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La creatività dei carristi è cultura: «Ecco perché Viareggio può essere capitale nel 2024»

Giovanna Mezzana
La creatività dei carristi è cultura: «Ecco perché Viareggio può essere capitale nel 2024»

Parla l’ex soprintendente Ficacci che ha curato il progetto con cui la città partecipa alla competizione. Venerdì 4 marzo a Roma l'audizione con la giuria del ministero

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VIAREGGIO. È conto alla rovescia per la seconda e ultima prova con cui vincere la nobile competizione – ideata dal ministro Dario Franceschini – che mette in palio il titolo di Capitale della Cultura 2024. Si svolgerà dopodomani, da remoto, l’audizione pubblica di fronte a una giuria a cui Viareggio illustrerà il progetto con cui ha già vinto il primo round: tra domani e venerdì “sfilano” infatti davanti ai giurati le dieci città finaliste del Belpaese scremate per concorrere all’assegnazione del prestigioso “incarico”. Viareggio ha molti punti di forza che la rendono unica anche rispetto a una concorrenza di tutto rispetto: per esempio Siracusa-splendore dalla Magna Grecia, Paestum e l’Alto Cilento, Ascoli Piceno con la sua pizza del Popolo che è Salotto d’Italia. A spiegare intorno a cosa ruoti, dove si ancori e da dove si sprigioni l’unicità di Viareggio è lo storico dell’arte Luigi Ficacci, già primo soprintendente di Lucca e Massa Carrara (mandò a battesimo l’organo nelle due province, era il 2005), oggi consulente culturale del sindaco Giorgio Del Ghingaro: con il primo cittadino e l’assessora Sandra Mei, sarà proprio Ficacci a dialogare con la giuria a cui svelerà il Progetto Viareggio e rivelerà i motivi per cui la città merita quel riconoscimento. Ed ecco alcune anticipazioni con cui Ficacci stregherà i giurati che – terminate le audizioni – raccomanderanno al ministro Franceschini la città ritenuta più idonea a essere insignita del titolo.

Un unicum? sì

«A saperle leggere – spiega Ficacci – tutte le città d’Italia potrebbero avere ragione d’essere considerate Capitale della Cultura. Viareggio, però, ha una condizione unica: tutta la sua arte e la sua cultura sono una conquista recente, degli ultimi 200 anni, frutto di un’industriosità creativa che la rende prensile con gli elementi contemporanei della vita quotidiana». Tale patrimonio non è, insomma, “gravato” da autorità “storiche” che creano finanche soggezione e finiscono per far sì che cultura e arte siano qualcosa di “staccato” – rispetto alla quotidianità dell’oggi.

La sua kermesse

Questa condizione ne porta con sé un’altra. Vediamo quale. «Viareggio ha la possibilità di essere individuale – dice Ficacci – e, contemporaneamente, è in grado di raccontare la complessità di argomenti. Prendiamo il suo Carnevale. Se Viareggio avesse la possibilità di diventare Capitale della Cultura potrebbe rappresentare i Carnevali d’Italia, d’Europa, del mondo nelle loro innumerevoli diversità». Ficacci racconterà alla giuria quale sia l’abilità dei maestri carristi, che – «in una perfetta sincronicità» – mettono insieme cartapesta e tecnologie di altissimo livello. «Ecco perché potrebbero rappresentare contemporaneamente tutti i maestri della cartapesta d’Italia – nota lo storico dell’arte – Quelli di Faenza, specializzati nell’arte sacra; quelli del Salento, nel folclore; quelli di Matera che appartengono a un’unica straordinaria famiglia. Viareggio potrebbe raccontare la storia, la manualità, la genialità di tutti i maestri carristi d’Italia». Quello di Viareggio è insomma un campanile che è in grado di raccontare la storia dell’Italia degli innumerevoli campanili.

Dietro la burla

E poi c’è una dote che assomiglia a una naturale propensione che solo i maestri carristi possiedono. Vediamo qual è. La festosità che si sprigiona dalle sfilate dei giganti in cartapesta «è un connubio di profondità – dice Ficacci – dai contenuti anche tragici ma sempre sotto il vocabolario dello scherzo. Ebbene, loro sono in grado di essere profondi con la lievità della burla, cosa che non è da tutti. Ecco perché Viareggio potrebbe essere un riferimento». Una Capitale. Della Cultura.

La città delle vacanze

Non solo. Ficacci insegna da 15 anni al corso di laurea triennale in Scienze del Turismo della Fondazione Campus di Lucca. «Per dare un manuale di storia delle vacanze ai miei studenti – dice – io devo prendere quello scritto da uno svedese che certo non contempla né Capri, né Firenze, né Venezia. Se Viareggio fosse Capitale della Cultura qui ci sarebbero tutte le basi per una Storia delle Vacanze scritta in Italia: le informazioni ci sono, le competenze anche. Nessuno l’ha mai scritta». Perché proprio qui? «Se vai a Capri – spiega Ficacci – c’è la storia del turismo di Capri, se vai a Venezia la storia del turismo di Venezia. Viareggio può raccontarla per tutto il Paese perché qui c’è una doppia cittadinanza: quella viareggina e quella temporanea del turismo balneare, di chi da tutta Italia viene a Viareggio e si ferma per un certo periodo per andare al mare». Insomma di carte da giocare Viareggio ne ha eccome e sono carte di un mazzo che – proprio per la sua unicità – nessun altro può giocare. Chissà se la giuria – di altissima competenza – la penserà nello stesso modo. .. A questo punto non resta che incrociare le dita.

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