Toscana
Sul pullman della speranza dalla Romania alla Versilia: «Così li portiamo in salvo dalla guerra»
I nostri volontari fanno avanti e indietro per aiutare i profughi in fuga. «Li portiamo dove ci chiedono di andare». Giovedì 10 marzo è previsto l’arrivo in Italia
PIETRASANTA. C’è una mamma, seduta in un angolo, stretta intorno ai suoi bambini al riparo dal gelo di questo scorcio di frontiera, che cerca un passaggio per la Germania. Ha tre figli, di sette e tre anni e un piccolino di sette mesi. Chiede, si guarda intorno. È stanca. Impaurita. Piero Verona, che da due giorni fa la spola con Sighetu Marmatiei, in terra di Romania, per accogliere, insieme ai volontari del posto, gli sfollati in fuga dalla guerra in Ucraina, prova a rassicurarla. «Quando mi ha detto che in Germania non ha nessuno ad attenderla, le ho detto di venire in Italia con noi, che sul nostro autobus c’era posto e che, arrivati in Versilia, avrebbe avuto il supporto necessario. Non ha voluto: è convinta che in Germania si faranno carico dei suoi figli. Che in Italia questo non sarà possibile: così le hanno detto. Ho insistito. Inutilmente».
Sono le 16: il pullman gran turismo dei fratelli Verona da qui a pochi minuti si metterà in moto. A bordo una cinquantina fra donne, bambini e anziani. Un pullman che in questo scorcio di mondo che fa da confine fra Romania e Ucraina ha prima portato oltre 250 scatole fra viveri, vestiari, medicinali e poi si è messo in attesa per accompagnare lontano dal conflitto, dalle bombe, dal dolore, i profughi che incessantemente, da giorni, attraversano a piedi il ponte che fa da barriera fra i due paesi. «Queste mamme, questi anziani - sottolinea don Roberto Buratti, parroco di Ripa e Strettoia - hanno una dignità e una compostezza che ha dell’incredibile: hanno lasciato ogni cosa, nel breve volgere di poche ore: affetti, proprietà, ricordi. Con loro hanno qualche sacco, borse e poco altro. È una situazione drammatica, devastante. Chi dice che i giornali e le televisioni esagerano, farebbe bene a restare in silenzio: questa guerra sta sgretolando un popolo, una comunità. Morte, dolore, tristezza. Vedere le comunità ebraiche e ortodosse così unite nell’aiutare gli sfollati, dà l’idea di come di fronte alla tragedia si riesca ad andare oltre ogni steccato. Ogni muro. E dire che siamo tutti fratelli, non è retorica, ma realtà. La nostra comunità versiliese ha risposto donando viveri e denaro e noi siamo venuti fino qui per dare una mano. E probabilmente, se sarà necessario, ci torneremo. Anche se queste persone, questi sguardi, questo dolore, fanno un gran male al cuore. Ma è importante continuare a dare, continuare ad accogliere».
Quando l’autobus dei fratelli Verona si mette in moto, una troupe della Rai è lì nei pressi, a riprendere alcune immagini: non tutti i passeggeri scenderanno in Versilia. C’è chi farà tappa in Ungheria, chi a Padova, chi ancora a Bologna e Genova. «Li porteremo dove ci chiederanno. 25, forse 30 arriveranno con noi a Pietrasanta e tutti insieme - precisa Verona - ci prenderemo cura di loro». Sull’autobus non ci sarà Tatiana, 82 anni che il 28 febbraio è partita, a piedi da Kiev con la figlia, raggiungendo il confine con la Slovacchia che però non è riuscita a varcare. Da qui il ritorno, verso la frontiera rumena. «Ha camminato per oltre dieci giorni, sotto la neve e in mezzo alla guerra: ad attenderla, qui in Romania, c’erano alcuni parenti. Era lei a rassicurali, a infondere ottimismo. Queste persone - chiosa Verona - hanno tutte qualcosa di straordinario». È tempo di partire: il viaggio della speranza vivrà il suo epilogo nella tarda mattinata di oggi, con l’arrivo a Pietrasanta. Ma è solo l’inizio. La guerra non si ferma.
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