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Versilia

Da Viareggio alla frontiera con l'Ucraina dove arriva chi scappa dalla guerra: «Là c’è bisogno di noi»

Gabriele Buffoni
Da Viareggio alla frontiera con l'Ucraina dove arriva chi scappa dalla guerra: «Là c’è bisogno di noi»

L’editore Marco Palagi è impegnato in prima linea con associazioni umanitarie. «Così accogliamo le mamme e i bambini che fuggono dall’orrore»

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VIAREGGIO. Da poche decine di orfani ospitati in due strutture a dover far spazio - nell’arco di una sola notte - ad oltre settanta persone tra donne e bambini in fuga. Un flusso che non si è fermato, giorno dopo giorno, fino ai limiti della sostenibilità. È la realtà di Sighertu Marmatiei, paesino romeno che segna la frontiera con l’Ucraina, da cui è separato da un solo ponte di poche centinaia di metri. Marco Palagi, editore viareggino di 40 anni, ha vissuto lì, in prima linea, l’impatto con l’emergenza profughi causata dai bombardamenti russi. Lui che, insieme alla collega Francesca Bertò (originaria del Trentino Alto-Adige e come Marco collaboratrice umanitaria), era in Romania fino a poche settimane fa per assistere due monasteri di suore adibiti ad orfanotrofio per i bambini romeni. E si è invece ritrovato a dover allestire in fretta e furia intere camerate per ospitare chi aveva lasciato case e affetti alle proprie spalle in cerca di un rifugio sicuro.

«Ho sempre collaborato con varie associazioni umanitarie in Romania che operavano nell’aiuto ai più piccoli. E da qualche anno io e Francesca abbiamo iniziato a cooperare con due monasteri di Sighertu Marmatiei portando aiuti agli orfani di quella regione - racconta Marco - per questo, quando sono cominciati i bombardamenti in Ucraina, abbiamo capito subito che in quei luoghi sarebbe arrivata la prima ondata di profughi. E che avevano bisogno immediato di una mano». Così, da Viareggio, Marco si mette in viaggio: un tragitto di 17 ore fino ad arrivare a destinazione. Appena in tempo per assistere alla folla di richiedenti asilo che attraversava il confine.

«I due monasteri di Sighertu - spiega - hanno una capienza di una sessantina di bambini in totale. Invece la richiesta era improvvisamente diventata di centinaia di persone, non solo minori ma anche donne e anziani. I primi ad arrivare sono stati profughi originari della Crimea - racconta Marco - che hanno superato il confine dopo giorni di viaggio. La nostra preoccupazione principale era far capire alle madri spaventate che nessuno avrebbe loro tolto i bambini: in molte non volevano accettare un rifugio proprio perché temevano che le autorità le privasse dei figli. Non è stato semplice, perché comunque si trattava di parlare con persone che avevano appena abbandonato le proprie case e che erano lì solo di passaggio: la loro speranza era raggiungere l’Italia o gli altri Stati europei dove avevano già parenti o amici in grado di ospitarli».

Dopodiché le difficoltà sono state altre. «Provvedere ai letti è stato molto complicato - racconta l’editore viareggino - abbiamo dovuto fare i salti mortali per trovare i materassi e allestirli, chiedendo anche un notevole aiuto alla popolazione romena locale. Che ha risposto magnificamente: è solo grazie ad una cooperazione collettiva che siamo stati in grado di raddoppiare la capienza degli spazi dei monasteri, ovviamente sacrificando altri spazi non adibiti a camere. Ma questo - spiega Marco - ci ha permesso anche di dare una qualche forma di sollievo ai bambini: c’erano neonati di poche settimane ma anche bambini più grandi che, con i loro coetanei, hanno potuto giocare. E per un po’mettere da parte gli orrori che avevano vissuto durante la fuga».Da giorni Marco Palagi è tornato in Italia (dando un passaggio anche ad profughe ucraine) ma «tra pochi giorni, il 31 marzo, io e Francesca ripartiremo - rivela - a Sighertu Marmatiei c’è ancora bisogno di aiuto perché il flusso di profughi non è diminuito. E non c’è solo bisogno di braccia: porteremo con noi pannolini, materiale per l’igiene personale e per le pulizie, cibo e aiuti economici».

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