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Stop per un giorno ai buoni pasto in bar e ristoranti di Lucca e Versilia: «Sono una rimessa»
L’iniziativa, lanciata a livello nazionale da Fipe Confcommercio, per protesta sui costi del servizio che sono ritenuti insostenibili
VIAREGGIO. Stop per un giorno ai buoni pasto nei bar e ristoranti. È il prezzo che tanti utenti anche in Versilia dovranno pagare mercoledì 15, quando si troveranno fare i conti con lo sciopero promosso dagli esercenti. Per manifestare contro commissioni, a loro dire, ormai insostenibili che non consentono alcun profitto, costringendoli a offrire servizi a perdita.
L’iniziativa, lanciata a livello nazionale da Fipe Confcommercio verso le aziende che emettono questi ticket, è stata raccolta anche dalle province di Lucca e Massa Carrara e palazzo Sani, sede di Confcommercio, ne sono stati illustrati i dettagli.
«Un atto dovuto – commentano Rodolfo Pasquini e Sara Giovannini, presidente e direttrice dell’associazione – per far sentire forte alle istituzioni la voce di migliaia di aziende che da tempo chiedono una revisione della riforma di un sistema che ritengono non più sostenibile sotto il profilo economico, a causa di un’escalation di tassazioni che, partendo da un 2 per cento agli inizi degli anni Ottanta, ha raggiunto il 20, mettendo in crisi l’intero sistema». Un mercato consistente, quello dei buoni pasto che nel 2021 in Italia ha permesso l’emissione di oltre 500 milioni di ticket, a beneficio di circa tre milioni di lavoratori dipendenti, per un valore intorno a 3,2 miliardi di euro.
«Le nostre richieste al governo nazionale – spiega Sandra Bianchi, presidente provinciale di Fipe baristi Lucca – di calmierare le commissioni sui buoni pasto richieste ai datori di lavoro, per il momento sono state disattese. Veniamo da un periodo difficile, due anni di alti e bassi, tra aperture e chiusure degli esercizi pubblici e ci aspettavamo maggiori attenzioni verso il nostro settore che risente anche dei forti aumenti di luce e gas. Così tutto si complica, considerando anche i tempi infiniti per la riscossione dei buoni. Di questo passo molte aziende potrebbero rinunciare all’emissione dei ticket, mettendo in crisi lavoratori e aziende».
I buoni pasto permettono alle imprese di offrire il servizio sostitutivo della mensa. Si tratta di un documento di legittimazione, in formato elettronico o cartaceo che dà diritto ai lavoratori di usufruire della somministrazione di alimenti e bevande negli esercizi convenzionati. Scelta vantaggiosa per lavoratori e datori di lavoro, in quanto defiscalizzato e decontribuito fino a otto euro per i buoni elettronici e a quattro per i cartacei e integralmente deducibile dal reddito d’impresa.
Mercoledì 15 giugno nessun esercizio ritirerà i buoni pasto «creando senz’altro qualche disagio – afferma il referente Fipe Viareggio Versilia, Emiliano Cerri – necessario però per dimostrare la bontà di uno strumento molto importante per il tessuto sociale e commerciale che rischia di essere messo in discussione per scelta obbligata delle aziende incapaci a sostenerne i costi». La protesta coinvolge i pubblici esercizi italiani e le imprese della distribuzione commerciale, dai piccoli esercizi di vicinato, ai supermercati e ipermercati.
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