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Versilia

Pietrasanta, il grido di Agolini: «Senza i giovani i piccoli laboratori dovranno chiudere»

Luca Basile
L’interno della fonderia durante la lavorazione di una scultura di Jimenez Deredia
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L’interno della fonderia durante la lavorazione di una scultura di Jimenez Deredia

Il ricambio generazionale è un problema. Ecco oe prospettive dell’artigianato artistico

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Pietrasanta «I piccoli laboratori, se le cose non cambieranno, sono destinati a chiudere. Alla fine sopravviveranno solo le grandi aziende: quel giorno Pietrasanta non sarà più la stessa». Adolfo Agolini, 70 anni, 48 dei quali vissuti e condivisi all’interno della Fonderia Mariani, guarda con preoccupazione al domani prossimo dell’artigianato della Piccola Atene. «Abbiamo un serio problema di ricambio generazionale nel nostro settore e le cause sono diverse».
Quali sono queste cause?
«I giovani che vogliono fare questo lavoro ancora ci sono, ma non basta. Per conoscere il mestiere servono da due a tre3 anni: un apprendista costa ad una ditta una media di duemila euro al mese senza considerare che deve essere affiancato da un dipendente-insegnante. Modalità e costi che la grande ditta può ancora permettersi, ma quella piccola, quella familiare alla lunga non ce la fa. E senza formazione non puoi sostituire l’anziano con il giovane. Ecco perché rischiamo di perdere, sia pure in parte, la nostra identità».
Che fine ha fatto Artigianart, l’associazione di cui è stato anche presidente e che organizzava corsi di formazione nelle ditte?
«Non esiste più. È saltata. Così come non ho ancora capito il ruolo del Centro arti visive. Un fatto è certo: non siamo rappresentati. E se non fai valere la voce del tuo settore in determinati contesti poi è inutile dare le colpe alla politica che non sa valorizzarti».
Come funzionavano i corsi di formazione sul lavoro?
«Gli studenti, d’intesa con l’agenzia Versilia Format, imparavano il mestiere dal lunedì al venerdì in ditta e poi il sabato facevano teoria. Il tutto condiviso con i docenti. Siamo arrivati ad assumere il 95 % degli iscritti per un progetto andato avanti per tre anni: poi sono venuti meno i contributi economici per organizzarli».
Quante sono, fra fonderie e laboratori artistici, le attività presenti a Pietrasanta?
«Non ho dati aggiornati, ma saremo una quarantina. Uno studio del 2014 della Camera di Commercio attestava che Pietrasanta aveva il più alto numero di addetti nel settore artigianale del marmo e della fusione: con gli anni molti sono andati in pensione e non tutti sono stati sostituiti. Ma c’è anche un’altra problematica».
A cosa si riferisce?
«Al mancato ricambio manageriale. Una volta alla guida delle ditte si passavano il testimone padre e figli: oggi non sempre è così perché i giovani si orientano su altro una volta finiti gli studi e quindi o trovi qualcuno che rileva la tua ditta o alla lunga, quando sei anziano, devi chiudere. Con quello che ne consegue. E non parliamo di casi sporadici».
Il mercato che momento sta vivendo?
«Un buon momento: c’è molta richiesta. La nostra fonderia e altre realtà stanno seguendo e portando avanti diversi lavori. È come se attenuata l’emergenza covid e nonostante la guerra, ci fosse voglia di investire nell’arte E quando investi nell’arte Pietrasanta e i suoi artigiani restano un riferimento».
Tornando al ricambio generazionale, la scuola non potrebbe rappresentare il supporto con cui collaborare?
«Da sempre la percentuale degli studenti dei licei e dell’Accademia che entrano nel settore fonderie o laboratori del marmo è esigua. Fra teoria e pratica, fra nozioni e imparare il mestiere c’è un abisso. La formazione, con tutte le regole e le normative del caso, va fatta sul posto di lavoro».
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