Il Tirreno

Versilia

L'incubo ricorrente del Carnevale di Viareggio: dopo il 1945 le guerre non hanno fermato i corsi mascherati

Simone Pierotti
L'incubo ricorrente del Carnevale di Viareggio: dopo il 1945 le guerre non hanno fermato i corsi mascherati

Il rapporto con i vari conflitti nella storia dell’uomo presenta un grande spartiacque: la Seconda guerra mondiale. Prima di allora, infatti, le bombe avevano sempre bloccato i carri

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VIAREGGIO. Chi c’era, e del resto parliamo di una ventina d’anni fa, se lo ricorda benissimo: era il 2 marzo 2003 e, come ci ricorda una vecchia canzone del Carnevale, “era di domenica in un gesto di follia”. O meglio, di solidarietà: in occasione del terzo corso mascherato di quell’edizione, mezz’ora dopo i tre colpi di cannone il pubblico dei viali a mare osservò – su invito dello speaker – un minuto di silenzio e i dj dei carri abbassarono la musica. Così Burlamacco mandò il suo messaggio di pace poco prima che gli americani invadessero l’Iraq a caccia di Saddam Hussein. E siccome a Viareggio non c’inventiamo mai nulla, già diciannove anni fa si discusse dell’opportunità o meno di far svolgere il Carnevale con un conflitto ormai alle porte: la proposta di bloccare le sfilate in caso di guerra in Iraq – come in realtà accadde, ma dopo il mese di festeggiamenti – partì dall’allora presidente della Fondazione Carnevale Elio Tofanelli, che in un primo momento raccolse i consensi di Maria Cristina Boncompagni e Antonio Nicoletti, all’epoca assessori della giunta Marcucci. L’extrema ratio venne poi scongiurata, e in occasione del terzo corso si svolse pure un corteo di pacifisti, con alcuni manifestanti accolti sul palco di piazza Mazzini con tanto di striscione “no war”. Adesso che la Russia ha bombardato Kiev e pure la più grande centrale nucleare d’Europa a Zaporižžja, i carri continuano comunque a sfilare e il dibattito rimane sempre quello: è giusto far festa mentre altrove si muore?

Il rapporto del Carnevale con i vari conflitti nella storia dell’uomo presenta un grande spartiacque: la Seconda guerra mondiale. Prima di allora, infatti, le bombe avevano sempre fermato i corsi mascherati: era accaduto nel 1912 con la guerra in Libia – ci fu un corteo anticolonialista da parte di alcuni carnevalari poi fermati dai carabinieri e rinchiusi nelle celle della Torre Matilde –, nel 1936 con quella in Abissinia e a maggior ragione con le guerre mondiali e i due quinquenni che vanno dal 1915 al 1919 e dal 1941 e al 1945. Da lì in poi, il Carnevale non si sarebbe più fermato. Non l’ha fatto negli anni Cinquanta con la guerra in Corea, né successivamente con quella ben più cruenta ed estenuante in Vietnam. E il Carnevale è andato avanti anche nel 1991, quando una coalizione capeggiata dagli Stati Uniti lanciò l’Operazione Desert Storm il 17 gennaio dopo che l’Iraq aveva invaso il Kuwait: i vertici della Rai decisero di interrompere le trasmissioni di “Domenica in… Carnevale” da Viareggio e Venezia annunciò subito l’annullamento dei suoi festeggiamenti. Dopo giorni di incontri frenetici, la Fondazione Carnevale presieduta da Francesco Del Carlo non rinunciò alle sue sfilate, nonostante le proteste dell’opposizione in consiglio comunale e in particolare dei comunisti: saltarono comunque i rioni, tiratori scelti vennero appostati sui tetti del lungomare, la Capitaneria di Porto schierò i suoi mezzi lungo il litorale e all’ingresso del circuito vennero effettuati controlli con il metal-detector. Un clima di paura che, unito al maltempo – al secondo corso venne giù pure la neve! – portò incassi miseri nelle casse di Burlamacco.

E veniamo alle cronache più recenti: nel 2011 i carri sfilarono per l'ultima volta il 20 marzo, all'indomani dell'intervento militare degli alleati in Libia dov'era scoppiata la guerra civile. Tre anni dopo, tra il secondo e il terzo corso la Russia invade la Crimea: il conflitto tuttora in corso in Ucraina parte da lì, a Carnevale già iniziato. Una storia che si ripete.
 

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di Redazione web