Il Tirreno

Versilia

Tanta gente al Palio dei barchini: «Ma il Comune ci ha fatto pagare per le affissioni»

Antonio Scuglia
Un momento della premiazione del Palio
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Un momento della premiazione del Palio

Leonardo Marlia (Federcaccia): «Nessun aiuto, sono allibito Le nostre tradizioni nel lago vengono lasciate sparire»

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MASSACIUCCOLI. Un folto pubblico ha assistito alla 54ª edizione del Palio della Madonna del Lago, la storica competizione con i barchini sulle acque del Massaciuccoli, organizzato da Federcaccia e Pro Loco di Massaciuccoli, un evento in memoria di Giovanni Bianchi “Pupo”, scomparso nel 2019. Otto equipaggi sono partiti da Torre del Lago e hanno raggiunto il porticciolo di Massaciuccoli, in un clima di grande festa e di allegria per una tradizione che si rinnova anche se purtroppo con poche imbarcazioni in acqua.

L’amministrazione comunale ha fatto i complimenti «ai vincitori, a tutti i partecipanti e agli organizzatori per la passione e l’amore che ci mettono». Il Palio è stato vinto dall’equipaggio Viani-Cinquini, davanti ad Agostini-Galanti e Marlia-Petrucci. Racconta Leonardo Marlia, presidente della Federcaccia di Massaciuccoli: «La manifestazione è riuscita bene, al porto c’era molta gente. Il successo da questo punto di vista ha superato le aspettative, se pensiamo anche ai pochi partecipanti». Ma non è tutto rose e fiori. Ancora Marlia: «Il Comune fino a pochi anni fa ci aiutava con un contributo, una volta arrivarono addirittura 1500 euro. Ora niente. E non solo: pur avendoci dato il patrocinio ci hanno fatto pagare 43 euro per affiggere le locandine del Palio. Eppure è un’iniziativa storica, fra le più tradizionali del territorio, che interessa anche i Comuni vicini come Vecchiano e Viareggio».

Continua Marlia: «Sono rimasto allibito, non solo dispiaciuto. Non è ovviamente per la cifra, ma perché ci sentiamo in qualche modo abbandonati, come è abbandonato il lago». In che senso abbandonato? «Nel senso che la caccia non c’è più, la pesca non c’è più: negli anni la situazione peggiora costantemente. Da quando è nato il Parco sono arrivate mille restrizioni alle nostre attività. Basti pensare al divieto del motore a scoppio che rende di fatto impossibile a chi ha la “bilancia” (ovvero la baracca con il retone da pesca, ndr) arrivarci con la barca se non è più giovane. Non basta il motore elettrico».

E questo a che cosa porta? «Vede, chi ha una bilancia e la usa, ovviamente tiene in ordine tutto intorno e non lascia che tutto vada a male. Ma la vera fotografia attuale del lago è quella delle bilance non più usate e distrutte. Sono abbandonate le tradizioni del lago perché è abbandonato il lago, perché non si tiene conto delle necessità e non si ascolta la voce di chi il lago lo vive per dodici mesi all’anno. Per chi è nato e cresciuto in questi luoghi è deprimente vedere che le cose vanno in rovina. Andando per i fossi, vedendoli e ora e pensando a come erano pochi anni fa, viene da piangere». Soluzioni possibili? «Ascoltare chi il lago lo vive e lo ama. Autorizzare delle vie navigabili in modo che chi ha un’attività nel lago la possa raggiungere. E valorizzando di nuovo quelle attività tradizionali che altrimenti andranno perdute per sempre».

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