Gioco
Carnevale di Viareggio, sulle carrette è più bello: «La vera festa di Burlamacco siamo noi»
Le pedane aggregative sono tornate da protagoniste nei corsi mascherati. Ecco quelli che sfilano fuori concorso dove la festa impazza, senza coreografie, all’insegna di una libertà fanciullesca
VIAREGGIO. In coda alla sfilata, dove la gara sfuma e predominano balli e spensieratezza, l’atmosfera che si respira è un inno alla libertà. Le pedane aggregative, dopo l’assenza ai corsi di settembre, sono tornate sul viale a mare. Mancava solo quella dell’istituto Don Milani. Il progetto presentato dalla scuola dal titolo "Il futuro...l’ambiente ieri oggi" avrebbe dovuto sfilare martedì grasso ma alla fine «erano troppe le assenze per presentarci, anche a causa del Covid - spiega il professor Franco Benassi - purtroppo quest’anno non ci saremo: sarebbe stata la nostra 14ª sfilata al Carnevale, ma ci rifaremo l’anno prossimo». Per un’assenza sui viali, si conta anche un gradito ritorno: quello del Carneval Puccini di Torre del Lago unito ai gruppi #nonsolounacarretta e Bagno Aretusa. «Siamo finalmente tornati dopo 15 anni - racconta Alberto Pardini, torrelaghese doc e tra i promotori della carretta "Per un pugno di dollari" - per noi è un segnale di rilancio. E le tante adesioni fanno capire che in molti avevano bisogno di "staccare la spina"».
Immancabili i riferimenti alla guerra in Ucraina, con le bandiere arcobaleno della pace che spuntano un po’ ovunque. Anche dal manicotto di Re Carnevale, rivisitato in chiave "pompiere" dai Burlamania nella carretta "Spegne l’inverno e accende i colori". «Un’idea che è venuta a mio figlio Liam di quattro anni - racconta Luca Anselmi - è fissato con il cartone animato "Sam il pompiere" e così abbiamo pensato di usarlo in un omaggio a Egisto Olivi che rappresenta la nostra tradizione».
Sul retro della pedana anche una "targa" in onore di Antonluca Verriotto, scomparso nell’estate 2020 a 40 anni «ma per sempre uno di noi».Tradizione che fa da traccia anche per la pedana dei Burlamatti "Sapore di Carnevale", dalla quale piovono caramelle lanciate dai figuranti. «Siamo la prima carretta del Carnevale di Viareggio - spiega Jan Vecoli, nel gruppo dal 2004 - abbiamo cominciato a sfilare nel 2000, dopo questi due anni non vedevamo l’ora di tornare». Così la sfilata parte, e la violenza delle bombe appare sempre più lontana. Esorcizzata da quella che è «la vera dimensione popolare della festa - spiega Valentina Pardini, che con il Carnevaldarsena è sulla carretta "Tempi moderni" - non siamo raffinati, costumi e carrette sono frutto di tanto olio di gomito. Ma ci divertiamo, balliamo insieme e intanto veicoliamo un messaggio: non trasformiamoci in "pecore", come nel film di Charlie Chaplin». E di temi, scavando oltre la patina festaiola delle pedane aggregative, ce ne sono molti.
«Con "L’anno del dragone" abbiamo pensato di presentare la Cina come qualcosa di bello, anche se ultimamente l’abbiamo sempre associata al "male" - spiega Elena Manfredi, sarta del Carnevale Corsaro - nei nostri costumi poi si nasconde anche la tematica della parità di genere: oltre alle divise da soldato cinese, sono andati a ruba i costumi per le nostre guerriere. E con tante donne nel gruppo, l’impatto è molto bello». Così la festa impazza, senza coreografie, all’insegna di una libertà fanciullesca. Come quella dei tanti bambini della carretta dei Salmastrosi, "Tanti Burla-auguri, ce n’è bisogno", dove al Carnevale si unisce il Natale «per dare un po’ più di serenità alle famiglie, che in queste festività è sempre mancata - spiega il responsabile del gruppo Simone Tarducci - le carrette alla fine sono questo: un luogo per tutti, anche e soprattutto per i più piccoli».
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