Sicurezza
Pace tra russi e ucraini? In Versilia c’è già ed è all’ombra del lusso
Al Twiga la convivenza tra vicini di tenda a colpi di Dom Perignon: «I nostri clienti uniti dalla voglia e dalla capacità di spendere»
MARINA DI PIETRASANTA. A Dubai i russi non escono dalle loro dimore, lussuose e invalicabili, per timore di qualche ritorsione da parte degli ucraini che lavorano, come camerieri e cuochi, in particolare in locali e ristoranti. In terra di Versilia è tutto un altro vivere.
Prendi il Twiga: russi e ucraini – i primi sono decisamente di più – convivono con il portafoglio pieno senza particolari problemi come vicini di tenda, spendono e festeggiano la vita, si inebriano sotto il solleone da copertina e la notte cenano a bordo piscina. Facendo “saltare in aria” giusto i tappi dei Dom Pérignon. La guerra con il suo dolore è sempre più distante, celata anche dai pensieri.
«I russi, quelli che abitano in Russia, non li vediamo dai tempi del Covid. La guerra ha accentuato questo distacco, ma i russi che vivono in Europa al Twiga e in Versilia, continuano a venire. Hanno una propensione importante alla spesa: così come i loro rampolli. Problemi di rapporti con la clientela ucraina? No, e in molti casi si tratta di coppie miste». Mario Cambiaggio, amministratore delegato del Twiga di Marina di Pietrasanta, vive con disincanto e al tempo stesso praticità questo scorcio di sabbia dai costi inaccessibili ai più con in dote stabilimento balneare, discoteca e ristorante. Per dare un’idea di cosa stiamo parlando di recente un cliente russo ha speso, nel fine-settimana, fra cene, mare e discoteca, 50 mila euro. «La verità è che la clientela medio-alta, anche quella italiana, non ha particolari problemi a spendere: chiede, però, riservatezza e qualità. Ed è quello che noi garantiamo. Una tenda sul mare, per tutta l’estate, può arrivare a costare fino a 18 mila euro: ci sono stabilimenti a Forte che fanno prezzi ancora più cari, l’anno prossimo ci adegueremo».
Nel frattempo un giornaliero, sempre su spiaggia, costa 500 euro mentre per la “pagodina”, versione rivisitata della ben più nota pagoda della Santanché di datata memoria, si pagano 1000 euro. «Il ritocco dei prezzi ha soprattutto riguardato il ristorante, visto il rincaro delle materie prime – prosegue Cambiaggio – ma le persone spendono volentieri se all’ambiente giusto abbini una cucina, come quella del nostro chef Riccardo Artizzu, di assoluto livello». La formula dinner-show, che include appunto cena e musica con spettacolo, costa fra i 120 e i 150 euro. Bevande escluse, sia chiaro, che sono poi quelle che fanno impennare il conto.
«Il Twiga è il primo consumatore di Dom Pérignon in Italia: 3700 bottiglie di media in estate. Questo dato rende l’idea di quanto la nostra clientela sia esigente», rimarca Cambiaggio. La discoteca resta il crocevia di riferimento notturno di migliaia di persone. «Abbiamo una capienza fino a 1200 persone, ma non ne facciamo entrare più di 900. E, nei limiti delle nostre possibilità e dei nostro controlli, niente ragazzini: che vadano altrove. La Versilia necessita di altri locali come il Twiga per essere ancora di più valorizzata: un certo tipo di turismo, sfrenato, chiassoso, per certi versi eccessivo dei giovanissimi, non ci fa bene», sottolinea Cambiaggio. Che poi punta l’indice contro il reddito di cittadinanza. “Questa estate fra dipendenti diretti e indiretti diamo lavoro a circa 150 persone. Ancora di più dell’anno scorso. Ma per trovare queste persone abbiamo faticato: prima a busta paga avevamo più residenti della zona, oggi molti lavoratori vengono da altre città. Il motivo si lega al reddito di cittadinanza. Forse perché non vengono pagati come si dovrebbe? Ma per favore, qui al Twiga si paga, giustamente, fino all’ultimo centesimo e parliamo di buoni contratti: chi ha il reddito di cittadinanza se lo tiene ben stretto e rifiuta ogni altra proposta».
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