Il Tirreno

Versilia

La lezione dei superstiti di Sant’Anna davanti al ministro: «Il nostri ricordi contro la guerra»

Maria Cristina Ercini
La lezione dei superstiti di Sant’Anna davanti al ministro: «Il nostri ricordi contro la guerra»

A Roma l’incontro tra Guerrini e la delegazione versiliese per la deposizione della lapide alle Fosse Ardeatine «Noi siamo vivi per caso o per fortuna. Speravamo di non vedere più scene terribili come quelle del 1944»

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STAZZEMA. Una giornata che non dimenticheranno mai quella che hanno vissuto i rappresentanti dell’Associazione Martiri di Sant’Anna, presenti a Roma alla cerimonia dell’inaugurazione della lapide con i nomi dei 560 civili uccisi il 12 agosto 1944, dai soldati tedeschi, che giovedì è stata collocata al Mausoleo delle Fosse Ardeatine. Una cerimonia solenne in occasione della commemorazione di un’altra delle stragi naziste più efferate, quella appunto delle Fosse Ardeatine in cui persero la vita 335 civili, che si è svolta alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e delle più alte cariche dello Stato. Ad accogliere il gruppo dei superstiti e dei loro famigliari composto dalla Medaglia d’Oro Mario Marsili, dalle sorelle Siria e Adele Pardini, da Umberto Moriconi e da Sabina Federigi, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini che a lungo si è fermato a raccogliere le loro testimonianze.

Tutte queste persone hanno in comune un grande dolore: hanno perso intere famiglie in quella maledetta giornata di mezza estate, eppure ancora oggi, anzi oggi più che mai si battono affinché la memoria di quel che è successo non venga mai meno. Proprio per questo, oltre a volere fortemente il restauro della lapide che porta scritti indelebili nella roccia i nomi dei loro cari trucidati dai tedeschi, sono stati immensamente felici di vedere che adesso quei nomi potranno essere letti da milioni di persone.

Storie che hanno toccato il cuore del Ministro, come quella di Mario Marsili, al quale hanno sterminato la famiglia mentre lui si è salvato grazie alla madre che, per difendersi tirò uno zoccolo al tedesco che stava per sparale consentendo alfiglio di fuggire e salvarsi. «La memoria di quello che è accaduto non deve mai cessare – ha detto Marsili al Ministro – noi lo sappiamo cosa significa e per questo ci battiamo affinché questi ricordi restino indelebili a tutte le generazioni, perché capiscano chele guerre non devono più esistere».

Straziante il racconto delle sorelle Pardini che nella strage hanno perso oltre i genitori altre sorelle fra cui anche la più piccola delle vittime, che aveva appena venti giorni. «Allora – ricordano – usava fasciare i neonati. Alla nostra sorellina spararono nelle fasce ben sette pallottole. Io mi sono salvata solo fortuitamente: i tedeschi ci stavano fucilando tutti, fra questi c’eravamo anche io e la mia mamma. Ci spararono, io fui colpita, lei cadde uccisa ma il suo corpo finì sopra di me coprendomi, i soldati non si accorsero che io ero ancora viva perché non mi videro. Questa è la guerra e quello che porta, credevano di non vederne più invece quello che sta accadendo vicino a noi è terribile. Lottano per un pezzo di terra uccidendo la povera gente. Siamo grati al ministro ed allo Stato che ci ha regalato questa grande opportunità di portare, in questo luogo, anche la memoria della nostre vittime. Noi vogliamo che arrivi un messaggio di pace, per questo le stragi non devono mai essere dimenticate, altrimenti i nostri cari sarebbero morti invano».

Guerini ha accolto in un abbraccio simbolico tutti i presenti e il ricordo dei lori familiari. «La follia di certe ideologie porta a compiere gesti incomprensibili per gli umani – ha detto – come ministro e rappresentante dello Stato vi sono grato per avere voluto portare qui, anche il ricordo della vostra gente. So quanto la vostra associazione si batta da sempre affinché la memoria sia portata avanti. Ricordare chi eravamo ci porta ad essere quello che siamo. Da ora nel Mausoleo saranno milioni le persone che potranno vedere i nomi delle vostre vittime; e il nome di Stazzema potrà essere visto in tutto il mondo. Ascoltare i vostri racconti come persona, prima ancora che uomo delle istituzioni mi ha toccato il cuore. Dobbiamo lottare, come avete sempre fatto voi, per gli ideali di pace e di libertà con l’auspicio che quello che sta succedendo oggi termini al più presto».

«Portare per noi la lapide con i nomi dei nostri morti – ha detto il vice sindaco di Stazzema – Alessandro Pelagatti – vuole essere per noi il richiamo alla memoria perché nel mondo non ci siano più guerre. Essere oggi a Roma, sentire leggere i nomi dei nostri cari, assume ora più che mai un significato importante, non vogliamo più leggere altri nomi, era questo il nostro messaggio. Mai avremmo pensato, quando abbiamo deciso di portare qui la lastra, che ci fosse una guerra alla porte di casa e questo ha suscitato in tutti noi, un sentimento ancora più forte di angoscia e dolore».

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