Italia
Il Carnevale di Viareggio da bere: dal Don Chisciotte champagne alla Manipulation Dom Perignon
Un simpatico e curioso gioco, quello che propone per il secondo anno consecutivo Claudio Fonio, sommelier Ais e curatore del sito Sommelierxte che si è consultato col suo alter ego The Bubbles Lord per gli abbinamenti
VIAREGGIO. I carri del Carnevale come bottiglie di vino. Un simpatico e curioso gioco, quello che propone per il secondo anno consecutivo Claudio Fonio, sommelier Ais e curatore del sito Sommelierxte che si è consultato col suo alter ego The Bubbles Lord per gli abbinamenti.
Jacopo Allegrucci
Nel mondo dello champagne, Johann-Joseph Krug impersona il Sognatore. Il suo sogno: fare il miglior champagne del mondo. La sua filosofia: ripensare sempre da zero il prodotto in base all’espressione dell’annata e l’utilizzo dei “vin de reserve” per bilanciare le differenze. Associamo la Grande Cuvée 168 sfavillante alla vista come l’armatura del nostro eroe, vivace al naso come i movimenti del mascherone e incisivo e tagliente al gusto come la picca brandita dallo stesso.
Alessandro Avanzini
La costruzione allegorica riporta alla mente il 1989 quando quattro delle regioni spumantistiche italiane identificarono nei loro territori le zone a migliore vocazione per la produzione di Metodo Classico. Volutamente o meno, fu escluso il Piemonte che, sentendosi messo in disparte, intraprese un percorso che portò alla nascita di Alta Langa. Senza ascoltare i consigli dei dotti, medici e sapienti, questa denominazione si sta ritagliando una nicchia di mercato.
Luca Bertozzi
L’opera vuole celebrare il mondo alla rovescia e ha scelto come interprete l’artista Achille Lauro. Occorre un abbinamento altrettanto folle. Propongo Champagne -52 Cloe Marie Kottakis, Privilege Edition elaborato da Jamin: è uno champagne della Maison Drappier, 100% Pinot nero, che ha sostato 24 mesi sui lieviti prima di essere degorgiato. Per conservare il prodotto finito hanno pensato di cantinarlo da 12 a 24 mesi a -60 metri in acqua e altri accorgimenti permettono di impedire all’acqua di mare di entrare nella bottiglia. Esiste qualcosa di più folle?
Luigi Bonetti
La costruzione ripropone in chiave Legge 626 la famosa favola dove la formica lavora alacremente in sicurezza e la cicala se la gode: mi piace accostarla al Brut d’autrefois della Maison Corbon. Il lavoro è svolto dallo Chardonnay, 90 per cento, mentre il Pinot nero partecipa solo per il 10 per cento. La formichina non lavora da sola: il nostro Chardonnay viene assemblato con il 50 per cento di una reserve perpétuelle di più di trent’anni. Lo champagne che ne deriva possiede sia sensazioni di gioventù che di evoluzione tenute insieme da una piacevole balsamicità.
Fratelli Cinquini
Le due figure sono composte da singoli elementi che ora scompongono ora ricompongono i distinti profili: questo movimento rappresenta in modo esemplare l’assemblaggio e la cuvée, il bacio fra le due figure. D’istinto mi è venuto di proporre lo Champagne Tattinger che nella versione millesimata si presenta con una cuvée metà Chardonnay e metà Pinot nero. Il perfetto equilibrio dei due vitigni regala sensazioni ora sopite ora esaltate in base all’annata di produzione. Filo conduttore sia note agrumate che fruttate con ritorni aromatici e delicata sapidità finale.
Fabrizio Galli
Le due figure laterali sono delle stesse dimensioni per rafforzare il concetto di parità: fra i due uno schermo rotondo che riproduce disegni psichedelici. Lo champagne Louis XV, millesimo 2012, racchiude in sé l’essenza del carro. Formato al 50 per cento da Chardonnay, delicata e quindi riconducibile all’universo femminile, e dal 50 per cento di Pinot Nero, più rappresentativa del mondo maschile, è una fusione di entrambi per il raggiungimento di livello superiore. I due pilastri si compenetrano grazie alla mineralità che regala sensazioni caleidoscopiche sempre nuove ed avvolgenti.
Lebigre e Roger
Reinventare il presente in chiave green: questo il filo conduttore che suggerisce il prodotto in abbinamento. Tesi tre, un Franciacorta dell’azienda Barone Pizzini che nel suo dna ha la presenza di un terzo di Erbamat, uva autoctona che attualmente è ammessa nel disciplinare per non più del 10 per cento. Attualmente prodotto in cinquemila bottiglie, è una visione nuova del Franciacorta utilizzando un’uva che fino a un decennio fa era sconosciuta ai più. Ottima piacevolezza di beva data sia dall’acidità dell’Erbamat che dal basso dosaggio.
Luciano Tomei
Il prodotto in abbinamento deve tenere conto del trittico e del futuro, quindi di una possibile evoluzione. Il Brut Sous Bois della Maison Billecart-Salmon è composto da Chardonnay, Pinot nero e Pinot Meunier nella stessa percentuale e parte dei vini di riserva provengono da millesimi che devono ancora esprimersi. Dalle sensazioni olfattive leggermente ossidate, per l’uso di legni nella prima fermentazione, a un gusto teso ed appagante ci lascia immaginare piacevoli evoluzioni in un futuro non troppo lontano.
Roberto Vannucci
La manipolazione può avere un’eccezione positiva come quella che caratterizza gli champagne della Dom Pérignon. Il Vintage 2012 è figlio di un’annata particolare e della sapiente manipolazione di oltre 180 vini base provenienti da altrettante parcelle produttive. Solo la mano attenta e l’esperienza pluriennale dello chef de cave possono amalgamarle per regalare un’armonia esplosiva. Caleidoscopio al naso e vibrante al gusto: ecco le manipolazioni che ci piacciono.
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