Il Tirreno

Versilia

Viareggio, i Dem delusi dopo la nomina dell'assessora: «Rotto il dialogo». E Grilli rischia provvedimenti

Matteo Tuccini
Viareggio, i Dem delusi dopo la nomina dell'assessora: «Rotto il dialogo». E Grilli rischia provvedimenti

Il segretario Ciucci: «È stata una scelta personale della consigliera comunale non condivisa con gli organismi regionali e locali nei tempi né nei modi»

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VIAREGGIO. La scelta di Sara Grilli, consigliera comunale del Partito democratico, di accettare la nomina nella giunta di Giorgio Del Ghingaro «è personale e non concordata con gli organismi regionali e locali del partito».Una fuga in avanti, fa capire il segretario del Pd viareggino Filippo Ciucci, per cui Grilli rischia dei provvedimenti da parte del partito: «Ci sono organi di vigilanza che dovranno fare delle valutazioni su questo, certamente ci sarà un confronto con le segreterie», replica Ciucci.Di sicuro, spiega il segretario, il Pd resta all’opposizione del sindaco per la cui rielezione aveva lavorato appena due anni fa. La formalizzazione della rottura con la maggioranza è passata ieri mattina anche da una richiesta di disposizione dei banchi in consiglio comunale; richiesta accolta con un sorriso avvelenato da Del Ghingaro. «Se vogliono stare all’opposizione perché pensano di mandarmi a casa e sostituirmi con qualcuno migliore di me si accomodino», ha commentato il primo cittadino.«Siamo dispiaciuti e un po’ delusi - commenta Ciucci - Dopo l’allontanamento della vicesindaca Federica Maineri, avevamo avviato col sindaco un confronto su alcuni punti programmatici che riteniamo fondamentali per il bene della città. Francamente, non abbiamo mai posto un problema di poltrone».Del Ghingaro sostiene che il nome di Grilli era noto da mesi alle segreterie, regionale e locale, e che lui non ha voluto più perdere tempo dietro a riunioni e vertici. Ciucci replica così: «Ci sono dei meccanismi e delle procedure da rispettare. Avevamo preparato un documento, da presentare poi all’assemblea del partito, per prendere una decisione che tenesse conto di tutte le questioni sul tavolo. Non è solo un problema di chi deve prendere il posto di un assessore che è stato allontanato».L’impressione è che il Pd non volesse rientrare in maggioranza senza avere garanzie sulla strategia del sindaco. E cioè sul fatto che si sarebbe avviata una distensione nei rapporti con la Regione e con gli altri enti locali.«È logico - ammette Ciucci - che per riavviare un discorso su Viareggio bisogna vedere il quadro d’insieme». Le ultime uscite del sindaco, che si è dimesso dalla Conferenza dei sindaci dell’Asl Nordovest e ha annunciato ricorso al Tar contro la nomina del segretario dell’Autorità portuale Alessandro Rosselli, non sono state viste affatto come un segnale di distensione. Da qui il gelo del Pd viareggino nell’accettare la nomina di Grilli. Che, stando a quanto riferisce il partito, ha invece deciso di entrare in giunta.Ora che la rottura può dirsi consumata definitivamente o quasi, il Pd ha di fronte due possibilità. Accettare lo scontro aperto e provare a disarcionare il sindaco, che però ha già avvertito: «La città si disinteressa di questi giochetti, i viareggini si chiedano se in sette anni le cose sono cambiate e se vale la pena stare dietro a questi atteggiamenti da parte del Pd». Oppure ritentare un approccio, magari con i vertici regionali, in modo da trovare un terreno d’intesa. Oggi assente del tutto, o quasi.

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