Gioco
Il sopravvissuto alla strage di Sant'Anna di Stazzema: «Costretto a rivivere la mia tragedia»
Mario Marsili celebrerà il 25 aprile portando al collo la Medaglia d’oro al merito civile : «Bucha e Makariv come Stazzema, i giovani imparino dal passato, difendano la libertà e la pace»
STAZZEMA. Mario Marsili celebrerà il 25 aprile a Sant’Anna di Stazzema portando al collo la Medaglia d’oro al merito civile che ha ricevuto, lo stesso giorno del 2003, al Quirinale dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. È il riconoscimento conferito a sua madre, Genny Bibolotti Marsili, per l’atto eroico – diventato un simbolo del martirio – grazie al quale Mario oggi è un sopravvissuto della strage del 1944. «Sono uno dei bambini che si sono salvati quel terribile 12 agosto – dice Mario – e prima di tutto vorrei dire al dittatore russo di cessare il fuoco. Abbiamo bisogno di pace. Dopo tantissimi anni mi sono trovato ad assistere a una nuova guerra come quella che ho vissuto e sofferto a Sant’Anna. E ora nutro la speranza che tutti i popoli democratici collaborino per la pace nel mondo».
Mario Marsili è triste e soffre quando vede e pensa a quello che sta succedendo in Ucraina. «Sto con il popolo ucraino, con la loro resistenza che è fatta di civili che vogliono essere liberi», dice. E quando ha ascoltato la notizia dei massacri avvenuti a Bucha e Makariv o guardato le immagini delle donne e dei bambini fuggiti dalle loro case, si è rivisto insieme alla mamma, a cinque anni, nel 1943, nascosto sotto terra nelle piane terrazzate di Capriglia, sopra Pietrasanta. «Guardavamo i bombardamenti della città da lassù, dove eravamo nascosti per il timore di finire sotto le bombe. Sentivo gli aeroplani e ricordo quando fecero saltare il ponte a Ponterosso. Ecco, vedendo quelle immagini alla tve mi sono ritrovato proprio in quel momento».
Ma la tragedia per Mario Marsili doveva ancora avvenire, l’anno dopo a Sant’Anna. La mattina del 12 agosto 1944, insieme ad altre circa 20 persone, fra cui sua madre e il nonno, fu chiuso in una stalla alla località Vaccareccia: morirono tutti fra colpi di mitraglia e il fuoco appiccato, mentre lui si salvò miracolosamente, nascosto dietro la porta della stalla dalla madre che poi lanciò uno zoccolo a un soldato (e gli costò la vita) per non farlo scoprire.
«La resistenza degli ucraini – prosegue Marsili, nel parallelismo fra il 25 aprile e la guerra di oggi – è stata fatta dai civili, che si difendono non per loro stessi ma per il mondo intero perché vogliono lottare per la libertà dalle guerre e dai soprusi, e dai regimi totalitari. Festeggiare il 25 aprile significa portare avanti attraverso le nuove generazioni il pensiero della pace. E ora ce n'è bisogno più che mai».
Un messaggio che Mario diffonde insieme agli altri sopravvissuti di Sant’Anna e dell’Associazione Martiri di Sant’Anna, quando va nelle scuole, come ha fatto anche recentemente quando ha incontrato gli studenti del liceo Stagi a Pietrasanta in occasione della mostra sui bambini di Sant’Anna. «Voglio gridare con forza alle nuove generazioni che devono sapere trarre dalle nostre memorie uno degli scopi della loro vita: difendere la libertà, la democrazia e la parola universale di pace, pace e ancora pace».
Mentre Mario fa le sue riflessioni sul conflitto in Ucraina – oggi ha 83 anni – e sui valori da rimarcare in un giorno così significativo per l’Italia, confessa che rivede quella scena del 12 agosto in modo vivido e forte. «Sono rimasto nascosto dietro quella porta per sei ore. E mi ustionai il collo, il braccio e la schiena». A sei anni riuscì a sopravvivere per miracolo, dopo un primo soccorso a Valdicastello e un altro periodo passato in un convento di suore fra Tonfano e Fiumetto, dove uscì dal tunnel nel quale sembrava spacciato. Infine passò un anno all’ospedale a Pietrasanta. Ma i segni dei traumi Mario se li è portati addosso non solo nei ricordi ma anche come cicatrici sul suo corpo. «Ho avuto un’adolescenza molto triste. Se mi recavo al mare dovevo mettermi la maglia, ci facevo anche il bagno, perché senno tutti mi chiedevano cosa mi era successo. Poi ho passato come tutti i superstiti il periodo buio di Sant’Anna, quasi non se ne parlava, finché con l’inchiesta dell’Armadio della vergogna tutto è venuto a galla».
Nel Parco nazionale della pace di Sant’Anna, domani sarà presente per l’orazione ufficiale anche la seconda carica dello Stato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. Mario sarà fra i superstiti che la presidente del Senato incontrerà.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
