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L’ospedale Versilia compie 20 anni ma la sua eccellenza è dimenticata

L’ospedale Versilia compie 20 anni ma la sua eccellenza è dimenticata

Costruito per guardare al futuro, ha cambiato la storia: oggi sembra in difficoltà I sindacati: «Meno servizi e personale, è un San Siro dove si gioca per la salvezza»

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VIAREGGIO. Raccontano che il professor Elio Guzzanti, ex ministro della Sanità e tra i padri nobili dell’ospedale Versilia, avesse avvertito: «Vengo all’inaugurazione, ma se non mi piace me ne vado». Parole che fecero tremare la politica dell’epoca.

Però quando il medico ed ex ministro, il 13 giugno del 2002, vide il Versilia, non se andò. L’ospedale, nato dal progetto di cittadella sanitaria ideale secondo i canoni di Renzo Piano, era quello che voleva lui. Magari non quello che volevano tutti i versiliesi, ancora arrabbiati per la chiusura degli ospedali cittadini. Non piaceva la parola “Unico”: non era possibile che i versiliesi avessero un solo ospedale, lo stesso per tutti. Non era nella natura di questa terra, bella e divisa.

Invece è successo, caso più unico che raro in Italia dove chiudere un ospedale è come vocarsi al martirio. E il 13 giugno il Versilia ha compiuto 20 anni dall’apertura. Per la verità lo ha fatto in sordina: l’Asl ha allestito una mostra, mentre medici, infermieri, operatori sociosanitari, tecnici e impiegati hanno proseguito la loro giornata come se nulla fosse. Non c’è molto tempo per pensare a quello che è stato, c’è da lavorare per quello che è. Con grande affanno.

Perché il Versilia, che ha cambiato la storia non solo della sanità ma dell’intero territorio, che ha salvato vite, che ne ha perse altre, sembra un’eccellenza dimenticata. Da tutti, cittadini compresi. Una struttura avveniristica, creata per il risparmio energetico, per cui viene denunciata scarsa manutenzione. Reparti comodi e stanze ampie, dove però i sindacati lamentano «sempre meno servizi e personale». Secondo Cgil, Cisl e Uil, «siamo a giugno e non sappiamo come verrà gestito il programma ferie, visto che ci risulta che mancano circa 70 infermieri e 50 operatori sociosanitari. Ma la carenza di personale riguarda anche tutti gli altri profili – affermano Laura Del Freo (Cgil), Daniela Bianchi (Cisl) e Fausto Delli (Uil) – Non siamo mai informati, rispetto a tutto il personale totale che viene assunto nell’Asl Nord ovest, sulla percentuale di quelli che vengono nella nostra zona». Secondo Daniele Soddu del sindacato Fials, «considerando anche i medici, siamo a 150 dipendenti in meno rispetto al fabbisogno dell’ospedale».

Sempre il Fials punta il dito contro i servizi via via tolti dal Versilia: «Il centro prelievi, l’anatomia patologica, il laboratorio farmaceutico, il servizio protesi e ausili: tutte cose che sono state centralizzate nella nuova Asl, nell’idea di migliorarne la gestione. Ma così non è stato – dice Soddu – Si pensi alla carenza di sangue, che in questi giorni costa il rinvio di interventi chirurgici programmati: finché i prelievi e le donazioni erano gestite “in casa” e non a Pisa, l’emergenza era meno preoccupante. Oggi, invece, il sangue donato qui deve essere necessariamente dato in abbondanza all’area pisana».

Alla fine si finisce sempre lì: la Versilia non ha mai digerito la perdita dell’indipendenza, con la fine dell’Azienda sanitaria locale e l’ingresso nella maxi-Asl. «È evidente – dicono i rappresentanti dei lavoratori – che la perdita di una catena di comando sul territorio, con i vertici aziendali più vicini, ha pesato. Oggi il Versilia è un San Siro dove si gioca per la salvezza».

Al di là delle scelte (o non scelte) politiche, restano alcuni elementi oggettivi. Oggi il Versilia non ha un direttore della medicina generale nel pieno delle sue funzioni, né un capo dell’Area medica. Le medicine, come si dice sempre, sono uno dei cuori pulsanti dell’ospedale: aver perso in poco tempo il primario Plinio Fabiani – oggi rimpiazzato con una direzione facente funzione – e il direttore dell’Area medica Vincenzo Panichi, è un guaio. Il pronto soccorso, che fa numeri da grande città, sembra abbandonato a se stesso e alla buona volontà di chi ne fa parte. Un altro motore del Versilia, la chirurgia, soffre: la principale specialistica, quella che attrae il maggior numero di pazienti, è l’ortopedia del primario Mario Manca. Che deve tenere compressa l’attività, perché la traumatologia ospita i pazienti Covid e mancano gli infermieri per stare dietro ai letti dei pazienti operati. Un problema, quello degli infermieri, che penalizza anche l’urologia, altro fiore all’occhiello, oggi guidata dal nuovo primario Sandro Benvenuti dopo l’addio di Massimo Cecchi.

Ma il Versilia è anche l’ospedale che ha una ginecologia, con il Centro di procreazione assistita, di ottimo livello, in grado di assistere le pazienti. Ha il pronto soccorso pediatrico, per chi ha figli e ha bisogno di un supporto urgente e qualificato. Ha una senologia oncologica all’avanguardia nei tumori al seno. Qui c’è la sede della centrale di soccorso ex 118, oggi 112, per le province di Lucca e Massa. Qui c’è una riabilitazione di alto profilo e così la cardiologia, in particolare per la cura dello scompenso cardiaco, l’oculistica, la gastroenterologia, la dermatologia. Eccellenze non sempre ricordate che aspettano solo di ricevere una spinta motivazionale, oltre che braccia in più.l

M.T.

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