Gioco
Dieci anni senza Guidubaldo Francesconi, il carrista pittore che disegnava i bozzetti per i colleghi
A lui è dedicato il premio speciale al Carnevale di Viareggio. La moglie e le figlie: «Non vorremmo che fosse dimenticato»
VIAREGGIO. Che lo si debba annoverare tra i grandi del Carnevale lo dimostra il premio speciale per il miglior bozzetto che porta il suo nome: lo istituì la Fondazione Carnevale un paio d’anni dopo la sua scomparsa. Già: era il 24 marzo del 2012 quando ci ha lasciati Guidubaldo Francesconi, costruttore di carri e mascherate di gruppo a cui si rivolsero tantissimi colleghi per chiedergli di realizzare il bozzetto delle loro opere. A ricordarlo dieci anni dopo è la moglie Maria Pia assieme alle cinque figlie Cinzia, Barbara, Donatella, Franca e Simona «perché non vorremmo che venisse dimenticato da chi l’ha conosciuto».Francesconi nacque nel 1930 a Viareggio e si avvicinò per caso al mondo del Carnevale, quando il titolare di un magazzino di vernici in cui lavorava suggerì il suo nome al costruttore Tono D’Arliano.
Fu così che nel 1958 iniziò l’avventura di Francesconi nel Carnevale, rifinendo alcuni mascheroni del carro "Miss Universo": da lì avrebbe collaborato negli anni con Francesco Francesconi - solo un caso di omonimia: non erano parenti - e il figlio Mario, fino a mettersi in società con Vittorio Cinquini nelle mascherate di gruppo rimanendo poi da solo a partire dal 1970. Per altri undici anni restò in quella categoria, conquistando due vittorie, mentre negli anni Ottanta si cimentò con i carri piccoli al fianco di Giovanni Strambi vincendo nel 1986. Pittore e grafico, ha disegnato i bozzetti dei carri e delle mascherate di molti suoi colleghi e, prima di ritirarsi per motivi di salute nel 1995, ha anche dato una mano a realizzare le costruzioni fuori concorso del Rione Migliarina.
Ma Francesconi ha avuto modo di farsi apprezzare anche lontano da Viareggio, come ricorda la signora Maria Pia: «Portò l’arte del Carnevale in Australia e Venezuela negli anni Settanta e lanciò una scuola della cartapesta a Borgosesia che gli è stata intitolata - ci dice con orgoglio ed emozione - lui lavorava anche come infermiere all’ospedale, una notte era in servizio e venne a sapere di un concorso per un carro e una mascherata per questo Carnevale in Piemonte: spedì due bozzetti e vinse entrambi i premi. Tutti gli anni quando prendeva le ferie andava lassù, ha fatto un sacco di scenografie anche con gli studenti delle scuole medie».La signora Francesconi («Il cognome da ragazza è Misuri, ma ormai mi faccio chiamare con quello di mio marito») ricorda il funerale di dieci anni fa: «Se ne parlava per strada giusto l’altro giorno, fu un momento ovviamente triste ma anche bello perché c’erano tanti suoi colleghi, a partire da Arnaldo Galli che l’ha ricordato nel suo libro. E poi ci fu il bellissimo gesto dell’allora presidente della Fondazione Carnevale Alessandro Santini: portò in chiesa la Burlamacca originale che viene issata sul pennone di piazza Mazzini».
Due anni dopo, sotto la presidenza di Stefano Pasquinucci, la Fondazione introdusse, tra i premi speciali, quello per il bozzetto più bello dedicato proprio alla memoria di Francesconi: «È una bella cosa, anche per le figlie: una di loro va sempre all’ultimo corso anche solo per sentire il nome di suo padre uscire dagli altoparlanti alla lettura dei vari premi speciali». Al momento dell’alzabandiera, invece, «guardo la Burlamacca e ricordo lui, specie quando vedo il vessillo arrivare in cielo». E a questo punto ci fermiamo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

