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Strage di Viareggio, i familiari delle vittime contro tutti i sindaci dal 2009 a oggi: «Lasciati soli»
Al cemtr della polemica l'uscita dal processo dell'amministrazione: «Nessuno si è mai speso per informare i cittadini su cosa avveniva dentro e fuori le aule dei tribunali»
VIAREGGIO. A caldo, dopo avere preso atto in tribunale che il Comune di Viareggio usciva dal processo, hanno preferito non dire nulla, rimandando qualsiasi commento a dopo l’assemblea convocata d’urgenza per lunedì sera. Ieri i familiari delle vittime della strage del 29 giugno 2009 hanno diffuso il comunicato che cerca di contenere tutte le emozioni provocate da questo ennesimo doloroso passaggio giudiziario.
Nessun attacco diretto, tanto meno nessuna personalizzazione. Ma una critica forte nei confronti di tutti i sindaci, tutte le amministrazioni, che si sono succeduti alla guida del Comune negli ultimi tredici anni. Parole che, per quanto misurate e soppesate, fanno trasparire la delusione e la rabbia per il ritrovarsi da soli, senza il Comune, l’ente che istituzionalmente rappresenta la comunità cittadina, al proprio fianco nell’aula del palazzo di giustizia che dovrà ridefinire le condanne per i colpevoli del disastro ferroviario che è costato trentadue morti, più di cento feriti, e decine di famiglie distrutte.
«Da quando è accaduta la strage a Viareggio, qualsiasi amministrazione, dal 2009 ad oggi, non si è mai spesa né intellettualmente, né politicamente e nemmeno attraverso semplici comunicati, per informare i propri cittadini su quanto avveniva dentro quelle aule di Tribunale e su ciò che avveniva fuori – si legge nel comunicato dell’associazione Il mondo che vorrei – fatto certo è che i viareggini, a differenza di chi li ha amministrati in questi anni, hanno sempre dimostrato interesse per tutto quello che avveniva intorno al 29 giugno. Riprova di ciò sono state le presenze nelle molteplici occasioni di incontro e di approfondimento con cui abbiamo trattato la strage: nelle piazze, nelle scuole sempre disposte ad accoglierci, nelle sale di questa città, fino ad arrivare alla camminata del 29 Giugno di ogni anno. Tutto questo interesse – proseguono i familiari delle vittime della strage – stride fortemente ed è in antitesi alle amministrazioni che fin dall’inizio di questa tragedia hanno sempre abdicato al proprio ruolo. Chiediamo ai nostri concittadini di continuare a starci vicino in questa battaglia difficile e dolorosa contro i potenti e prepotenti di ferrovie, affinché il 29 giugno 2009 abbia un senso di civiltà».
«Una cosa sola – è la conclusione che suona come una risposta a quanto scritto dalla giunta comunale e dai consiglieri della maggioranza (“se non fosse stata presentata la revoca della costituzione di parte civile il Comune sarebbe stato estromesso con aggravio per la collettività derivante dal rischio della condanna delle spese”) – teniamo a precisare: “certe regole del processo penale” dopo quasi undici anni e mezzo di Tribunali, noi le conosciamo molto, molto bene...»
«Oggi – si legge ancora nel comunicato che Il mondo che vorrei ha titolato “Non abbiamo niente in comune” – l’unica cosa certa, ed è un fatto incontrovertibile ed inconfutabile, è che la città di Viareggio non è più rappresentata come parte civile nel processo della strage del 29 giugno del 2009, per la ricerca della verità, della giustizia e della sicurezza».
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