Gioco
Carnevale di Viareggio, la magia dei carri di notte tra giochi di luce, coreografie e bellezza
Ci sono carri che sotto i riflettori si esaltano, facendosi apprezzare - è il caso di dire - sotto una luce diversa. Chi non ha affatto deluso le (tante) aspettative sul proprio conto sono stati i fratelli Cinquini
VIAREGGIO. Bello, bellissimo il sole quando splende "color del miele", per citare una vecchia canzone: in fondo, è lui il principale alleato del nostro Carnevale. Eppure, se nel corso degli anni il numero di corsi mascherati in notturna è andato crescendo ci sarà pure un motivo: anche quello è uno spettacolo imperdibile tanto quanto le sfilate pomeridiane. E ci sono carri che proprio sotto i riflettori si esaltano, facendosi apprezzare - è il caso di dire - sotto una luce diversa. Chi non ha affatto deluso le (tante) aspettative sul proprio conto sono stati i fratelli Cinquini: sotto le stelle - così facciamo pure un richiamo al loro titolo - risaltano le insegne retrò al neon, le catene luminose tornate prepotentemente di moda nei terrazzi e nei giardini grazie anche alla serie tv "Stranger things" e perfino il semaforo e i lampioni.
Efficace l’uso di alcuni lumini agitati dalle persone sul carro: sono dei banalissimi fanalini da bicicletta. Un espediente, quello di illuminare i figuranti, a cui è ricorso anche Luigi Bonetti: per sua stessa ammissione, ha puntato forte sui costumi del corteggio a terra - nello specifico, gli occhi delle formiche e le antenne delle cicale. Jacopo Allegrucci ha scelto delle teste mobili colorate: nell’alternanza cromatica, il verde esalta la vegetazione sulla base della carretta, mentre l’armatura del Don Chisciotte diventa d’un viola scuro.Complesso e articolato, come ci racconta lui stesso, il programma luci voluto da Luca Bertozzi: il campione in carica gioca sul contrasto tra le case della scenografia e la loro versione rovesciata ed esalta soprattutto la verticalità della costruzione.
L’Achille Lauro in versione papa, poi, mostra dei riflettori non appena apre il vestito. I lunghi abiti oscuri dei tre grandi mascheroni di Luciano Tomei - con gli occhi illuminati sembrano ancora più inquietanti - quasi si confondono con la notte: l’effetto è compensato dalle luci proiettate dal basso e da quelle cangianti collocate sopra il trattore. Alterna una combinazione di colori e intermittenza, invece, Roberto Vannucci: ad attirare le attenzioni maggiori è però l’imponente figura del manipolatore che svela un bel faro rosso quando spalanca la bocca. Nettamente controcorrente la scelta di Alessandro Avanzini: i suoi riflettori emanano una luce bianca e ferma che fa sembrare il suo carro un quadro esposto al museo.
Per ultimi, ma non certo per la loro resa in notturna - anzi... - citiamo i Lebigre-Roger e Galli padre e figlia. Il motivo è presto detto: l’utilizzo del ledwall. Già ammirati in occasione del primo corso, i grandi pannelli che si celano tra gli scafi dei rompighiaccio di "Reset" rafforzano il messaggio ambientalista della famiglia italofrancese. Il carro di Fabrizio e Valentina Galli, infine, acquista profondità grazie all’ipnotico ledwall centrale. E c’è pure una go-pro che proietta sullo schermo centrale immagini della sfilata e delle maschere a terra. Una diavoleria tecnologica impensabile, fino a qualche anno fa. Che sia questo il futuro del Carnevale? Per citare Tomei, è un’ipotesi. Suggestiva, aggiungiamo noi.In chiusura, sottolineando lo sforzo dei mascheratisti che hanno investito pure sulle luci, rapida carrellata sulla seconda categoria: spettacolare il carro dei Breschi con le sparkular laterali, non da meno Carlo Lombardi con le stelline a led sul testone del bisonte così come il drago di Marzia Etna e Matteo Lamanuzzi e gli spike del Coronavirus di Priscilla Borri. M’illumino d’immenso.
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