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Viareggio, il Pd esce dalla maggioranza in Comune: «Non c’è più un dialogo col sindaco Del Ghingaro»

Federico Lazzotti
Viareggio, il Pd esce dalla maggioranza in Comune: «Non c’è più un dialogo col sindaco Del Ghingaro»

La decisione unanime dell’assemblea dopo la revoca della vice e la mancata risposta sulle voci di una candidatura a Lucca

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VIAREGGIO. Il Pd sbatte la porta ed esce dalla maggioranza in consiglio comune dopo diciotto mesi di convivenza innescando scenari tutti da valutare. Il nuovo capitolo della crisi del Carnevale – come è già stata ribattezzata a Viareggio – va in scena mentre in Passeggiata si sentono i fuochi d’artificio per la fine del quarto corso.  È negli stessi minuti delle luci che dall’assemblea del Pd – in seduta permanente da quasi 24 ore – arriva la doccia fredda: all’unanimità annuncia «di passare all’opposizione», non garantendo più al sindaco Giorgio Del Ghingaro il sostegno dei suoi tre consiglieri e lasciando la maggioranza con un solo voto di vantaggio, come avvenuto nel primo governo GdG.

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Come Pd «essendo venuto meno il rapporto di confronto e di dialogo proprio di un contesto di maggioranza – è la motivazione – è costretto a collocarsi all’opposizione. D’altro canto il sindaco è a conoscenza di avere numeri sufficienti, con le liste civiche, per poter proseguire la sua attività in città, se vorrà, e il nostro passaggio all’opposizione sarà responsabile, non comporterà quindi né un automatico voto contrario a qualsiasi atto presentato dalla maggioranza, né una sua decadenza».

Più che una porta aperta a un appoggio esterno, uno spiraglio di facciata che arriva dopo giorni di tensioni e trattative «a tutti i livelli» per evitare lo strappo. Nel documento, infatti, il Pd spiega i motivi per i quali l’assemblea è arrivata a questa decisione: la defenestrazione della vicesindaca Federica Maineri e la mancata risposta del sindaco alla richiesta dei Dem di smentire le voci su una sua possibile candidatura alle elezioni di Lucca.

«Lunedì – scrivono – è stato pubblicato sull’Albo Pretorio l’atto di revoca delle deleghe alla nostra vicesindaca, senza fornire alcuna motivazione e senza la richiesta di un confronto formale o informale con la diretta interessata, con il Pd di Viareggio o con la maggioranza di cui facciamo parte, come da noi auspicato nei giorni scorsi, a seguito delle sempre più insistenti voci della candidatura del sindaco di Viareggio a Lucca».

Nella ricostruzione che fa il Pd le responsabilità della rottura sono tutte su Del Ghingaro che il partito aveva cercato prima delle amministrative: «Le richieste di cui si è fatto portavoce il Pd – spiegano – riguardano più che mai la nostra città, il programma elettorale che abbiamo sottoscritto e con cui ci siamo presentati alle elezioni del 2020, dove insieme alle liste civiche abbiamo raccolto la maggioranza dei consensi, risultando determinanti per la vittoria al primo turno».

Inoltre, aggiungono: «Il Pd di Viareggio, il suo gruppo consiliare e la vicesindaca hanno sempre lavorato sui temi chiave dell’azione amministrativa con spirito di lealtà e collaborazione. Anche nelle questioni più calde e complesse non sono mancati il nostro apporto e la nostra mediazione con i vari livelli e con gli enti della Provincia e della Regione, cercando di perseguire quanto scritto nel programma nell’interesse dello sviluppo della città. Persino quando all’interno del consiglio ci sono stati dissensi da parte delle liste civiche che sostengono il sindaco, il Pd, in piena consapevolezza, ha mantenuto in piedi la maggioranza». C’è però un non detto e riguarda l’atteggiamento del sindaco nei confronti delle altre istituzioni a trazione Pd: il Parco, l’uscita dalla rete museale provinciale e soprattutto il muro contro muro con Giani sul nome del segretario dell’Autorità portuale.

Dalla sua Del Ghingaro ha però il consenso cristallizzato nel voto di diciotto mesi fa e sette anni che hanno cambiato Viareggio «in meglio», come ammettono anche i suoi detrattori. Motivo per il quale i vertici regionali del Pd hanno fatto il possibile per trovare una soluzione. Ecco perché c’è da capire quali siano realmente le sue intenzioni. Perché è evidente che un piano esista. Il tempo dirà qual è: liberarsi dal Pd per candidarsi a Lucca o un’operazione diversa, per ritagliarsi forse il ruolo di sindaco solo al comando senza partiti che lo sostengono. Ma con quale futuro?

È lo stesso Pd a spiegare i rischi nel caso vada in porto la prima ipotesi. «Una possibile candidatura a Lucca vedrebbe la nostra città commissariata per oltre un anno. Questo vorrebbe dire bloccare le numerose opere in corso, perdere le grandi occasioni derivanti dal Pnrr e dai bandi europei in un momento cruciale per il rilancio del Paese e della città. Bloccare Viareggio in un momento in cui l’amministrazione e il Pd di Viareggio hanno lavorato alacremente per rilanciare le opere pubbliche, la rigenerazione urbana, il settore sociale, associativo e culturale anche attraverso la candidatura di Viareggio a Capitale della Cultura sarebbe uno schiaffo a tutti i viareggini».

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