Il dolore
Carnevale di Viareggio, al corso sfilano i colori della pace: «Bandiere e maschere dalla parte dell’umanità»
Viaggio tra la gente per dire no alla guerra. Le note di “Imagine” di John Lennon, lanciate dal carro dei fratelli Cinquini, sono la colonna sonora di qualsiasi manifestazione per la pace e la fratellanza
VIAREGGIO. Ha ascoltato un messaggio Whatsapp di una sua amica che in questo momento è in Ucraina, nascosta con i figli per sottrarsi alle bombe. «Non potevo restare indifferente. Non si può», dice Silvia Di Mascio. Lei è titolare di una vineria a Pietrasanta, la Dècalè: le amiche la chiamano “Cioci”, perché è originaria della provincia di Frosinone, la Ciociaria. «Da anni vivo in Versilia, qui sono di casa e mi sento carnevalara – dice – Non mi perdo neanche un corso. Ma non potevo non far capire cosa sto provando in questo momento».
Così si è messa sulla spalle la bandiera dell’Ucraina e ci ha scritto sopra “Forte come un fiore, free Ukraine”. Silvia è una delle tante persone che sono arrivate ieri al Carnevale per festeggiare una giornata splendida, senza accantonare cosa sta accadendo nel mondo. Completamente vestito di gialloblù, i colori nazionali ucraini, è anche il viareggino Riccardo Paolini. Lui sfila con la mascherata di Libero Maggini e ha scelto un costume a tema, con tanto di cartello “No war”. «Siamo qui per divertirci e nessuno lo mette in dubbio. Eppure ci deve essere la sensibilità giusta – dice Riccardo – Forse dovremmo usare tanti colori, perché nel mondo le guerre sono molte; però questa è così vicina che ci colpisce tutti in maniera profonda».
Non solo trucchi e maschere. Al Carnevale che, ancora una volta, mostra perché sia giusto sfilare anche in momenti storicamente drammatici, c’è spazio anche per le parole e la musica. Le note di “Imagine” di John Lennon, lanciate dal carro dei fratelli Cinquini, sono la colonna sonora di qualsiasi manifestazione per la pace e la fratellanza. E se pensiamo che uno dei versi più celebri di Lennon è “Love is the answer”, l’amore è la risposta, tutto torna quando si vedono sulla schiena di Rossella Manfredi le frasi di canzoni celebri di Franco Battiato, Tiziano Ferro e Ornella Vanoni. «Parole che raccontano l’amore. È questa l’unica strada possibile, intesa anche come amore per l’umanità, ed è l’unica via per salvarci», dice Rossella, al corso assieme alle amiche Adriana Boleu e Annita Trevisani. Tutte con lo stemma della pace indosso, in una specie di manifesto contro la guerra che va da Viareggio a Massa, le loro città d’origine, passando per la Romania e l’Europa dell’Est da cui proviene Adriana. Un Est che, oggi più che mai, è centro del mondo. Perché lì la sofferenza viene causata per motivi abietti a uomini, donne e bambini.
Quelle di Silvia, Riccardo, Rossella, Adriana, Annita sono le testimonianze che si uniscono alle altre come in un unico filo di speranza sotto le bandiere arcobaleno e gialloblù. Se il corso di giovedì grasso aveva visto sorgere iniziative lodevoli sull’onda dell’emozione per lo scoppio della guerra, quello di ieri è la dimostrazione di una presa di posizione netta a favore dell’umanità. È il contributo che sta dando il Carnevale di Viareggio a una delle più grandi mobilitazioni della storia recente per la pace, la libertà e la democrazia. Basta questo per capire come, di fronte agli interrogativi (legittimi) di chi non sa se giusto celebrare il Carnevale in un momento così critico, la risposta che dà il pubblico è la stessa del grande Adriano Barghetti: sì, è giusto esserci ed è giusto prendere posizione.
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