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Il Covid frena le donazioni la Versilia ha bisogno di sangue: «Venite a dare una mano»
In tanti sono rimasti in isolamento a causa della variante Omicron. Appello dell’Avis: chi sta bene, compresi i guariti, venga al centro trasfusionale
VIAREGGIO. La scarsità di sangue in Versilia in questo periodo è più marcata del solito. Da settimane ormai le associazioni di volontariato del territorio stanno sollecitando i propri iscritti, tra quelli che ne hanno la possibilità, di andare a donare per far fronte alla carenza di scorte ematiche a livello locale (la situazione a livello regionale è parzialmente migliorata ma non al punto da poter considerare del tutto archiviata la fase più critica).
A fine gennaio Avis Versilia aveva lanciato un appello, rivolto soprattutto ai giovani, al fine di sensibilizzarli sull’importanza, pure sociale, di un gesto che contribuisce a salvare molte vite. «Noi ci sforziamo di non parlare di emergenza – afferma Maurizio Rossetti, presidente di Avis Viareggio e Zonale Versilia e consigliere regionale – in queste settimane si è però registrato un calo, dovuto principalmente al fatto che in diversi, almeno un 50%, tra coloro che potevano donare erano in isolamento oppure in attesa di negativizzarsi. Per tutti gli altri, rinnoviamo l’appello: confidiamo che chi sta bene, compresi i guariti dal Covid, si presenti al centro trasfusionale dell’ospedale Versilia. In questo momento abbiamo bisogno che ognuno faccia la propria parte».
Sin dallo scoppio della pandemia i vertici dell’azienda ospedaliera così come quelli delle associazioni si stanno battendo per una corretta informazione sui rischi legati al virus «prossimi allo zero» per i donatori, rimarcando «la totale sicurezza delle procedure». Non ha di certo aiutato in tal senso la vicenda del bambino modenese ricoverato all'ospedale di Bologna in attesa di subire un delicato intervento chirurgico. I genitori si opponevano all'intervento senza la garanzia che il figlio stesso ricevesse sangue proveniente da persone non vaccinate. In merito si è espressa chiaramente la presidente di Avis Toscana Claudia Firenze, rimarcando che «la donazione anonima e volontaria tutela tutti» e che per questo «è preoccupante che si formino liste di persone non vaccinate disposte a dare il proprio sangue ad altre persone non vaccinate, perché è il sistema stesso che viene a essere compromesso con questa sbagliata visione». Rossetti aggiunge che «oltre il 90% della popolazione è vaccinato con almeno una dose» e che contestualmente «le donazioni sono andate avanti senza intoppi».
Il calo dei prelievi, per quanto più accentuato da alcune settimane, è ormai cronico in Versilia. «Non c’è una sola spiegazione. Purtroppo la società sta vivendo un cambiamento profondo, al di là della pandemia: l’individualismo prevale sempre più sull’altruismo. È un problema comune a molte associazioni di volontariato, non riguarda soltanto quelle che si occupano di donazione di sangue e plasma». L’età media di chi si presenta al centro trasfusionale però non aiuta. E il ricambio generazionale non è automatico. «Noi cerchiamo di coinvolgere i ragazzi andando nelle scuole o attraverso i social – conclude Rossetti – e stiamo notando segnali incoraggianti, anche grazie al supporto dei ragazzi del servizio civile. Non è facile avvicinarli al mondo dell’associazionismo, ma noi non ci perdiamo d’animo: è fondamentale riuscire a far capire il valore sociale delle donazioni. A livello personale l’impegno è notevole, ma mi gratifica molto».
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