Gioco
Città della Cultura, il fair play di Del Ghingaro: «Complimenti a Pesaro, noi ripartiamo da qui»
Viareggio non ha vinto la virtuosa competizione per aggiudicarsi la competizion ma farà tesoro del grande patrimonio di progettualità con cui ha partecipato
VIAREGGIO. La città non ha vinto il titolo di Capitale della cultura 2024 ed è stata premiata Pesaro? È ugualmente "avanti tutta". Perché quel progetto di candidatura all’ottenimento del titolo era talmente "maxi" - grandioso - che non può finire nel cassetto. Poggiava su investimenti da 93 milioni di euro, cifra che ha lasciato di stucco persino la giuria. Quel dossier, poi, è importante anche per un altro motivo: per lo sforzo di ideazione - progettazione - da cui è venuto fuori. Tant’è che oggi Viareggio «sa cosa fare in futuro, cosa che non è da tutti», dice Alessandro Amadori, direttore delle ricerche qualitative dell’Istituto Piepoli, consulente della giunta del Ghingaro per la redazione del progetto. Per Viareggio è come se ci fosse stato un prima e un dopo: prima del concorso e dopo il concorso. Nel mezzo ha messo nero su bianco quel desiderio che diventa intento «di trovare una nuova dimensione», aggiunge Amadori, che sia internazionale: «un po’ come ha fatto Milano con l’Expo». E questo è in sintonia con la dichiarazione con cui il sindaco Giorgio Del Ghingaro - di ritorno da Roma, dalla cerimonia di assegnazione del titolo - commenta l’esperienza: inizia coi «complimenti a Pesaro e al sindaco Matteo Ricci.
E continua: «Il percorso che ci ha portato al ministero - dice - è stato emozionante: abbiamo progettato investimenti strutturali e iniziato un lavoro che non andrà perduto», rassicura. «Viareggio è impegnata a costruire il suo futuro che solo qualche anno fa sembrava impossibile - chiosa - Questa esperienza ha dimostrato che la città ha i numeri per essere al centro della vita culturale del Paese. Abbiamo dimostrato serietà, compattezza, autorevolezza». «Siamo sole e mare - continua - ma anche storia, eventi, arte. Creatività e coraggio. Siamo la leggerezza del Carnevale e l’intensità di Puccini: il 2024 apre un biennio di celebrazioni che porteranno Viareggio sotto i riflettori del mondo. Avanti, che siamo già ripartiti». E sarebbe bello che ci fosse un filo rosso - una sorta di corrispondenza di amorosi sensi - a unire Pesaro, città del Rossini Opera Festival e Capitale della cultura nel 2024, con Viareggio che proprio nel 2024 festeggerà il centenario della morte di Giacomo Puccini. Chissà.
Del resto è stata Silvia Calandrelli, direttrice di Rai Cultura e presidente della giuria che ha raccomandato (così si dice) al ministro Dario Franceschini il nome della città vincitrice a riconoscere che tutte le dieci finaliste hanno grande pregio e pari dignità, come fossero ciascuna una tappa di un meraviglioso "giro d’Italia". Nulla è andato perduto se non la chance - per dirla fuori dai denti - di un bel gruzzolo di risorse pubbliche pari a un milione di euro che vanno di diritto alla Capitale come leva economica per la realizzazione del progetto. Chiusa la virtuosa competizione, non è mancata qualche polemica. «Fra i limiti che la proposta di Viareggio ha scontato - nota Alessandro Santini, capogruppo della Lega in consiglio comunale - c’è l’atteggiamento tenuto dal sindaco Del Ghingaro che non ha saputo fare squadra con il territorio: Pesaro ha coinvolto tutti e 50 i comuni della provincia per una candidatura definita "plurale"» dalla giuria; «Puccini - aggiunge Santini - rappresentava la nostra carta vincente ma i continui e pubblici litigi di Del Ghingaro con il sindaco di Lucca hanno finito per pesare».
Critiche anche da Barbara Paci, capogruppo del gruppo misto in consiglio comunale: «Non mi meraviglio del risultato - dice - Come feci notare, al progetto di Viareggio mancava l’inclusione e la partecipazione attiva dei cittadini e delle associazioni per costruire un progetto collettivo»; «Sono stati stanziati - aggiunge - 250mila euro per il confezionamento del dossier e 135 milioni per la realizzazione di esso, di cui 50 milioni messi a budget dal Comune. È lecito chiedersi come un comune possa stanziare così tanti soldi per un singolo progetto, somma 20 volte superiore alla media dei progetti di altre candidate: propongo che una piccola parte dei 50 milioni venga utilizzata per progetti culturali virtuosi e inclusivi».
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