Toscana
Il sindaco di Viareggio contro il presidente del Parco: «Parole lesive». Ma il Pd cerca di mediare, ecco perché
Del Ghingaro scrive ai vertici della Regione dopo le dichiarazioni di Bani sulla scelta della Lecciona come percorso della ciclovia Tirrenica
VIAREGGIO. La via Crucis della politica viareggina molto probabilmente andrà ben oltre il venerdì Santo. L’ultima stazione dello scontro politico con il Pd lo ha scritto ieri Re Giorgio: alterato, scocciato, offeso dalle parole del presidente del Parco Lorenzo Bani. Colpevole a suo avviso, prima in televisione e poi sul Tirreno, di aver criticato la delibera con la quale il consiglio comunale di Viareggio ha scelto la Lecciona come percorso della ciclovia Tirrenica. Secondo il presidente del Parco – scrive Del Ghingaro in una lettera ai vertici della Regione, a cominciare da Eugenio Giani, e ai sindaci del Parco – «il Comune non avrebbe ottemperato all’obbligo di chiedere il parere all’Ente Parco sul percorso della pista ciclabile Tirrenica nel tratto de “la Lecciona” di Viareggio».
In primo luogo – è la replica di Del Ghingaro – «il Comune ha provveduto esclusivamente all’approvazione di un atto di indirizzo finalizzato a esprimere la volontà politica del consiglio comunale rispetto al tracciato da indicare a Regione Toscana». In secondo luogo – aggiunge – ricorda come il tracciato proposto dal Comune di Viareggio «risulta già esistente e indicato all’interno del piano di gestione del Parco vigente destinato al “transito ciclopedonale”».
Dunque, insiste Del Ghingaro «l’atto consiliare ha provveduto, come ampiamente illustrato negli atti, a formulare indicazioni precise che consentano il passaggio della pista ciclabile senza alterare in alcun modo lo stato dei luoghi esistente, adattando la realizzazione della pista alle caratteristiche e alla conservazione dell’area protetta che attraversa».
Ecco perché – secondo il sindaco – «le affermazioni del presidente del Parco in merito a presunte mancanze da parte del Comune nell’iter di approvazione della delibera appare del tutto infondato. Nel considerare la gravità di quanto sostenuto – conclude – confido in un intervento deciso da parte di Regione Toscana al fine di stigmatizzare un atteggiamento fortemente lesivo nei confronti di tutto il consiglio comunale di Viareggio oltreché della mia persona».
In altre parole Re Giorgio chiede la testa di Bani. Ma più di una rivendicazione istituzionale dopo lo schiaffo pubblico ricevuto, appare come la richiesta un pegno politico – Bani è stato scelto dal Pd – per riscrivere equilibri e pesi di un braccio di ferro tra Del Ghingaro e i dem che va avanti da un mese e mezzo. Prima con la defenestrazione della sua vice, Federica Maineri, poi l’uscita dei dem dalla maggioranza e la questione – ancora irrisolta con la Regione – per la nomina del segretario dell’Autorità portuale. Tutto questo con lo spettro – mai smentito dal diretto interessato – di una possibile candidatura di Re Giorgio a sindaco di Lucca.
Proprio questa operazione, che oggi appare più lontana, se non tramontata, mette comunque il sindaco in una posizione di forza rispetto ai vertici regionali del Pd. Che non credono fino in fondo che Del Ghingaro abbia abbandonato l’idea di correre nella città murata (la scadenza per presentarsi è i 13 maggio) e comunque vogliono tenerlo buono fino al voto. Perché sanno che una sua discesa in campo, anche solo sponsorizzando un candidato diverso da quello del Pd, potrebbe mandare all’aria i piani dei dem. Che a questo punto mediano, allungano i tempi e cercano un confronto. Un patto di non belligeranza. L’ultimo tentativo di tavolo della pace, a livello locale, risale a venerdì scorso quando Re Giorgio ha incontrato il Pd per iniziare quel percorso di un loro rientro in maggioranza. Risultato? Tavolo saltato. E occhi puntati sulla prossima stazione dello scontro.
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