Italia
Quell’estate del 1950 trascorsa a Forte dei Marmi da uno dei padri della bomba atomica
Lo scrittore Giorgio Giannelli rievoca il soggiorno versiliese di Bruno Pontecorvo prima della sua fuga in Unione Sovietica
FORTE DEI MARMI. Nel 1950 si nascose in una villa di Roma Imperiale Bruno Pontecorvo, uno degli assistenti più stretti di Enrico Fermi, prima della sua misteriosa fuga in Unione Sovietica, in piena Guerra Fredda. Una storia che torna, oggi, d’attualità nei giorni in cui in cui la minaccia nucleare russa viene utilizzata per accentuare la drammaticità degli sconvolgenti fatti d’Ucraina, grazie alla rivelazione dello scrittore Giorgio Giannelli, 95 primavere di giornalismo e storia, che per una serie di circostanze ebbe la ventura di incrociarne le tracce, come racconterà nel suo prossimo libro “I miei primi 95 anni – Italia Proletaria e Fascista”.
Un destino quello che lega il Forte ai russi… «In un certo senso sì» rivela Giannelli, ricordandoci come il professor Pontecorvo fosse nativo di Pisa e fosse il fratello del regista Gillo. «Bruno era un fisico di grande valore – racconta – ed era entrato a far parte del “Gruppo di via Panisperna” con il quale collaborò nel 1934 al celebre esperimento sui neutroni lenti che diede l’avvio alle ricerche sulla fissione del nucleo atomico e alle sue applicazioni. Nel 1936 fu a Parigi, dove lavorò con Irène Curie e Frédéric Joliot e dove abbracciò l’ideologia marxista; idee che, quando riparò negli Stati Uniti d’America, nel 1940, lo fecero escludere dal Progetto Manhattan che costruì la prima bomba atomica. Nel 1948 però dopo avere ottenuto la cittadinanza britannica, fu chiamato a partecipare al progetto della bomba atomica inglese. Ecco perché fece grande scalpore la sua fuga in Unione sovietica».
Come ha saputo di questa presenza? «In quegli anni – racconta ancora Giannelli – io ero in polemica con Saragat che censurava i mie articoli su “La Giustizia” e mi trovai disoccupato. Conobbi così il senatore Eugenio Reale, un napoletano brillante, colto, ironico e…. comunista. Reale fu amico personale e consigliere politico di Togliatti che gli assegnò la responsabilità dei rapporti commerciali con i paesi dell’est europeo in modo da finanziare il partito attraverso le commissioni su ogni affare. Fu anche sottosegretario e ambasciatore a Varsavia mantenendo rapporti con l’Urss, almeno fintanto che nel 1956 uscì dal Pci per i fatti d’Ungheria. Si avvicina allora al mondo socialdemocratico, e nel 1957 fonda il settimanale “Corrispondenza socialista”, di cui io – ricorda Giannelli – diventai segretario di redazione, unico socialista tra ex comunisti. Quando il senatore Reale seppe che ero di Forte dei Marmi mi prese in simpatia. Finché un giorno, era un sabato, mi invitò a venire in auto con lui in Versilia “così potrai ritrovare i tuoi genitori” mi disse. Aveva una bella Citroen e durante il viaggio mi racconto molto di lui e io gli dissi anche che aveva coraggio perché quello che faceva scrivere sul suo settimanale faceva arrabbiare i russi. Al che mi disse tranquillo:“Se c’è uno che morirà nel suo letto sono io, i documenti di quando ero nel Pci sono da un notaio svizzero”. Tra un discorso e l’altro si arrivò così al Forte in una bella villa dalle parti di via XX Settembre, che avevo compreso aveva origini legate al Pci. “Da questa casa, – mi disse allora sorridendo – è partita la bomba atomica per Mosca! E mi spiegò che Bruno Pontecorvo che era militante comunista, nel 1950, aveva vissuto nascosto proprio in questa villa fortemarmina con la moglie, giusto alcune settimane in attesa di partire per l’Unione sovietica».
Il resto è storia nota: Pontecorvo sparì alla fine di agosto del 1950, raggiunse la Finlandia e da lì varcò il confine con l’Urss, dove andò ad abitare. I giornali inglesi, qualche settimana dopo, scrissero della fuga, ma il ministro inglese George Strauss minimizzò dicendo che lo scienziato pisano aveva avuto un accesso molto limitato ai segreti atomici e si era occupato soprattutto di raggi cosmici. Forse però non stava dicendo tutta la verità.
Premio Stalin nel 1953, Bruno Maksimovič Pontekorvo divenne membro della prestigiosa Accademia delle scienze dell’Urss nel 1958, e potè tornare in Italia solo nel 1978. Rimase però in Unione sovietica anche dopo la fine del comunismo e morì a Dubna nel 1993.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
