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Carnevale di Viareggio, il piano dei protagonisti: «Ecco la festa che vorremmo per i 150 anni»

Carnevale di Viareggio, il piano dei protagonisti: «Ecco la festa che vorremmo per i 150 anni»

Due generazioni a confronto al dibattito organizzato in Cittadella. Avanzini: «Noi abbiamo fallito, riproviamoci».La proposta di Galli: «Un arredo urbano che identifichi la città con la tradizione»

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VIAREGGIO. «Portate nuove idee, anche espressioni politiche. I vecchi hanno fallito, hanno smarrito lo spirito associativo e hanno perso così il ruolo di confronto e di stimolo». In buona sostanza: ricreare quella che fu l’Associazione Costruttori. È un appello che parte dai decani della Cittadella, e si rivolge alla nuove leve della cartapesta, quello che esce dal confronto pubblico “Quale Carnevale?” organizzato dall’associazione Spazi Progressista nella sala del circolo Il Fienile.

«Voi che avete più energie potete colmare questo vuoto – ha detto Alessandro Avanzini al giovane vincitore delle mascherate di gruppo Silvano Bianchi, espressione di una nuova generazione di costruttori – se siete disponibili a provarci, a ricreare quello spazio associativo che manca ormai da troppo tempo, io ci sono». Bianchi annuisce, raccogliendo la sfida. E anche Jacopo Allegrucci, fresco di vittoria in prima categoria, è pronto ad impegnarsi. All’incontro hanno partecipato i carristi, i rappresentanti dei rioni, della cultura, della scuola, delle categorie economiche e anche la Fondazione Carnevale, rappresentata dal vicepresidente Marco Szorenyi e dalla consigliera d’amministrazione Monica Guidi.

Il filo rosso che ha unito gli interventi è la voglia di partecipazione nella costruzione di un Carnevale, il 150esimo, che sia di tutti. Un Carnevale «impastato nella città come i fogli di giornale dentro a un mascherone», l’ha definito Lucia Seppia del gruppo cultura di Spazio Progressista. Un Carnevale che possa trionfare nello spettacolo dei corsi, ma che attraversi le strade dei quartieri «andando anche oltre le tradizionali feste notturne», ha detto il vicepresidente del Carnevaldarsena Alessandro Summonti. E «che si racconti al mondo con un manifesto, magari realizzato dagli studenti dell’istituto grafico Marconi», come proposto da Andrea Paci, dj di rioni e veglioni e direttore artistico del Festival di Burlamacco. Che sia saldamente ancorato alla radici «al lavoro negli hangar», al patrimonio musicale che nasce dalle emozioni vissute, ma che sappia comunicarle attraverso i nuovi media con il supporto di un’agenzia di comunicazione specializzata. Per farlo – aggiunge Enrico D’Alessandro, figlio del promoter Mimmo, che fu vicepresidente della Fondazione nel 2014 – servono investimenti dedicati. Ma anche questa è la strada per rinnovarsi». Poi che rilanci i vecchi concorsi «come quello dedicato agli addobbi delle vetrine, capaci di coinvolgere tutte le attività», ha aggiunto Piero Bertolani, presidente di Confcommercio Viareggio, auspicando «una ripresa del confronto con la Fondazione» dopo lo scontro della scorsa estate per i corsi mascherati di settembre e ottobre. Un Carnevale che possa vivere oltre l’inverno: «Sarebbe interessante – suggerisce il carrista Fabrizio Galli – costruire un arredo urbano capace di legarsi alla cultura del Carnevale, cercando di trovare nelle capacità dei costruttori, ma anche degli artisti legati alla manifestazione, un progetto artistico che possa rendere ancora più riconoscibile la città. Viareggio ha il Burlamacco e finisce lì, è un limite che andrebbe superato».

Dopo aver trovato le porte della Fondazione e del Comune sbarrate fa appello alla città il regista Jacopo Rondinelli che ha diretto il docufilm “La giostra dei giganti”, presentato al Festival del cinema di Roma: «Viareggini pensateci voi dentro questo film ho raccontato una storia unica. La vostra».

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