Gioco
Sempre più matrimoni finiscono male. L’avvocato: «Evitate di farvi la guerra»
Solo una coppia su due che si lascia consensualmente alla fine divorzia, ma ci sono casi in cui i coniugi sono molto litigiosi
VIAREGGIO. Ci si sposa sempre di meno e ci si separa sempre di più. Così è in Italia, in Toscana e, concordano gli esperti in diritto di famiglia, anche la Versilia – in questo quadro – non fa eccezione. E fin qui forse nessuno si meraviglia, tant’è che è piuttosto un altro il fenomeno d’interesse che si verifica nel pianeta matrimoni: e cioè, meno del 50 per cento delle coppie che si separa consensualmente arriva poi al divorzio, che oggi si può ottenere, per effetto della legge 55 del 2015, anche dopo sei mesi dalla separazione. Non si gettano insomma le fedi alle ortiche ma piuttosto si ripongono nel comò; il perché è semplice e nulla ha a che vedere con il vagheggiamento del passato o con la speranza di un “ritorno di fiamma”: economicamente parlando, conviene fare così (e vedremo il perché). Il divorzio, del resto, è un capitolo della vita che può scrivere chi ha il portafoglio gonfio (di soldi e/o di carte di credito).
IL PATRIMONIO
Separazione e divorzio sono due strade molto diverse per dirsi addio. «Il divorzio è un procedimento successivo e autonomo – spiega Elena Benedetti, avvocata viareggina appena nominata presidente regionale di Aiaf, l’Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e i minori – tant’è che si può rimanere separati a vita». Il divorzio svincola da qualunque legame, toglie i lacci ma la libertà ha sempre un prezzo: per esempio, esso porta con sé anche la perdita dei diritti ereditari che invece permangono con la separazione, che scioglie solo la comunione dei beni. «Ecco perché – spiega la professionista – se una coppia si lascia in buoni rapporti e ha costruito insieme un patrimonio, piccolo o grande che sia, la tutela di esso è un buon motivo per optare per la separazione senza giungere al divorzio. Sono infatti i numeri delle separazioni a essere importanti: su 100 separazioni, solo il 50 per centro, forse anche meno, sfocia poi in un divorzio». Pensiamo per esempio a una coppia che ha acquistato insieme una casa impegnativa sotto il profilo economico e all’improvviso entrambi i coniugi si trovano a venderla – a svenderla – per liquidare la controparte che scalpita. Oppure pensiamo a una coppia che insieme ha messo su un’attività d’impresa che magari funziona anche: perché non trovare una soluzione conciliante? Per intraprendere questa strada, però, non si deve essere l’un contro l’altro armati.
NON FATE COME I ROSES
C’è insomma chi ha capito l’antifona – e sono sempre di più, come testimonia l’andamento delle separazioni “a vita” rispetto a quello dei divorzi – ma c’è anche chi non ne vuole sapere di deporre le armi. «La conflittualità di coppia è trasversale a tutte le età – spiega l’avvocata Benedetti – ed è più aspra nelle coppie più agiate e con titoli di studio più alti. E invece occorre riflettere sul fatto che anche la migliore separazione lascia tracce: emotive, psicologiche, perché la si vive comunque come un fallimento. E può avere conseguenze economiche molto importanti; una coppia monoreddito che si separa può andare in default nel giro di pochi mesi: per dividersi bisogna essere ricchi. Ecco perché oggi l’avvocato deve avere la giusta conoscenza degli istituti giuridici previsti per stemperare l’emotività: la mediazione familiare, le soluzioni concordate.. Quando qualcuno viene da me e mi dice “Avvocato, voglio fare la guerra a mio marito (o a mia moglie)”, io rispondo: “Quella è la porta”. Nel rispetto dei diritti del cliente, bisogna sempre cercare di abbassare il livello dello scontro» proprio nel suo interesse, che è anche quello della coppia.
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