Il Tirreno

Versilia

Strage di Viareggio, i familiari delle vittime: «Inopportune le parole di Mieli su Moretti»

I familiari delle vittime della strage con le foto dei loro cari
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I familiari delle vittime della strage con le foto dei loro cari

L’associazione “Il mondo che vorrei” al giornalista: «Lei non ha mai partecipato a una delle oltre 150 udienze a cui invece noi siamo sempre stati presenti»

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VIAREGGIO. L’intervento del giornalista e storico Paolo Mieli su Mauro Moretti, a proposito della decisione dell’ex amministratore delegato di Fs di non rinunciare alla prescrizione nel processo sulla strage, è stato «quantomeno inopportuno».

Ad affermarlo è l’associazione “Il mondo che vorrei”, che riunisce i familiari delle vittime. «Come sa – si legge in una nota rivolta a Mieli – a giugno saranno 13 anni da quella strage di donne, uomini e bambini che sono stati uccisi bruciati vivi mentre erano al sicuro nelle loro case e sinceramente tutti noi avremmo voluto un processo molto più celere e giusto. Quindi quando lei sostiene, giustamente, che “uno” non può stare sotto processo per 10, 20, 30 anni, ha perfettamente ragione. Ma perché ha pensato solo al condannato (in tre gradi di giudizio) e non le è venuta in mente una parola anche per i familiari? Anche noi mamme, padri, fratelli e sorelle siamo da 13 anni nelle aule dei tribunali e la sera i nostri figli non tornano a casa».

«La lungaggine dei processi è altro da quello che è accaduto il 7 marzo a Firenze, e non si risolve certamente nel modo “Cartabia” (l’attuale ministra della Giustizia, ndr) – prosegue il comunicato dei familiari – perché i processi purtroppo possono essere talmente tecnici, necessitare di rogatorie internazionali che non si possono risolvere in tre anni. Ma assolutamente i processi vanno fatti, non si può far finta di niente. Lei sa cos’è una “zampa di lepre”? Sa cos’è una “boccola”? Le Ferrovie sono un mondo. Lei non ha mai partecipato ad una delle oltre 150 udienze a cui invece noi siamo sempre stati presenti. Lei ha letto le 1.200 pagine delle motivazioni del primo grado, le 582 del secondo grado e le 200 circa della Cassazione? Noi sì, e più volte. Tutto questo per dirle, signor Mieli, che la sua uscita è stata molto infausta e molto di cattivo gusto. Poteva ovviare alla risposta ricordando proprio che è presidente del premio Viareggio- Repaci e quindi era inopportuno un suo giudizio ma, ancora meglio poteva semplicemente tacere, non costava niente anzi, molte volte il silenzio è d’oro e avrebbe avuto rispetto per 32 vite bruciate. Lei ha detto: “A Viareggio urlano”. Eh sì, a Viareggio “urleremo” sempre le scelte scellerate e le inadempienze e negligenze che il cavalier Moretti ha “deciso”, creando una politica di abbandono della sicurezza che ha prodotto la strage di Viareggio, solo per profitto, sempre di più e di più».

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