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Il viaggio di Claudia, da Pietrasanta al confine di guerra per portare in salvo i due nipotini
Commessa ucraina di un negozio al Forte è partita per raggiungere i figli del fratello e della cognata militari: «Un giorno torneremo tutti insieme a casa, perché noi non smetteremo mai di lottare per la nostra terra»
PIETRASANTA. Un viaggio lungo 3.300 chilometri, con il cuore in gola, per portare in salvo i due piccoli nipoti e provare a guardare al domani con, dolorosa, fiducia. Lo sguardo di Claudia, giovane ucraina da 11 anni in Italia dove lavora in un negozio griffato di Forte dei Marmi, è stanco: le parole, in scia a un racconto che parla di esodo sotto le bombe e terrore, di tanto in tanto si aggrovigliano intorno alle lacrime. «I miei due nipoti adesso stanno bene, sono al sicuro, nella nostra casa di Pietrasanta. Sono stati però giorni complicati: andarli a prendere, là al confine fra Polonia e Ucraina, si è rivelato ancora più difficile e pericoloso del previsto: però siamo insieme. E ci resteremo fino a quando tornerà, nella nostra terra, una parvenza di normalità».
Ma quello di Claudia sembra più un auspicio, che una certezza. «In Ucraina muoiono, per mano russa, bambini, donne, anziani. In Ucraina lanciano bombe sulle case: talvolta ascolto persone, in televisione che sembrano quasi non credere a quello che le televisioni raccontano. È terribile tanta superficialità e cinismo, ma sempre queste persone lo hanno capito o no che oggi è l’Ucraina a essere in guerra, ma che domani il conflitto rischia di arrivare anche nelle loro case?» il punto di domanda di Claudia che poi torna al viaggio dei giorni scorsi. «Sono partita, con la mia auto, da Pietrasanta, insieme a mia mamma: quando sono arrivata al confine fra Polonia e Ucraina, 1650 chilometri dopo, i miei due nipoti ancora non c’erano. Mio fratello, il babbo dei piccoli e mia cognata, la mamma, sono militari e si trovano sul fronte da settimane: i bambini erano stati affidati ad un nostro familiare impossibilitato, però, per ragioni di salute, ad accompagnarli dalla periferia di Leopoli, dove hanno casa, fino alla frontiera. Viaggio che, alla fine, sono riusciti a fare grazie d un volontario».
Claudia si interrompe, piange: il momento dell’abbraccio con i due nipoti – otto e undici anni – rimasti da soli per ore nella tormenta umana attorcigliata intorno al confine, è ricordo ancora troppo recente. «Alla frontiera bisogna fare attenzione: da alcuni giorni – prosegue Claudia – sono infatti presenti agenti russi. Se finisci nelle loro mani, rischi la vita. E rischiano la vita anche i tuoi cari».
Ma umanità e vera vicinanza, Claudia, durante il viaggio di ritorno l’ha percepita sulla propria pelle. «I polacchi sono nostri fratelli. Nei pressi di Udine, all’Alma Hotel di Venzone, i proprietari italiani ci hanno garantito ospitalità, cibo e mi hanno anche riparato la macchina. E a Pietrasanta, in questa splendida terra, ho amici che ci stanno vicini, che ci aiutano. Non finirò mai di ringraziarli. Abbiamo bisogno di voi, non lasciateci soli».
Claudia, nei limiti del possibile, prova a tenere in contatto i nipoti con i genitori: nel frattempo si è mossa per iscriverli a scuola – trovando però uno scarso supporto da parte degli uffici comunali – per garantire loro un pediatra, per favorire un approccio ad una vita con un barlume di normalità. Con un pensiero fisso. «Un giorno torneremo tutti insieme a casa, perché noi ucraini non smetteremo mai di lottare per la nostra terra».
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