Gioco
Sulle tracce dei deportati, nel libro di Bertolucci la lista delle vittime e i fantasmi del genocidio
Il giornalista viareggino con due studiosi ha recuperato 700 nomi . “Gli italiani a Sachsenhausen” è un lavoro sul campo di concentramento
VIAREGGIO. Tra gli oltre 200mila deportati nel campo di concentramento nazista di Sachsenhausen in Germania c’erano anche tanti italiani e italiane. Ben più di 500 stando alla ricerca realizzata da Claudio Cassetti di Trieste, Iacopo Buonaguidi di Orentano e Francesco Bertolucci di Viareggio che sarà pubblicata nel libro “Gli italiani a Sachsenhausen” edito da Panozzo Editore con il contributo dell’associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti e acquistabile sia in forma digitale che cartacea all’indirizzo www. deportatiberlino. it e sul sito della casa editrice.
I tre autori, i primi due guide al memoriale del campo di concentramento, che vivono in Germania e il giornalista il terzo, sono riusciti a creare questa lista di nomi che fino a oggi era solo parziale, non era stato fatto uno studio approfondito ed esclusivo sugli italiani deportati in quello che era noto come il campo modello delle SS, situato nella città di Oranienburg a 35 chilometri da Berlino.
«Tra i deportati c’era anche il pietrasantino Lino Navari del 1914 – dice Bertolucci – era stato prima in lager per i lavoratori civili a Marburg. A Sachsenhausen è arrivato il primo gennaio del 1945, inoltre c’erano nel campo anche due pisani, Azelio Bucchioni e Luigi Tomain». Com’è stato coinvolto in questo lavoro così capillare? «Con Buonaguidi eravamo compagni di Università, mi ha telefonato durante la pandemia informandomi, che aveva intenzione insieme a Cassetti di fare questo lavoro e mi ha proposto se volevo collaborare. L’ho ritenuto interessante e così ci siamo messi al lavoro e siamo rimasti soddisfatti, anche perché per quanto riguarda gli italiani non era stato fatto da nessuno fino ad oggi. È nato un libro che fonde la ricerca con le storie dei deportati stessi, dove vengono raccontati gli esperimenti e le angherie subite, la vita nel campo e la morte come compagna di viaggio. L’elenco totale dei deportati e deportate considerate nella ricerca è di oltre 700 i cui nomi sono pubblicati nel libro. Tra queste erano presenti persone non riconoscibili con certezza come italiane o non è stato del tutto dimostrabile che siano state deportate a Sachsenhausen».
Dopo questa cernita il numero degli italiani passati per l’inferno del campo di concentramento alle porte di Berlino è arrivato ben oltre le 500 persone provenienti da quasi tutte le regioni italiane. Per molti di loro la deportazione è iniziata nelle carceri fasciste e i campi di transito e concentramento italiani, da cui gli autori hanno iniziato la loro ricerca.
A seguito della ricerca l’ambasciata italiana a Berlino insieme ad Aned ha deciso di commissionare all’artista tedesca Anna Kaufmann una targa commemorativa fino ad oggi mancante per i nostri connazionali che sono stati deportati. La targa sarà messa a fianco di quelle realizzate da altre nazioni in passato per ricordare la tragedia vissuta dei loro deportati, sarà inaugurata e installata dentro al memoriale del campo di concentramento domani in cui cade l’anniversario della liberazione del campo. Sulla targa compare la scritta, sia in italiano, che in tedesco: «In memoria degli italiani e delle italiane vittime del nazifascismo in questo luogo. Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare» (Primo Levi). Il lavoro di ricerca sarà protagonista anche di un documentario realizzato da Francesco Bertolucci insieme al regista Victor Musetti, che ripercorrerà al contempo le tappe della deportazione e le storie di molti italiani deportati nel campo di Sachsenhausen.
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