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Carnevale di Viareggio

Carnevale di Viareggio, parola ai coreografi: «Critiche per eccesso di disciplina? Niente di più falso: ci si diverte»

Simone Pierotti
Carnevale di Viareggio, parola ai coreografi: «Critiche per eccesso di disciplina? Niente di più falso: ci si diverte»

Chiara Cinquini è la responsabile delle coreografie sui carri di Alessandro Avanzini dal 2014 da anni croce e delizia del pubblico delle sfilate. «So di andare in controtendenza, ma credo che si stia esagerando»

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VIAREGGIO. I carri del Carnevale «ormai sono uno spettacolo e mi piace sentirmi parte di un progetto. Ma io non concepirei mai tre ore di sfilata con solamente coreografie e musica a tema: rischieremmo di snaturarci, di trasformarci in un evento come tanti altri che potresti vedere anche a Londra, Milano o Parigi».

Parole sante. Soprattutto se arrivano da una che la coreografa lo è di professione, non per mero passatempo. Chiara Cinquini è la responsabile delle coreografie sui carri di Alessandro Avanzini dal 2014. O per meglio dire, delle tanto vituperate coreografie, da anni croce e delizia del pubblico delle sfilate. «So di andare in controtendenza, ma credo che si stia esagerando con le critiche – prosegue Cinquini – proprio perché vedo e faccio questo lavoro tutto l’anno mi rendo conto che il Carnevale è un mondo a sé: è tradizione, è festa popolare, folklore. Ed è giusto che sia così. Io sono per mantenere il contatto con il pubblico e il nostro patrimonio di canzoni del Carnevale: quella musica ce l’abbiamo solo noi, voglio che resti viva».

Dall’altra parte «è bello vedere che i carri siano diventati una forma di spettacolo in cui le musiche diventano quasi una didascalia e ne spiegano il significato, lo appoggio in pieno. Ma cerchiamo un livellamento e manteniamo entrambe le componenti». Niente clima da caserma, insomma. «Ma figuriamoci. Dalle maschere pretendo solo divertimento ed entusiasmo, non mi sognerei di tenere un registro delle presenze e di sbattere fuori chi non viene: sono come una famiglia, non ho a che fare con dei professionisti».

Anzi, «proprio questo mi stimola: vedere un pasticcere che esegue tutti i movimenti che avevo in mente è come vincere il primo premio». Un’altra Cinquini, Assunta Cinquini detta “Susy” che in passato ha indossato i panni di Ondina, fa altrettanto sul carro di Marzia Etna e Matteo Lamanuzzi «che ringrazio per la fiducia che mi hanno dato». A lei il compito di gestire un gruppo molto eterogeneo, con generazioni diverse: «Non è facile far venire tutti alle prove, è un bell’impegno, e anche durante il corso qualcuno va un po’ a giro – dice lei – però credo che sia importante anche il divertimento, a maggior ragione dopo due anni difficili. Sicuramente è sempre un’emozione quando si entra in piazza Mazzini o al Royal e devo dire che ogni sfilata regala sensazioni diverse».

Per Massimiliano Marchetti, che insieme a Miriam Marrach cura le coreografie dai fratelli Cinquini, «diamo un ruolo da protagonista alle maschere. E comunque non facciamo così per tre ore: ci sono anche momenti più liberi, come ad esempio alle curve del circuito, in cui balliamo liberamente. Durante le prove in Cittadella magari c’è un po’ più di tensione, ma nessuno viene maltrattato». Marco Pierini ha già vinto a Canzonissima di Carnevale un riconoscimento per le sue coreografie sul carro di Jacopo Allegrucci: «Tutto parte dal tema della costruzione – spiega Pierini – sulla base delle emozioni da trasmettere scegliamo le musiche e da lì i balletti. Devono essere semplici e intuitivi, ho a che fare con 150-180 persone che non lo fanno di lavoro e non riescono a venire a tutte le prove». Per Pierini «le coreografie sono come la cornice di un quadro, al pari di luci, musiche e costumi: devono essere un colpo d’occhio, un invito ulteriore a guardare il carro che rimane tuttavia l’elemento centrale, perché deve essere valorizzato il lavoro del maestro costruttore».

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