Il Tirreno

Versilia

25 Aprile, da Sant'Anna a Bucha: due foto, lo stesso orrore 78 anni dopo. «La follia non vincerà» - il video

Federico Lazzotti
25 Aprile, da Sant'Anna a Bucha: due foto, lo stesso orrore 78 anni dopo. «La follia non vincerà» - il video

Casellati ha tenuto l’orazione ufficiale per l’anniversario della Liberazione. L’appello parte dal paese luogo dell’eccidio: il racconto della cerimonia e le testimonianze dei sopravvissuti 

4 MINUTI DI LETTURA





SANT'ANNA DI STAZZEMA. La Storia di ieri e il dolore di oggi. L’orrore che si ripete. Nel giorno della memoria e della Libertà due foto abbracciano passato e presente: Sant’Anna e l’Ucraina. Il Parco della Pace e il teatro del conflitto.

La prima, in bianco e nero, è stata scattata nei giorni successivi all’eccidio di Stazzema, 12 agosto 1944. Vicino alle case dei Franchi si vede una tomba improvvisata, delimitata da rami di legno. Accanto ci sono un uomo e un ragazzino: il primo è Duilio Pieri, sopravvissuto alla furia nazista che, dopo l’Eccidio, lottò con tutte le forze per il ricordo delle vittime e la realizzazione della strada per arrivare fin qui dove la storia ti zuppa più della pioggia. L’altro, molto probabilmente, è Enrico Pieri, presidente dell’associazione martiri recentemente scomparso.

Settantotto anni dopo un’altra foto strappa il cuore. Siamo a Bucha, in Ucraina, a pochi chilometri da Kiev. C’è un cumulo di terra bagnata vicino a una casa. Una croce improvvisata con due pezzi di legno tenuti insieme da una sciarpa. E sulla tomba non ci sono fiori, ma barattoli di cibo e una confezione di succo d’arancia. A meno di due metri un bambino. La testa coperta da un cappuccio e gli occhi di chi non ha più lacrime. Guarda la tomba e vede la madre, morta di fame a causa della guerra.

Dice Umberto Mancini, oggi presidente dell’associazione, descrivendo le due immagini dal palco davanti al mondo che non vuole dimenticare: «Il risultato è che, oggi, non solo dobbiamo ricordare gli orrori di ciò che accade nel 1944 ma assistiamo anche al ripetersi di quegli stessi orrori. E, questo, per non parlare delle altre guerre che, in questi stessi anni, hanno insanguinato e insanguinano il pianeta. Sembra quasi doversi concludere che la condizione normale dell’umanità sia la guerra, non la pace. E che, la pace, sia solo un breve intervallo tra la fine di una guerra e l’inizio di quella successiva. E, tuttavia, quello che dobbiamo fare - prosegue - non è certo arrenderci allo sconforto o soccombere allo scoramento, a cui potrebbe condurci questa constatazione, ma, al contrario dobbiamo, semmai, moltiplicare gli sforzi e l’impegno per la giustizia e per pace».

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.41400564:Video:https://video.iltirreno.gelocal.it/cronaca/siria-pardini-sopravvissuta-a-stazzema-essere-qui-e-una-festa-e-un-dovere-vedendo-la-guerra-in-ucraina/146084/147752]]

Gli occhi dei sopravvissuti all’eccidio si fanno più piccoli e lucidi. Sono stati loro i primi ad arrivare sulla collina del ricordo tra l’Ossario, il museo e tempio della consapevolezza. Quest’anno più soli dopo la scomparsa di Enrico Pieri e Cesira Pardini, custodi della memoria morti a pochi mesi di distanza, e per questo ancora più importanti. Perché tra gli ultimi testimoni diretti ad aver guardato la morte negli occhi per insegnare il valore della vita.

Dice Siria, 87 anni il prossimo 9 dicembre, sorella minore di Cesira e Adele, che oggi è accanto a lei. «Il giorno della strage ero a casa Diavoli con il babbo e tre fratelli, mentre mamma era in un’altra casa con cinque sorelle. Ricordo la sera precedente: facemmo una foto alla mia sorellina più piccola, nata venti giorni prima. La uccisero all’alba del giorno seguente. Fu una delle ventotto persone ammazzate della mia famiglia. Ecco perché - va avanti - noi che abbiamo passato la guerra e quel dolore, vedere oggi le immagini della guerra in televisione ci fa stare proprio male. Perché quello che succede in Ucraina è lo stesso che è accaduto qui. Chi è sopravvissuto, come me, dopo si è fatto una famiglia, ma sappiamo quanta sofferenza ci sia dietro a tutto questo. Il dolore che portiamo con noi. E potete capire perché vengo a Sant’Anna tutti i sabati. Oggi - conclude - vedere tutta questa gente su questa collina dopo tanti anni per me è una festa».

È il tempo della commemorazione, del silenzio, della corona depositata davanti al monumento alla memoria. Don Luigi Ciotti, presidente di Libera chiude gli occhi mentre spera nel domani: «C’è stata una resistenza di ieri nella quale si lottava contro il nemico nazifascista, ma oggi siamo chiamati a fare un altro tipo di resistenza: la resistenza di oggi è quella per la giustizia sociale, per la giustizia ambientale, per l’affermazione dei diritti di tutti, soprattutto dei più deboli. Dobbiamo lottare tutti insieme ed unire le forze degli onesti per cambiare le cose e vivere in un mondo che possa migliore».

La presidente del Senato Elisabetta Casellati riceve una targa ricordo dall’associazione martiri. «Qui a Sant’Anna abbiamo visto vittime innocenti cadere nel disegno perverso di una ferocia demolitrice e fratricida. Qui a Sant’Anna abbiamo toccato con mano cosa significa violare l’essenza stessa dell’umanità. È davvero difficile dare un senso al dolore delle famiglie, alla sofferenza di una intera comunità che, a 78 anni di distanza, continua a vivere il ricordo di quella tragedia. Eppure, proprio la Festa della Liberazione ci dimostra che quella follia devastatrice non è riuscita ad annientarci. Siamo riusciti a risollevarci dalla barbarie e dalla spirale dell’odio animati dall’attaccamento all’umana solidarietà, dal senso dell’onore, da una forte volontà di rinascita». La stessa che auguriamo a quel bambino senza più lacrime davanti alla tomba di sua madre.

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.41400228:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2022/04/26/news/il-dolore-dei-bambini-davanti-alle-tombe-sant-anna-come-bucha-1.41400228]]

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web