Il Tirreno

Versilia

Fabio Genovesi tra nostalgia e futuro: «Cara Forte dei Marmi, non sprecare la tua bellezza»

Forte dei Marmi fotografata da Massimo Sestini
◗
Forte dei Marmi fotografata da Massimo Sestini

A dieci anni dalla pubblicazione di “Morte dei Marmi”, lo scrittore versiliese parla di come il paese è, di come rischia di finire e di come dovrebbe conservarsi

5 MINUTI DI LETTURA





FORTE DEI MARMI. Nel 2012 Fabio Genovesi pubblicava “Morte dei Marmi”, un grido di amore e rabbia per il paese che si era trasformato e continuava a trasformarsi in una lussuosa vetrina per nuovi ricchi. Dieci anni dopo, quel libro strepitosamente divertente e implacabile sembra ancora la fotografia perfetta del Forte, del suo turismo d’elite sempre più omologato a modelli lontani, il cemento che avanza e la fortemarminità che a poco a poco scompare. Alla vigilia del voto amministrativo di domenica, mentre il dibattito elettorale si avviluppa in proposte e progetti per la Forte dei Marmi dei prossimi anni, lo scrittore versiliese parla di come è, di come rischia di finire e di come invece dovrebbe custodirsi questa meravigliosa terra di mare sotto le Apuane.

Genovesi, in questa campagna elettorale si parla di come dovrà diventare Forte dei Marmi nel 2027: lei come vorrebbe che fosse tra cinque anni il paese dove è nato e vive?

«Forte dei marmi è diventato un posto dove tutti sognano di andare. Io invece vorrei che fosse un luogo dove le persone siano felici di stare. Non voglio proporre il ritorno al passato, che è passato perché non torna. Dico solo una cosa: Forte dei Marmi è sempre stato un luogo che poteva piacerti oppure no per come era; negli ultimi anni invece tutto è andato in un’altra direzione, un misto tra Miami, Costa Azzurra e Costa Smeralda. Ma offrendo quello che offrono tante altre località, si rischia di perdere il senso di un paese. I turisti di una volta faticano a riconoscerlo, figuriamoci chi ci vive».

Proprio come in “Morte dei Marmi”.

«A dieci anni di distanza mi dicono che ci avevo azzeccato in pieno. Vorrei pensarmi molto intelligente, in realtà era chiarissimo che saremmo finiti così. Era troppo più facile, ovviamente per motivi economici, imboccare quella strada».

E invece dove bisognerebbe andare pensando al 2027?

«Secondo me la cosa più utile da fare sarebbe conservare. È buffo organizzare tante iniziative sui bei tempi di Forte dei Marmi e intanto fare di tutto per distruggerla. Siamo bravissimi a celebrare i funerali, a tenere in vita no. Secondo me bisogna proteggere alcune delle caratteristiche fondamentali di questo luogo, che sono sempre state la tranquillità e il verde, non il ristorante esclusivo. In una costa che ha subito tanta cementificazione, il Forte era ed è rimasto un posto molto verde. Le ville con tanto verde intorno: questa è sempre stata la vera risorsa del nostro paese. Qui non ci sono alberghi o palazzi a strapiombo sul mare, è stata una fortuna che in passato non si sia imboccata quella strada. Ma bisogna stare attenti a non ritrovarcisi in quella strada».

Il rischio c’è?

«Un po’ ci siamo già. Vittoria Apuana, dove io vivo, è ormai irriconoscibile. In pochi anni sono nate moltissime ville, tutte diverse e brutte. Non c’è uniformità neppure nel brutto: è quella specie di architettura spontanea tipica di paesi non tanto civilizzati, dove ognuno si fa la casa come gli pare. Così ti trovi una accanto all’altra una villa stile Miami e una tipo Maremma. Ci sono tre o quattro edifici a Vittoria Apuana, cubi enormi senza finestre, che mentre erano in costruzione le amiche di mia mamma pensavano fossero supermercati. Sembrano hangar. Cemento e bruttezza. La risorsa del Forte, ripeto, non sono state le ville ma i giardini. Capisco che ai costruttori faccia piacere avere immobili da costruire e da vendere ma dovrebbero capire che se invece di ville immerse nel verde ne tirano su una attaccata all’altra poi rischiano di non venderle. Nessun ricco vuole affacciarsi alla finestra e vedere il vicino. Per non parlare del fatto che qui è un cantiere sempre aperto. Di inverno è un continuum di martelli pneumatici e betoniere».

Nonostante tutto, Forte dei Marmi può mantenere la sua identità?

«Mi danno molta fiducia i cittadini del Forte. Soprattutto le nuove generazioni. Le generazioni vicine alla mia lo hanno devastato questo paese. Finora è stato affidato troppo a persone arrivate da chissà dove che in nome dell’amore per questo luogo lo hanno trattato come un maiale dal norcino. L’amore vero per il Forte non è quello che ti porta a sfruttarlo per fare soldi. Così facendo si distrugge tutto. Quando scrissi “Morte dei Marmi” alcuni si arrabbiarono, invece il mio era un canto di amore addolorato verso un paese che tanto amavo e che vedevo sparire a poco a poco. Ancora adesso ne parlo così per segnalare quanta bellezza stiamo lasciando andare».

Cosa fare per non sprecarla del tutto questa bellezza?

«Il prossimo sindaco sarà chiamato a fare scelte coraggiose, rivoluzionarie, che guardino al futuro, non ai prossimi due anni. Pensando ad accontentare le persone nel breve termine si creano le condizioni per la rovina. È un po’ come nel mare: se si consentisse di pescare tutto il pesce che c’è, per due anni i pescatori farebbero molti soldi ma dopo morirebbero di fame».

In “Morte dei Marmi” parlava anche dei turisti russi. Sono ancora così importanti per Forte dei Marmi?

«Il turismo russo da tempo è cambiato. All’inizio era sgargiante, vestito color oro, faceva nascere su di sé leggende su leggendo. Negli ultimi anni i russi sono diventati sempre più sobri. Oggi se vedi una Lamborghini gialla a pois puoi stare certo che a guidarla è un italiano».

E d’inverno, Forte dei Marmi è cambiata?

«Forte dei Marmi d’inverno mi piace da Dio, anche se mi rendo conto che sia per palati forti. Per lavorare è perfetta. Anzi, lo era. Con tutti cantieri che ci sono, per lavorare senza dover sopportare martelli pneumatici e pompe meccaniche ho dovuto farmi prestare una casa sui monti di Seravezza. L’economia non può essere fatta soltanto di cantieri. C’è una misura della qualità della vita che va rispettata. Questo lo dico per amore di questa terra dove vivo e voglio vivere. Noi abbiamo il dovere di salvare quello che è rimasto. Perché nonostante tutto Forte dei Marmi è un posto magico».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web