Toscana
Ago, filo e tanta passione: Giulia ricicla gli scarti e disegna la moda verde da Massarosa
Il progetto della trentaseienne si chiama Maruzzelle: «L’idea è nata quando sono diventata mamma delle mie bambine»
MASSAROSA. Cuscini ricavati da vecchi tappeti Kilim (i tipici persiani di lana), culle in cotone, canapa e legno riciclato, abiti sartoriali confezionati con materiali di scarto come camicie dismesse, vecchie tovaglie, scarti di lavorazione tessile, canovacci e cordini. Riscoprire la tradizione di ago e filo, con uno sguardo al futuro e al principio del riutilizzo e del riciclo. È questa la proposta di sartoria ecologica di Maruzzelle, un progetto tanto semplice quanto rivoluzionario in un mondo improntato sul consumo.
L’idea è di Giulia Gherardi, 36enne di Massarosa che nel 2013 ha deciso di cambiare vita. «Da quando sono diventata mamma di Giorgia e Iole (oggi di 10 e 3 anni, ndr) è nato il progetto Maruzzelle – racconta la giovane sarta massarosese – il nome mi è venuto naturale pensando a me e alle mie bambine: le “maruzzelle” sono le lumachine di mare, esserini timidi nel loro guscio ma che realtà racchiudono un mondo. Mi sono sempre sentita così: inizialmente – spiega – avevo in mente di creare un luogo per valorizzare l’artigianato femminile versiliese. Purtroppo non è decollato come avrei voluto, così mi sono concentrata sui miei lavori. Custodendo questo progetto come qualcosa di prezioso, proprio come le mie figlie».
Maruzzelle è infatti un nome al plurale, sebbene Giulia sia l’unica sarta effettiva a promuovere l’intero progetto. «Giorgia e Iole sono la mia ispirazione – rivela – essere mamma mi ha spinto infatti a cambiare prospettiva. Ho capito che dovevo fare sempre più attenzione al tema dell’ecosostenibilità, che le mie creazioni dovevano rispettare questo principio. Sono partita dai cuscini – racconta Giulia – dalla loro imbottitura attraverso prodotti naturali: la pula di farro, ad esempio, ovvero la buccia che viene scartata nel corso della lavorazione di questo tipo di frumento ma che, se trattata correttamente, può essere riutilizzata efficacemente. Sono nati così i miei pula-pillow. La gommapiuma sintetica d’altronde a lungo andare può anche diventare pericolosa per la salute, addirittura cancerogena: sfruttando invece elementi naturali, come anche erbe aromatiche o fiori di camomilla e lavanda, non solo non si corre un simile rischio – spiega – ma si riciclano materiali che altrimenti non sarebbero più considerati utili».
Alla base c’è però comunque un percorso fatto di studio ed esperienza. «Ho iniziato seguendo alcuni corsi di cucito, che è sempre stata la mia passione – racconta Giulia – e poi, per imparare il mestiere, sono stata assunta in una tappezzeria di Massa. Ma non mi sono fermata lì: mentre iniziava a prendere forma il progetto, il mio lavoro mi ha portato anche nella nautica, come sarta in un’impresa di Viareggio che si occupava di vele per imbarcazioni e tappezzeria navale. Con la nascita della mia seconda bambina ho deciso che dovevo dare una svolta: il mondo del tessile – spiega – è uno di quelli che inquina di più. Per questo ho voluto intraprendere un percorso, grazie anche al mio compagno Maurizio che mi ha sempre supportato, improntato sull’ecologia e sul riciclo dei materiali: ancora non lo è, ma vorrei farlo crescere e diventare un lavoro a tempo pieno». Oggi Gulia, diplomata in sartoria nel luglio 2018, ha portato il progetto Maruzzelle ad evolversi anno dopo anno. Creando una propria etichetta improntata sulla ricerca e sullo sviluppo di una coscienza «che miri a valorizzare i tessuti naturali evitando quelli sintetici riscoprendo una lavorazione artigianale: reinterpretare una tradizione per un futuro sempre più sostenibile e innovativo».
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