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Montemagno, rinasce il leccio di Montemagno: dalle ghiande della storica pianta crescono quattro alberelli

Gabriele Buffoni
Un momento della cerimonia di ieri mattina a Montemagno
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Un momento della cerimonia di ieri mattina a Montemagno

Abbattuto nel 2019, è stato un punto di riferimento che ha attraversato le generazioni affascinando anche Giorgio Gaber. Ecco l'idea dei bambini della scuola materna di Orbicciano 

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MONTEMAGNO. Sotto le sue fronte i bambini di Montemagno, per molti anni, si sono ritrovati per giocare insieme. E alla sua ombra sono in tanti ad aver scambiato i primi baci di gioventù. D’altra parte, per tutta la comunità della frazione camaiorese, il leccio secolare era diventato una sorta di simbolo, un punto di riferimento che attraversava le generazioni e che aveva affascinato anche Giorgio Gaber, spesso visto dai residenti a godersi il panorama all’ombra dell’amatissimo albero. Per questo, dopo che il leccio fu abbattuto da un fortunale nel novembre 2019, gli abitanti hanno fatto di tutto non solo per valorizzarne il ricordo, ma anche per riportarlo simbolicamente a casa.

Ieri questo sogno di rinascita si è concretizzato, trasformandosi da semplice idea a terriccio, radici e nuova linfa attraverso le mani dei bambini della scuola materna di Orbicciano. Sono stati loro infatti a piantare nel giardino della società Mutuo Soccorso di Montemagno quattro nuovi alberelli di leccio, nati dalle ghiande che nei giorni immediatamente successivi al crollo furono raccolte da Marco Morotti, scultore e residente nella frazione.

«Per tutti noi di Montemagno quel leccio secolare è sempre stato qualcosa di più di un semplice albero – racconta – era un simbolo di appartenenza al nostro paese, un’immagine di vita. Quando il vento lo buttò giù chiesi al Comune la possibilità di scendere il pendio e raccogliere delle ghiande: alcune le ho portate ad un amico vivaista e, in questi tre anni, sei di queste hanno dato vita a nuovi alberelli».

Delle due piantine rimanenti, una è stata donata – in vaso – al Comune di Camaiore con la promessa che verrà piantata sul nuovo belvedere di Montemagno non appena sarà cresciuta adeguatamente. Mentre l’ultima partirà per San Marino (con cui Montemagno e Camaiore sono gemellati) per il “San Marino Green Festival”: in quest’occasione sarà piantata nel Giardino della Pace insieme ad un cachi giapponese della zona di Hiroshima e a un ulivo proveniente dall’orto del Getsemani.

Nel corso della toccante celebrazione tenutasi ieri questi nuovi alberi-figlio, simboli della vita che vince sulla distruzione portata dal vento, sono tornati a casa, mettendo radici nella terra della frazione di cui un tempo il loro “padre” era stato simbolo amato e rispettato con cura. Un segnale di speranza e di futuro che la comunità locale della frazione ha voluto unire ad un messaggio di pace – quanto mai attuale in queste settimane – srotolando sulprato un ampio bandierone della pace (20 per 10 metri) insieme a tutti i bambini presenti.

Ma il leccio di Montemagno non ha solo lasciato in eredità ai suoi ex concittadini i nuovi figli nati dalle sue gemme. «Tutti in paese – spiega Morotti – si sono attivati in questi anni perché niente del nostro leccio venisse sprecato ma che ogni sua parte, per quanto possibile, venisse recuperata e convertita in qualcosa di nuovo».

Parte del legno del suo tronco quindi è andato a costituire le assi di una nuova panchina che ieri è stata posta sul nuovo belvedere panoramico della frazione mentre da altre parti – che altrimenti sarebbero state scartate – lo stesso Morotti ha ricavato la scultura “L’angelo dei sogni” che è stata inaugurata ufficialmente ieri nella sede della Mutuo Soccorso.

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