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Carnevale di Viareggio

Carnevale di Viareggio, la forza del sorriso: maschere, coriandoli per esorcizzare la paura della guerra

Simone Pierotti
Carnevale di Viareggio, la forza del sorriso: maschere, coriandoli per esorcizzare la paura della guerra

Il corso di sabato è stato il primo con capienza superiore a quello dei precedenti. Gli incassi li sapremo alla fine, ma queste due settimane hanno dimostrato che la manifestazione gode ancora di un certo seguito

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CARNEVALE. Aveva ragione, Pierino Ghilarducci. Sono passati trentasette anni da quando cantò “Sapore di Carnevale” e quella seconda strofa di un’attualità disarmante - “e ricomincio a credere che il mondo con le maschere potrebbe amar di più l’umanità”. Parole che risuonano come un mantra, in questo Carnevale che anche nel (tardo) pomeriggio di sabato ha esorcizzato la paura delle bombe. E l’ha fatto a modo suo, con striscioni e bandiere della pace – una coppia s’è pure presentata con gli abiti completamente bianchi di John Lennon e Yoko Ono e il cartello “War is over” –, il solito profluvio di abbracci e risate, la magia dei carri in notturna.

Ma c’è un’immagine che più di altre conserveremo tra i nostri ricordi a “imperitura memoria”, come si diceva una volta, di queste settimane. È l’immagine di tutti quei carristi che, in barba alle consuetudini, si sono presentati davanti alle telecamere delle tv locali per le interviste di rito travestiti da Ondina. No, non erano impazziti: si trattava di un divertentissimo escamotage per guadagnare coriandoli – cioè punti – al tormentone FantaCarnevale. Da Jacopo Allegrucci a Luca Bertozzi, da Alessandro Breschi a Stefano Cinquini – che, storicamente, è sempre stato l’unico dei due fratelli a non mascherarsi – passando per il giovane mascheratista Lorenzo Paoli parecchi hanno indossato cappello, guanti, mantello e abito per ottenere l'intero pacchetto di bonus extra. Per non parlare dei vari trenini, di alcuni figuranti travestiti dal direttore d’orchestra Beppe Vessicchio – uno dei bonus riguarda proprio lui – e della scritta “FantaCarnevale” apparsa sul gigantesco ledwall del carro di Fabrizio Galli. Che poi ha fatto scorrere anche le immagini di una sua vecchia costruzione, quel “La pace sia con voi” con un monumentale Papa Giovanni Paolo II che a detta di molti avrebbe meritato di vincere l’edizione 2002.

E siccome il Carnevale è una grande festa di popolo, aggiungiamo alla lista di “cose da salvare” di malfattiana memoria la bellissima invasione dei “margheritoni” di Luciano Tomei sulle ormai deserte tribune del Royal a suon di musiche del Carnevale – del resto il dj è Leonardo Bonuccelli, figlio e fratello d'arte, tra i presentatori del Festival di Burlamacco –, le maschere che sono tornate a ballare anche a bordo di tanti carri e non più solamente a terra – occhio, in questo caso, a non esagerare con le corde fra figuranti e pubblico e a non allontanare in malo modo chi non fa parte del corteo – e, sempre in tema di FantaCarnevale, i selfie con i mascheratisti che hanno regalato notorietà, peraltro meritatissima, a due categorie non sempre adeguatamente valorizzate.

Capitolo presenze:il corso di sabato è stato il primo a godere di un limite di capienza superiore a quello dei precedenti quattro – da 40mila a 55mila ingressi. Gli incassi li sapremo solo a fine Carnevale, ma queste due settimane hanno dimostrato che la manifestazione gode ancora di un certo seguito: naturalmente, in vista del traguardo dei 150 anni che festeggeremo nel 2023 le aspettative saranno più alte e proprio per questo sarà necessario recuperare tutte quelle iniziative – rioni, veglioni e feste per i bambini – che da sempre arricchiscono un calendario altrimenti ridotto quasi essenzialmente alle sfilate sui viali a mare.
 

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