Gioco
Versilia, lo sfogo della mamma di un bimbo disabile: «Mio figlio escluso dal gioco a carnevale»
Il dolore della donna dopo un pomeriggio che doveva essere di festa: «Alla fine abbiamo incontrato una bambina, così dolce, con cui siamo stati a giocare con i coriandoli, ed è stato un momento molto bello»
«Questa è la normalità, amore mio: fatti le ossa che la vita è così». Non c’è pietismo, ma solo rabbia nelle parole della mamma di Marco - nome di fantasia - nove anni e una disabilità da condividere con un mondo che sembra non accorgersi di lui se non per salutarlo ad alta voce - chissà poi perché - quando lo incrocia. E sono state proprio le parole del genitore, scritte nei giorni scorsi sui social in in scia a un triste pomeriggio trascorso in solitudine dal bambino al Carnevale di Viareggio, ad avere innescato diverse centinaia di commenti.
«Ho scritto di pancia - racconta la mamma - per mandare un messaggio che non vale solo per mio figlio, ma anche per tutti gli altri bambini condizionati da una disabilità. Fuori dalla scuola, dove fortunatamente Marco ha a che fare con maestre straordinarie e dove ancora l’inclusione è nei fatti, c’è un altro mondo: difficile che qualcuno scelga di giocare con lui. A meno che la sottoscritta non faccia qualcosa per farli incontrare. Raramente la voglia di socializzare parte da altri bambini, da altri genitori. Non c’è cattiveria, solo mancanza di conoscenza della cultura del diverso. In tanti, dopo avere letto il post, mi hanno scritto per invitare Marco, per farlo giocare con i loro figli, suoi coetanei. È bello, li ringrazio molto, ma non devono invitare Marco, basta che lo facciano con il bambino della porta accanto. Sono molti, infatti, i piccoli con disabilità. E sono soli» sospira la mamma che torna sul pomeriggio di carnevale.
«C’erano praticamente tutti i compagni di scuola di Marco: lo hanno salutato, naturalmente, qualcuno con quel pizzico di enfasi con cui si saluta un disabile, magari alzando leggermente un po’la voce. Bimbi con cui passa ore tutti giorni a scuola o incrocia nei corridoi a ricreazione. Due ore in quella piazza, circondati da centinaia di persone, eppure Marco è stato tutto il tempo solo, quando arrivava un saluto a lui più gradito, si voltava emozionato e diceva: mamma quello è mio amico, mi ha salutato. Ma mio figlio è molto vicino alla normalità e allora soffre ancora di più. Perché percepisce, con dolore, quello che gli sta accadendo. Alla fine abbiamo incontrato una bambina, così dolce, con cui siamo stati a giocare con i coriandoli, ed è stato un momento molto bello e Marco era felice. Ma nel complesso è stato un pomeriggio triste e pesante e il suo sguardo non aveva bisogno di parole».
«A breve - prosegue la mamma - ci sarà la giornata mondiale sulla sindrome di Down e poco dopo quella sull’autismo: a volte mi domando che senso abbiano. La verità è che più i bimbi disabili crescono e più aumenta quella distanza che li divide dagli altri. e si fa sempre più fatica ad includere. Lo possiamo fare a scuola, durante un compleanno, ma la vita reale è quella di tutti i giorni. E così ho deciso di preparare mio figlio ad affrontare il mondo e tutte le sue difficoltà, soprattutto le delusioni umani». Come in quel giovedì grasso di carnevale. «In realtà, così come in altre occasioni, avrei potuto chiamare i bimbi, - prosegue - sostituendomi a lui o a quelle mamme troppo distratte, ma ho preferito essere passiva, osservarmi intorno e incrociare lo sguardo di Marco per dirgli "la tua mamma ti sarà sempre vicina, ma certe cose devi capirle e viverle, da solo". Perché così è oggi e così sarà, anche domani. Oppure no se impariamo ad andare oltre le differenze e a guardare dentro le persone senza fermarci alle apparenze» .
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