Il Tirreno

Versilia

Strage di Viareggio, l’ultimo grido dei familiari delle vittime: «Confermate le condanne agli imputati»

Donatella Francesconi
Strage di Viareggio, l’ultimo grido dei familiari delle vittime: «Confermate le condanne agli imputati»

Nell'aula della Corte d’Appello di Firenze la relazione dei giudici nel porcesso di Appello bis. Tutte respinte le eccezioni dei difensori degli imputati tedeschi

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VIAREGGIO. Il dolore si rinnova a ogni parola della relazione dei giudici della prima sezione penale della Corte d’Appello di Firenze che ripercorrono per quattro ore – alternandosi – ogni singolo pezzo del disastro ferroviario di Viareggio, 29 giugno 2009, 32 vittime: dall’assile “criccato” che si spezza e provoca il deragliamento r la fuoriuscita del Gpl che si incendia tra le case e addosso alle persone, fino alle motivazioni con le quali la Corte di Cassazione ha portato tutti, di nuovo, nell’aula 32 del Palazzo di giustizia di Firenze. Una relazione pura e semplice, priva di alcuna considerazione dei giudici che l’hanno esposta (come impone il codice), ma anche precisa nel ripercorrere i fatti, le motivazioni dei ricorsi degli imputati, gli accoglimenti io respingimento di questa o quella istanza da parte dei colleghi di Cassazione. Una relazione fatta da chi – ieri è apparso molto chiaro – è ben entrato nella complessa materia.

«Chiediamo che siano confermate le condanne ai vertici apicali delle società coinvolte come dalle sentenze di primo grado del Tribunale di Lucca e della Corte d’Appello di Firenze», è la voce dei familiari delle 32 vittime della strage di Viareggio in presidio davanti al Palazzo di giustizia insieme agli esponenti di Assemblea 29 giugno e a una delegazione di operai della Gkn che hanno voluto portare il proprio sostegno. Delle pene agli imputati, italiani e tedeschi, se ne riparlerà in aula lunedì 11 aprile, quando la parola passa alla Procura generale toscana. I familiari delle vittime, riunite nell’associazione “Il Mondo che vorrei”, chiedono che «sia sancita e sanzionata un brandello di giustizia per noi e per i nostri cari, per le chi non c’è più e per i feriti» che ancora lottano dopo 13 anni con le conseguenze di ustioni gravissime.

Una esigenza di verità e di giustizia – sottolineano Mondo che vorrei e Assemblea 29 giugno – affinché dal disastro ferroviario di Viareggio si levi un «un insegnamento, un monito per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro. Contro i disastri industriali e ambientali che in questi decenni hanno macchiato di sangue e lutti il nostro Paese. Stragi e disastri troppo spesso dimenticati e rimasti impuniti, senza colpevoli».

Nell’udienza iniziata ieri mattina alle 10 e proseguita fino a pomeriggio inoltrato, si è nuovamente levata la voce dei difensori degli imputati tedeschi di Gatx e Jungenthal, la prima proprietaria dei carri merce che componevano il treno deragliato a Viareggio, la seconda l’officina incaricata delle manutenzioni (che di Gatx era una controllata all’epoca dei fatti). Quando il processo d’Appello-bis è iniziato – il 7 marzo scorso – i legali degli imputati hanno presentato una eccezione relativa alla mancata traduzione in tedesco che la Corte di Cassazione avrebbe dovuto disporre delle sentenza. Eccezione che i giudici fiorentini hanno accolto, in parte, disponendo la traduzione delle parti relative agli stessi imputati stranieri. Ieri mattina i difensori hanno di nuovo eccepito nel merito della tradizione parziale. La Corte si è ritirata oltre mezz’ora per decidere su questa e altre richieste degli avvocati di parte tedesca (compresa quella di estromettere dal nuovo processo d’Appello le parti civili) e al ritorno in aula hanno rigettato tutte le eccezioni sollevate, definendole «infondate». Per quanto riguarda quella relativa alla traduzione, il presidente della Corte – Angelo Grieco – è stato netto, supportato dal alcune sentenze di Cassazione citate nel provvedimento emesso: «La richiesta della traduzione è un atto personalissimo che deve essere compiuto dall’imputato e non dal difensore».

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