Il Tirreno

Versilia

Carnevale di Viareggio

Il teatro è al Carnevale di Viareggio: tre compagnie protagoniste dello spettacolo nello spettacolo

Simone Pierotti
Il teatro è al Carnevale di Viareggio: tre compagnie protagoniste dello spettacolo nello spettacolo

Ecco chi sono gli attori che quest’anno recitano sui carri e soprattutto tra le mascherate di gruppo. Il nostro viaggio tra le opere danzanti 

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VIAREGGIO. Lo sapete come faceva un attore, negli spettacoli teatrali dell’antica Grecia, a recitare più ruoli diversi nell’ambito della stessa commedia o tragedia? Esatto, indossando una maschera. Basterebbe anche questo ad avvicinare due mondi apparentemente distanti come la bolgia del Carnevale e il mistico silenzio del teatro. Eppure hanno qualcosa in comune. Tant’è che quest’anno ci sono ben tre compagnie teatrali a recitare sui carri e soprattutto tra le mascherate di gruppo. Senza dimenticare Serena Mazzolini che tra le maschere isolate impersona proprio la satira legata a un palo e messa al rogo, immedesimandosi completamente nella sua opera.

Partiamo dai carri: i fratelli Umberto e Stefano Cinquini hanno voluto esagerare – in senso buono, s’intende – perché sul loro “E uscimmo a riveder le stelle” non ci sono solo due band che si alternano con la dj Paola Vannozzi, ma anche dieci attori della compagnia Teatro Rumore. La fondò anni fa Davide Moretti, un bravissimo regista che un male incurabile ci ha portato via troppo presto nel 2020: uno degli allievi, Alessio Bartelloni, recita un monologo a bordo «in cui spiego il carro in un minuto – ci dice – è stata una sfida fortissima, t’impone di essere incisivo. Siamo stati coinvolti dai Cinquini già dai tempi di “Papaveri rossi” con cui vinsero nel 2018: inizialmente eravamo restii al mondo del Carnevale, ma è stato impossibile resistere all’entusiasmo di Umberto. E anzi, anno dopo anno il rapporto si è consolidato e dai tre che eravamo adesso siamo in dieci».

Ben due, dicevamo, le compagnie attive tra le mascherate di gruppo. In “Finale di partita” di Giacomo Marsili, ispirata – guarda caso! – all’omonima opera di Samuel Beckett, troviamo otto elementi della Silence Teatro di Lovere, provincia di Bergamo, sotto l’attenta regia di Luigi Pezzotti. «Conosciamo Giacomo dal 2006, quando collaborava con il carrista Gionata Francesconi – racconta – da allora siamo rimasti amici e la sua proposta ci ha davvero stimolato. Siamo un gruppo che fa teatro di strada o in spazi aperti lavorando sull’espressività corporea e a Viareggio abbiamo giocato sul contrasto tra l’atmosfera festosa dei carri e il ritmo lento della concentrazione». Il risultato? «Abbiamo avuto un ottimo riscontro, tantissimi ci hanno fotografato o fatto i complimenti: volevamo attirare l’attenzione e ci siamo riusciti». E Marsili promette: «Mi cimenterò tanto in queste cose» che lui chiama “scenografie viaggianti”.

Gioca in casa, invece, Matteo Raciti con la sua Kalligeneia lanciata un anno fa assieme alla compagna Chiara Gistri: «Non è una compagnia esterna, è un lavoro di concerto – spiega il mascheratista siciliano – lei si occupa degli aspetti teatrali e performativi, io della costruzione di oggetti in carta con cui creare interazione con persone in carne e ossa e Laura Bartelloni ha confezionato degli abiti ad hoc». Raciti ci chiede di citare tutti i ragazzi che lo accompagnano durante le sfilate e noi lo facciamo: si tratta di Daniele Antonioli, Stefano Martinelli, Lucrezia Leonardo, Chiara Gistri che cura la regia, Jenny Tognocchi, Filippo Salvatori, Giulia Del Sarto, Sara Giovannetti e Giada Fedeli. «Aggiungo anche che abbiamo sia professionisti che non professionisti, che stanno lavorando insieme per integrare le competenze». Giusto. Perché, dopo tutto, il Carnevale è anche inclusione.
 

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