e usciranno da qui ai prossimi mesi».
Pozzi è convinto che le sale cinematografiche possano continuare a tenere testa alle piattaforme di streaming. E non solo perché Netflix, tanto per citarne una, sta accusando un calo degli abbonamenti. «C’è una differenza tutt’altro che irrilevante: una sala cinematografica sceglie quali titoli proporre al pubblico, il palinsesto di una piattaforma è talmente ampio e dispersivo che ci si trovano anche tante schifezze: quando c’è di tutto anche il prodotto di qualità rischia di annegare». E poi, prosegue Pozzi, il cinema è prima di tutto un’esperienza: «Sì, il divano di casa è indubbiamente comodo e puoi mettere in pausa per alzarti e andare a stappare la birra. Ma il cinema è un’altra cosa e non solo per le innovazioni tecnologiche: è un’esperienza culturale e anche sociale, si va a un orario preciso, magari ci si vede per cena prima o dopo, c’è la visione collettiva del film». Che non è, come dice lui ridendo, «uno slogan tardo ottocentesco» ma una realtà che resiste all’incedere del tempo. «E poi diciamolo, lo stato delle sale non è più lo stesso di trent’anni fa: c’è una diffusa qualità sia nella proposta dei film, commerciali e d’essai, che nell’accoglienza. Di sale brutte, insomma, se ne vedono pochissime in giro». Tutti al cinema, allora. l
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