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Versilia

Dal Messico all’Alaska in nome di Mauro Talini: «Così realizzeremo il suo sogno in bici»

Gabriele Noli
Dal Messico all’Alaska in nome di Mauro Talini: «Così realizzeremo il suo sogno in bici»

Dieci corridori riprenderanno il viaggio che nel 2013 costò la vita al ciclista diabetico di Massarosa, investito e ucciso da un camion

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MASSAROSA. «Io viaggio in solitaria per scelta, ma non sono solo. Con me ho Gesù, Maria, la bici, l’insulina. E tutti voi». Dalla sala dei presidenti del Coni a Roma Massimiliano Talini ha voluto riprendere una frase pronunciata dal fratello Mauro Talini proprio nella casa dello sport italiano. Dove in occasione della Giornata mondiale del diabete aveva pure ricevuto un premio, lui che con quella patologia ci conviveva dall’età di 11 anni (era insulino-dipendente) e si impegnava a ricordare che «non costituiva un limite, ma un’opportunità». Per diffondere quanto più possibile il messaggio, Mauro pedalava per le strade d’Italia, d’Europa e del mondo e condivideva riflessioni e immagini su un blog, raccolti poi in un libro.

È morto nel maggio 2013, poco prima del quarantesimo compleanno, investito da un camion a Trincheras, in Messico, nella traversata in sella alla sua bici, che dalla Patagonia, dopo sette mesi e circa 25mila chilometri, lo avrebbe dovuto portare in Alaska. L’ultimo "viaggio dell’anima" - lui li chiamava così - è rimasto in pausa per nove anni. Il "play" lo premeranno a colpi di pedalate dieci corridori amatoriali, che divisi in coppie percorreranno i rimanenti 9mila chilometri verso Prudhoe Bay, la meta finale scelta ma mai raggiunta da Mauro: la prima, composta da due messicani, partirà domenica dalla località in cui il ciclista diabetico, originario di Quiesa, ha perso la vita. L’ultima giungerà a destinazione il 12 luglio.

L’iniziativa, promossa dall’associazione "Ancora in viaggio", di cui Massimiliano è presidente, e Aniad (l’associazione italiana degli atleti diabetici), è stata presentata ieri mattina al Coni, alla presenza degli otto corridori italiani giunti da Veneto, Emilia e Abruzzo, compresi i due giovani di Massarosa Federico Angeli e Theodros Talini (il nipote di Mauro che, dopo aver mollato il calcio, ha iniziato a pedalare per sentirsi più vicino allo zio scomparso). E, tra gli altri, del vice-presidente vicario del Coni Silvia Salis e della senatrice Gelsomina Vono, che ha raccontato la sua esperienza da diabetica di tipo 1, come Mauro.

E proprio la sensibilizzazione alla patologia rientra tra gli obiettivi prioritari di "In viaggio...verso l’Alaska", come quella all’ambiente e alla sicurezza stradale. "Diabetes no limits", non si stancava mai di ripetere - quasi fosse un mantra - Talini, uomo di fede (i santuari erano tappe fisse delle sue traversate) e ciclista della solidarietà: si impegnava infatti a portare il suo contributo nei luoghi del Sud America in cui operano le Missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe (era socio nel 2008). Continueranno a farlo le associazioni ideatrici del viaggio e gli staffettisti che ne saranno protagonisti: il progetto - che riguarda il centro di promozione integrale "Arco Iris de la Alegria", in Bolivia, realizzato nel 2015 - prevede la costruzione di bagni igienici per circa 30 famiglie (ciascuno costa 900 euro): l’intento è fornire, attraverso una raccolta fondi, il materiale alla popolazione locale per migliorarne le condizioni di vita. E non può esserci modo migliore per onorare la memoria di Mauro. «Non dobbiamo ricordarlo», puntualizza Theodros, «perché lui pedala insieme a noi: è la luce che ci guida».

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