Il Tirreno

Versilia

Il grido di pace della Versilia

Luca Basile
La fiaccolata per la pace in piazza Duomo a Pietrasanta
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La fiaccolata per la pace in piazza Duomo a Pietrasanta

In tanti alla fiaccolata di Pietrasanta. Sos da Kiev: «Mandateci armi»

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PIETRASANTA. Fiaccole, palloncini e bandiere nel divenire di un corteo che, ravvivato da poco meno di un migliaio di anime di ogni età, dai bambini agli anziani, nel silenzio invoca la pace. Quello che è andato in scena, giovedì sera, nel centro storico di Pietrasanta, non è stato solo un no alla guerra in Ucraina e alle bombe lanciate dall’invasore russo ma anche un messaggio condiviso, sempre nel nome della pace, che ha coinvolto tutte le amministrazioni della Versilia storica e tutte, o quasi le sue componenti politiche che, per l’occasione, sono andate oltre steccati partitici e ideologie.

«Il municipio e il teatro comunale “Cesare Galeotti” illuminati di giallo e azzurro mentre una scia silenziosa di fiammelle attraversava il cuore della città» il pensiero a firma dell’amministrazione comunale cittadina che ha visto il sindaco Alberto Giovannetti ringraziare la comunità versiliese.

«La generosità dilagante che, fin dai primi giorni, avete mostrato nei confronti del popolo ucraino e che vedo ancora qui, nella vostra presenza, è un segnale fortissimo – ha aggiunto il primo cittadino della Piccola Atene della Versilia – a chi deve lavorare per la pace. Non solamente in Ucraina, ma in tutte le parti del mondo che sono costrette a subire gli orrori di una guerra».

Sul sagrato del Duomo di San Martino, introdotti da Claudio Sottili, si sono succeduti gli interventi istituzionali. «Il mio pensiero – ha sottolineato Nicola Conti, vice presidente dell’amministrazione provinciale di Lucca – va alle madri ucraine, che stanno fuggendo dalla loro terra insieme ai figli, ma anche alle famiglie russe, che hanno visto i loro figli costretti ad abbandonare il loro futuro per imbracciare le armi».

Poi è intervenuto il senatore Massimo Mallegni, delegato internazionale Osce, che nei giorni scorsi si era recato in Ucraina, a Leopoli. «Abbiamo chiesto al nostro Governo la nomina di un commissario: dobbiamo canalizzare nel modo corretto il grande cuore dell’Italia, per evitare che gli aiuti non restino abbandonati in qualche magazzino» le parole dello stesso Mallegni che hanno anticipato quelle, tramite collegamento telefonico, pronunciate dal deputato ucraino Mykyta Poturaiev.

È stato un intervento che, in una piazza brulicante di bandiere della pace e di richieste di stop immediato al lancio delle bombe, non sono certo passate sottotraccia: Poturaiev, nell’esprimere la gratitudine all’Italia e ai paesi europei per la solidarietà e la vicinanza ha infatti ribadito – posizione per altro più volte evidenziata dal presidente ucraino Zelensky – la necessità di un maggiore sforzo, incluso l’invio di armi, per contrastare l’invasore russo.

Un deciso richiamo alla realtà di questi giorni che ha fatto attraversare un brivido nei partecipanti alla fiaccolata, come a ribadire ancora una volta di più, se possibile, la complessità e la scia di dolore e morte che si accompagna ad ogni conflitto.

Tutto questo mentre dalle parti di piazza Matteotti, dove il corteo si era messo in movimento, un presidio, a firma del Partito comunista dei lavoratori, rivendicava il proprio no alla guerra con un messaggio che si prestava a ben poche interpretazioni “né con la Russia né con la Nato e contro tutti gli imperialismi”.

A chiudere gli interventi dal sagrato del Duomo di San Martino era stato invece don Stefano D’Atri prima dell’invocazione davanti al dipinto della Madonna del Sole e l’esecuzione dell’Ave Maria di Schubert da parte del tenore Omar Bresciani. Con la chiosa della “liberazione”, verso il cielo, di tanti palloncini gialli e azzurri: un mantra di pace mentre il mondo continua ad essere pervaso da devastanti venti di guerra.

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