Il Tirreno

Versilia

Paolo Nori tra Dostoevskij, Viareggio e la censura: «La cultura ci libererà»

Maria Cristina Ercini
Paolo Nori tra Dostoevskij, Viareggio e la censura: «La cultura ci libererà»

Tanta gente alle presentazione del libro del professore alla Gamc. «Qui è necessario ribadire il valore della letteratura e dell’arte» 

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VIAREGGIO. Una sala Viani, alla Galleria Gamc di Viareggio, con il pubblico delle grandi occasioni è quella che ha accolto lo scrittore Paolo Nori per la presentazione del suo libro “Sanguina ancora. L’incredibile vita di Fedro Dostoevskij”, edito da Mondadori, in occasione della rassegna l’Officina del Premio.

«Sono davvero felice ed emozionato di essere a Viareggio – dice Nori – Amo questa terra ed amo la Versilia. Luoghi che conosco molto bene e in cui torno sempre con grande gioia anche perché qui la madre di mia figlia, che è originaria di Pietrasanta, ha un casa e molti ricordi bellissimi sono legati a questi posti. Viareggio, la Versilia, come l’intera Toscana hanno una grande importanza dal punto di vista storico, culturale e letterario, per questo sono ancora più onorato di essere qui». Proprio la cultura e in particolare la lettura sono state il fulcro della Lectio di Nori che per quasi due ore ha ipnotizzando il pubblico, narrando di se stesso, del suo amore per Dostoevskij e ovviamente della censura (poi ritirata) dall’Università Bicocca di Milano.

«Dove meglio che a Viareggio – continua l’autore – che con il suo prestigioso Premio Viareggio Repaci ha visto passare di qui i più grandi nomi della letteratura fin dal secolo scorso, bisogna ribadire il valore della letteratura e dell’arte».

La censura ricevuta dall’Università Bicocca, nella quale lei avrebbe dovuto tenere 4 lezioni su Dostoevskij, anche se poi è stata ritirata, si è rivelata alla fine una cosa positiva?

«Per me è stata una fortuna, io non andrò alla Bicocca, anche se poi si sono scusati, dicendo che si era trattato di un errore e che mi hanno rinnovato l’invito. Ma sono molto contento della reazione che c’è stata in Italia: quelle quattro lezioni mancate si sono trasformate in un’enormità di inviti ai quali non riuscirò neppure a partecipare a tutti, ma ciò che più mi rende più felice è la reazione di dissenso nei confronti della Bicocca. Una piccola dimostrazione che la letteratura è più forte di qualsiasi censura e di qualsiasi governo, di qualsiasi dittatura, è qualcosa che dura in eterno e è anche più potente».

Lei ama la Russia . Come giudica però questa guerra che Putin ha dichiarato all’Ucraina?

«Mi sono innamorato della letteratura russa e della sua cultura che avevo solo 15 anni: all’ultimo piano di una stanzetta di una casa di campagna, ho iniziato a leggere ciò che avevo, erano libri da grande, erano quelli di mio nonno, il primo fu Delitto e Castigo e da allora è nato il mio amore per Dostoevskij. Oggi come allora credo che non sia possibile censurare l’arte: in Russia nel ventesimo secolo molti libri erano proibiti ed erano i più letti. La buona letteratura e l’arte sono strumenti contro i quali non c’è governo e non c’è legge né censura che tenga. Certo il mio amore per la Russia va oltre questa assurda e terribile guerra fratricida: quasi tutti i miei amici russi hanno parenti ucraini, se penso alla guerra mi viene da piangere. Ma la Russia ed il suo popolo non sono questa barbarie, non sono Putin. L’arte è una cosa, la guerra e chi l’ha ordinata un’altra».

Pensa che sia destinata concludersi presto od ad allargarsi?

«Se mi fa domande di letteratura, specialmente russa non ho problemi a rispondere, ma a questa domanda proprio non sono in grado di farlo. Quando penso a questa guerra di mi viene da piangere e mi auguro davvero che possa concludersi al più presto possibile»

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